Cassazione Penale, Sentenza n. 46584/2024 del 18/12/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Domanda di riparazione ex art. 314 c.p.p. per la detenzione subita dal 9/10/2012 all'8/01/2013 in relazione a contestazioni di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e trasporti clandestini; la Corte d'Appello di Genova aveva riconosciuto il diritto alla riparazione ritenendo inesistenti profili di colpa del Chaudhri, mentre il Ministero ha impugnato sostenendo carenza di motivazione e violazione degli artt. 314 e 315 c.p.p., evidenziando elementi indiziari (frequenti contatti con passeur, uso di utenze telefoniche condivise, linguaggio criptico nelle intercettazioni, ospitalità a soggetto privo di documenti) che potevano integrare dolo o colpa grave ostativi al riconoscimento dell'indennizzo
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Ministero, annullando l'ordinanza della Corte d'Appello di Genova e rinviando per nuovo esame. La Cassazione ha ritenuto la motivazione della Corte di Appello apodittica e insufficiente: il giudice della riparazione deve valutare ex ante, con motivazione adeguata, se le condotte del richiedente (anche se non penalmente integrate come reato nella sentenza di merito) abbiano concorso a creare un'apparenza di reato tale da ingenerare l'adozione della misura cautelare. La Corte d'Appello dovrà esaminare e motivare specificamente gli elementi probatori (contatti con passeur, uso condiviso delle utenze, linguaggio in codice, ospitalità di persona irregolare) e verificare se essi costituiscano dolo o colpa grave ostativi alla riparazione; ha anche disposto che la Corte di Appello regoli le spese del giudizio di legittimità
Norme richiamate
art. 314 cod. proc. pen.
Norma che disciplina la riparazione per ingiusta detenzione; la Corte ricorda che il giudice della riparazione deve accertare ex ante se il comportamento del detenuto abbia concorso, con dolo o colpa grave, a creare l'apparenza di reato che ha determinato la detenzione
art. 315 cod. proc. pen.
Richiamato nel gravame per violazione di legge; la pronuncia evidenzia il corretto ambito applicativo delle norme sulla riparazione e l'obbligo di motivazione del giudice della riparazione
Sez. 4 n. 9212 del 13/11/2013 (Maltese)
Precedente richiamato per l'indirizzo secondo cui il giudice della riparazione verifica ex ante se la condotta abbia determinato la falsa apparenza della configurabilità di un illecito penale
Sez. U, n. 32383 del 27/05/2010 (D'Ambrosio)
Principio che distingue l'accertamento di responsabilità penale dall'accertamento, in sede di riparazione, della sussistenza di comportamenti che abbiano contribuito a creare un quadro indiziario rilevante
Altri precedenti citati (Quaresima, Colandrea, Hosni Hachemi Ben Hassen, Denaro, Puro, Aga, Giovannini)
Giurisprudenza che delimita i confini del sindacato del giudice della riparazione: non può valorizzare fatti esclusi dal giudice di merito come non provati; deve motivare adeguatamente quando ritiene sussistenti comportamenti idonei a configurare colpa grave o dolo
Massime di principio
- Il giudice della riparazione non accerta la responsabilità penale definitiva, ma valuta ex ante se il comportamento del detenuto abbia contribuito a creare l'apparenza di reato che ha legittimato la misura cautelare
- La semplice proclamazione di innocenza del detenuto non è sufficiente a escludere la colpa: occorre una motivazione che si confronti esplicitamente con il compendio indiziario alla base della misura
- Devono essere esaminati e motivati tutti gli elementi probatori utilizzabili nella fase delle indagini (contatti con soggetti indiziati, linguaggio criptico, condivisione di utenze, ospitalità di persone irregolari) per stabilire se sussista dolo o colpa grave ostativi alla riparazione
- Non possono essere valorizzati in sede di riparazione fatti che il giudice di merito abbia escluso sul piano fattuale o ritenuto non sufficientemente provati: il giudice della riparazione deve tener conto dei limiti probatori stabiliti dalla sentenza di assoluzione
- Se la motivazione della corte di merito è apodittica o non affronta i punti essenziali del compendio indiziario, la decisione è annullabile e la controversia va rimessa per nuovo esame al giudice a quo
Testo integrale
Continua a leggere gratis
Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.
7 giorni di prova · Nessuna carta di credito
Hai già un account? Accedi
La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza penale, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
Altri documenti di Giurisprudenza penale
- Sentenza penale · 18 dic 2024Cassazione Penale, Sentenza n. 46533/2024 del 18/12/2024
- Sentenza penale · 18 dic 2024Cassazione Penale, Sentenza n. 46541/2024 del 18/12/2024
- Sentenza penale · 18 dic 2024Cassazione Penale, Sentenza n. 46542/2024 del 18/12/2024
- Sentenza penale · 18 dic 2024Cassazione Penale, Sentenza n. 46543/2024 del 18/12/2024
- Sentenza penale · 18 dic 2024Cassazione Penale, Sentenza n. 46544/2024 del 18/12/2024
- Sentenza penale · 18 dic 2024Cassazione Penale, Sentenza n. 46549/2024 del 18/12/2024
Cerchi altro? Cerca gratis in Giurisprudenza penale →