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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14317/2022 del 13/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso per cassazione impugnava l'ordinanza che aveva confermato la custodia cautelare in carcere nei confronti del ricorrente per i reati di furto aggravato e tentata estorsione aggravata. Le censure principali erano: 1) errata applicazione dell'art. 49 c.p. (assenza di nesso causale per la tentata estorsione e configurazione del delitto impossibile, poiché il biglietto vincente sarebbe stato sequestrato prima delle minacce); 2) errata applicazione della legge penale rispetto alla sussistenza dell'aggravante della destrezza nel furto e dell'aggravante del danno patrimoniale di rilevante entità (sostenendo che il biglietto era stato consegnato volontariamente e non vi fu astuzia né sfruttamento di stato di incapacità della vittima); 3) violazione di legge processuale (art. 606 lett. b) c.p.p.) in relazione agli artt. 274 lett. b) e c) c.p.p., con particolare riferimento alla valutazione del pericolo di fuga e di reiterazione: si censurava il fatto che il Tribunale avrebbe considerato solo la condotta immediata dell'imputato tralasciando elementi che escludevano il pericolo, come la sua presentazione spontanea presso la Polizia di Frontiera e altre circostanze attenuanti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per motivi generici e/o manifestamente infondati. Nel merito delle censure: 1) ha ritenuto infondata la doglianza sull'impossibilità dell'estorsione perché il Tribunale del riesame, coerente con le prove, aveva accertato che il titolo fu sequestrato il giorno dopo le conversazioni intercettate, per cui al momento delle minacce il ricorrente era ancora in possesso del biglietto e poteva conseguire un'utilità economica; è stata altresì confermata l'aggravante per danno patrimoniale di rilevante entità; 2) ha ritenuto corretta l'applicazione dell'aggravante della destrezza, poiché il ricorrente, in quanto coniuge della titolare e conoscente dell'ambiente, si fece consegnare il tagliando approfittando della fiducia e creando l'affidamento necessario ad eludere la vigilanza; è stata altresì confermata l'aggravante della minorata difesa (età della parte offesa, confusione, concatenazione degli eventi); 3) ha respinto le doglianze sulle esigenze cautelari, evidenziando che gli elementi indicati dal Tribunale (pianificazione, scaltrezza, istruzioni trovate sul biglietto per favorire la scomparsa) giustificavano la misura carceraria. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare € 3.000,00 alla Cassa delle ammende; la Corte ha disposto gli adempimenti di cancelleria previsti dall'art. 94, comma 1‑ter, disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 49 cod. pen. (tentativo)

    La Corte ha ritenuto che la valutazione sulla sussistenza del tentativo e del nesso causale tra la condotta minacciosa e l'utile patrimoniale dipenda dall'accertamento dei fatti: qui il tribunale aveva accertato che il titolo non era ancora sequestrato al momento delle minacce, così rendendo possibile l'evento economico e configurabile il tentativo di estorsione.

  • art. 606, lett. b) cod. proc. pen. (motivi di impugnazione in cassazione)

    La Corte ha ritenuto il motivo inammissibile perché fondato su contestazioni di fatto o generiche, richiamando il limite della cassazione rispetto alla rinnovazione della valutazione delle fonti probatorie.

  • art. 274, lett. b) e c) cod. proc. pen. (misure cautelari: pericolo di fuga e di reiterazione)

    Il Tribunale del riesame ha motivato la sussistenza delle esigenze cautelari con elementi relativi a scaltrezza, pianificazione e condotte idonee a far perdere le tracce; la Cassazione ha ritenuto congrua tale valutazione, anche di fronte ad atti successivi di collaborazione apparente dell'indagato.

  • art. 94, comma 1‑ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Disposto l'adempimento di cancelleria previsto per il detenuto in stato di custodia cautelare, come ordine esecutivo a seguito della decisione.

  • Giurisprudenza di legittimità (sent. n. 34090/2017, Rv. 270088)

    Principio richiamato: l'aggravante della destrezza sussiste quando l'agente pone in essere prima o durante l'impossessamento una condotta di particolare abilità/astuzia idonea a sorprendere o eludere la sorveglianza del detentore, non configurandosi invece quando ci si limita ad approfittare di disattenzioni non provocate.

Massime di principio

  • In sede di cassazione non è possibile ribaltare valutazioni di fatto consolidate nel provvedimento impugnato; i motivi basati su differente lettura delle prove sono spesso dichiarati inammissibili.
  • Perché si escluda la configurabilità del tentativo o si proponga il delitto impossibile è necessario provare oggettivamente che l'evento materiale era impossibile già al momento dell'azione (es. perdita di ogni possibilità di conseguire l'utile). Se gli accertamenti dimostrano possesso del bene al momento della condotta, il tentativo è configurabile.
  • L'aggravante della destrezza si applica quando l'autore utilizza astuzia o una condotta ingannevole per indurre la consegna del bene (creando affidamento), mentre non è sufficiente approfittare di una distrazione non provocata.
  • L'aggravante per minorata difesa richiede elementi che dimostrino una condizione di vulnerabilità della vittima (età, confusione, concatenazione degli eventi) che abbia effettivamente ostacolato la reazione o la vigilanza della persona offesa.
  • La valutazione del pericolo di fuga e di reiterazione può fondarsi anche su elementi che evidenziano pianificazione, scaltrezza e tentativi di eludere le indagini; atti successivi apparentemente collaborativi non cancellano necessariamente la sussistenza delle esigenze cautelari.
  • Nel proporre impugnazioni in materia cautelare è essenziale contestare specificamente e con argomentazioni giuridiche puntuali le motivazioni del giudice della cautela e non limitarsi a ricostruzioni alternative dei fatti.

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