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Cassazione Civile, Ordinanza n. 10675/2024 del 19/04/2024

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (datore di lavoro)

La controversia

Alcuni dipendenti assunti con contratti a termine come istruttori di vigilanza presso il Corpo di polizia municipale di un ente locale per il periodo 2011-2014 hanno chiesto l'accertamento della nullità del termine ai sensi dell'art. 36 del d.lgs. n. 165 del 2001, sostenendo che i rapporti fossero stati utilizzati per far fronte a esigenze ordinarie e permanenti dell'ente, con conseguente diritto alla conversione del rapporto in tempo indeterminato e al risarcimento del danno. Il Tribunale aveva accolto in parte la domanda, riconoscendo un indennizzo pari a otto mensilità per ciascun lavoratore; la Corte d'appello ha invece riformato la decisione e rigettato le domande, ritenendo che i contratti fossero stati stipulati per l'attuazione di specifici progetti approvati dal comune, aventi carattere temporaneo ed eccezionale, e dunque legittimi. In cassazione i ricorrenti hanno dedotto, con il primo motivo, violazione dell'art. 36 d.lgs. n. 165 del 2001, lamentando che la Corte territoriale avesse erroneamente escluso che le assunzioni fossero dirette a soddisfare esigenze ordinarie dell'ufficio, perché i progetti avrebbero riguardato ambiti di normale intervento del corpo di vigilanza e avrebbero determinato un incremento dei servizi; con il secondo motivo hanno denunciato omessa o insufficiente motivazione e violazione dell'art. 111 Cost. e dell'art. 132 c.p.c., censurando l'argomento secondo cui la mancata assunzione di altri lavoratori dopo la scadenza dei progetti, e il trasferimento della funzione all'unione di comuni, confermerebbero l'eccezionalità dell'impiego a termine.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Quanto al primo motivo, ha ritenuto che, sotto la veste formale della violazione di legge, i ricorrenti mirassero in realtà a ottenere una rivalutazione dei fatti e delle risultanze istruttorie, attività preclusa in sede di legittimità; ha inoltre rilevato il difetto di specifica indicazione degli atti e documenti richiamati, in violazione dell'art. 366, n. 6, c.p.c. Quanto al secondo motivo, lo ha dichiarato inammissibile perché il passaggio motivazionale censurato era solo rafforzativo e non decisivo, essendo la decisione sorretta principalmente dall'accertamento della temporaneità ed eccezionalità delle esigenze perseguite mediante i contratti a termine. Conseguentemente, i ricorrenti sono stati condannati alle spese del giudizio di legittimità e al versamento dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 36 d.lgs. n. 165 del 2001

    nei rapporti di lavoro alle dipendenze di pubbliche amministrazioni il ricorso al termine è scrutinato alla luce della finalità concreta dell'assunzione; se l'utilizzo è per esigenze temporanee ed eccezionali, non è riconosciuta la conversione e non spetta il risarcimento invocato

  • art. 360, n. 3, c.p.c.

    il vizio di violazione di legge riguarda l'erronea ricognizione della fattispecie astratta e non la contestazione della ricostruzione dei fatti compiuta dal giudice di merito

  • art. 360, n. 4, c.p.c.

    la censura per motivazione apparente o mancante è inammissibile se l'argomentazione contestata è solo accessoria e non decisiva

  • art. 366, n. 4, c.p.c.

    il motivo di ricorso per violazione di legge deve indicare specificamente le norme asseritamente violate e spiegare in che modo la sentenza si ponga in contrasto con esse

  • art. 366, n. 6, c.p.c.

    le censure fondate su atti o documenti di merito sono inammissibili se tali atti non sono riprodotti o puntualmente localizzati e individuati nel ricorso

  • art. 111 Cost.

    richiamato come parametro del dovere di motivazione del provvedimento

  • art. 132 c.p.c.

    richiamato come parametro del requisito di motivazione della sentenza

  • D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater

    presuppone il pagamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di rigetto o inammissibilità del ricorso

Massime di principio

  • Nel giudizio di legittimità la denuncia di violazione di legge è ammissibile solo se investe l'erronea sussunzione della fattispecie concreta nella norma, mentre è inammissibile quando si risolve nella richiesta di nuova valutazione dei fatti e delle prove.
  • Quando il ricorso per cassazione si fonda su documenti o atti del giudizio di merito, il ricorrente deve riprodurli o indicarli con precisione tale da consentirne l'immediata individuazione e il controllo da parte della Corte.
  • In tema di contratti a termine nel pubblico impiego contrattualizzato, l'utilizzo del termine è legittimo se risponde a esigenze temporanee ed eccezionali effettivamente accertate; la qualificazione di tali esigenze come ordinarie o straordinarie è un apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito.
  • Una motivazione censurata come illogica o incomprensibile è irrilevante se costituisce un mero passaggio rafforzativo e non la base decisiva della decisione.
  • Il trasferimento ad altro ente della funzione cui erano addetti i lavoratori può costituire un elemento fattuale confermativo, ma non è di per sé decisivo se la ratio decidendi è già sorretta dall'accertata temporaneità ed eccezionalità del fabbisogno organizzativo.

Come è indicizzato

MaterieLavoro a termineRicorso per cassazione
RamiLavoroProcesso civile
IstitutiOnere della prova

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