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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20055/2025 del 29/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato. Dalla sentenza di applicazione della pena risultava il riconoscimento della circostanza attenuante collaborativa (art.12 comma 3 quinquies d.lgs. n.286/1998), per cui non sussisteva ragione di inammissibilità de plano. È stata annullata l'ordinanza impugnata e disposto il rinvio al Tribunale di Sorveglianza di Trieste per un nuovo giudizio da svolgersi nel contraddittorio.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Presidente del Tribunale di Sorveglianza ha dichiarato inammissibile de plano l'istanza di affidamento in prova al servizio sociale sostenendo che il titolo esecutivo comprendeva il reato di cui all'art.12 comma 3 d.lgs. n.286/1998 ritenuto ostativo e che il ricorrente non aveva adempiuto agli oneri di allegazione, essendo privo di collaborazione con la giustizia ai sensi dell'art.4-bis ord. pen. Il ricorrente ha impugnato sostenendo che la sentenza di applicazione della pena aveva invece riconosciuto la circostanza attenuante collaborativa (art.12 comma 3 quinquies d.lgs. n.286/1998), per cui non poteva essere dichiarata inammissibile de plano e la domanda avrebbe dovuto essere valutata in contraddittorio.

Norme richiamate

  • d.lgs. n.286 del 1998, art.12 comma 3

    Il Tribunale aveva ritenuto questa disposizione ostativa all'affidamento in prova; la Corte invece ha osservato che l'eventuale ostatività non può essere assunta de plano quando il giudicato di merito ha riconosciuto elementi (es. collaborazione) che ne escludono l'applicazione.

  • d.lgs. n.286 del 1998, art.12 comma 3-quinquies

    La sentenza di applicazione della pena aveva riconosciuto la circostanza attenuante 'collaborativa' prevista da questa disposizione; la presenza di tale riconoscimento impedisce di dichiarare inammissibile la domanda per ostatività senza esame in contraddittorio.

  • ordinamento penitenziario, art.4-bis

    L'originaria ordinanza aveva invocato la mancata cooperazione e il difetto di oneri di allegazione ex art.4-bis per dichiarare l'inammissibilità. La Corte ha ritenuto che quando il giudicato già attesti collaborazione o circostanze escludenti l'ostatività, non può essere rigettata di piano la domanda per carenza di allegazioni.

Massime di principio

  • Se il provvedimento o la sentenza di merito riconoscono espressamente una circostanza attenuante collaborativa, un'istanza di misure alternative non può essere dichiarata inammissibile de plano per presunta ostatività: la questione va valutata nel contraddittorio.
  • La dichiarazione di inammissibilità senza udienza è ammissibile solo quando l'ostatività emergga in modo incontrovertibile dagli atti: ogni elemento di giudicato che contraddica l'ostatività impone un esame pieno della domanda.
  • Il giudicato che riconosce collaborazione o altra circostanza che esclude l'ostatività ha rilievo vincolante ai fini dell'esame dell'affidamento in prova e deve essere preso in considerazione dal Tribunale di Sorveglianza.
  • Il ricorrente deve comunque curare l'allegazione e la produzione documentale, ma la mancanza di allegazioni non può prevalere quando esistano già atti processuali idonei a dimostrare la non ostatività.
  • In caso di contrasto tra la valutazione sommaria dell'ufficio esecutivo e il contenuto della sentenza di merito, la via corretta è il rinvio per nuovo giudizio e la trattazione in contraddittorio, non l'inammissibilità de plano.

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