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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20054/2025 del 29/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 02/09/2024 che aveva dichiarato inammissibile, de plano, l'istanza di affidamento in prova al servizio sociale presentata dal ricorrente. Il provvedimento motivava l'inammissibilità richiamando la presenza, nel titolo esecutivo, del reato previsto dall'art. 12 comma 3 d.lgs. n.286/1998 (ritenuto ostativo) e l'assenza di allegazioni comprovanti la collaborazione con la giustizia richiesta dall'art. 4 bis ord. pen.

La decisione

La Corte ha accolto il ricorso annullando l'ordinanza impugnata e rinviando il procedimento al Tribunale di Sorveglianza di Trieste per un nuovo giudizio. La Corte ha rilevato che nella sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti era espressamente riconosciuta la circostanza attenuante 'collaborativa' di cui all'art. 12 comma 3 quinquies d.lgs. n.286/1998; pertanto la domanda non era inammissibile e doveva essere valutata in contraddittorio.

Norme richiamate

  • d.lgs. n.286 del 1998, art. 12 comma 3

    Nel provvedimento impugnato tale disposizione è stata ritenuta ostativa rispetto all'accesso all'affidamento in prova; ossia la presenza del reato indicato veniva considerata motivo di inammissibilità della domanda.

  • d.lgs. n.286 del 1998, art. 12 comma 3-quinquies

    Nella sentenza di applicazione della pena era riconosciuta la circostanza attenuante 'collaborativa' prevista da questa norma; la Corte ha ritenuto che tale riconoscimento elimina l'ostatività che era stata invocata dal Tribunale di Sorveglianza.

  • art. 4-bis ordinamento penitenziario (art. 4 bis ord. pen.)

    Il Tribunale aveva ritenuto che il ricorrente non avesse adempiuto agli oneri di allegazione richiesti da questa norma (cioè non avesse dimostrato la collaborazione). La Corte ha tuttavia considerato che, alla luce del riconoscimento collaborativo nella sentenza di applicazione della pena, l'onere di allegazione era soddisfatto e non giustificava l'inammissibilità de plano.

Massime di principio

  • Se nella sentenza di applicazione della pena è espressamente riconosciuta una circostanza attenuante 'collaborativa', l'istanza di misure alternative (es. affidamento in prova) non può essere dichiarata inammissibile de plano per presunta 'ostatività'; va esaminata in contraddittorio.
  • Il giudice di merito non può negare automaticamente l'accesso a istituti ritenuti ostativi se vi sono già nel fascicolo elementi o pronunce (anche giurisdizionali) che attestano la collaborazione: tali elementi devono essere valutati e discussi in udienza.
  • L'onere di allegazione della collaborazione grava sul richiedente, ma può ritenersi assolto quando vi è un provvedimento (es. sentenza) che riconosce espressamente la circostanza collaborativa; in tal caso l'istanza deve essere trattata nel contraddittorio.
  • Nel dubbio su rilevanti profili di fatto o sulla presenza di elementi che incidono sull'ostatività, il rimedio corretto del giudice è fissare l'udienza per valutare le prove e le eccezioni, non emettere un decreto di inammissibilità de plano.
  • Chi intende opporsi a un provvedimento di inammissibilità dovrebbe verificare attentamente i contenuti della sentenza di condanna o di applicazione della pena: riferimenti espliciti a circostanze attenuanti o collaborativi possono ribaltare la valutazione sull'ostatività.

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