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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43983/2023 del 02/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato in cassazione l'ordinanza con cui la Corte d'appello di Torino aveva dichiarato inammissibile il loro atto di appello avverso la sentenza del Tribunale di Torino che li aveva condannati per furto aggravato (fatto del 3/11/2022). In particolare la difesa aveva censurato il trattamento sanzionatorio e invocato l'applicazione dell'art. 131‑bis c.p. (sostenendo che si trattava di furto di beni destinati allo smaltimento), nonché dedotto l'eccessività della pena e la mancata valutazione delle circostanze attenuanti/generiche e della particolare tenuità del fatto.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato i ricorsi. Ha ritenuto non violata la legge dall'ordinanza impugnata, condividendo la valutazione della Corte d'appello secondo cui l'atto di appello era estrinsecamente generico: gli appellanti si erano limitati a lamentare la eccessività della pena e il mancato riconoscimento delle attenuanti/tenuità senza indicare elementi specifici di fatto e di diritto che giustificassero l'accoglimento delle doglianze in sede di appello. Poiché i ricorsi in cassazione non hanno aggiunto elementi nuovi o specifici, non è emersa alcuna violazione di legge che giustificasse l'annullamento dell'ordinanza. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali. Decisione del 20/09/2023.

Norme richiamate

  • art. 131-bis cod. pen.

    I ricorrenti invocavano l'applicazione dell'art. 131-bis (particolare tenuità del fatto) in ragione del presunto carattere di beni destinati allo smaltimento. Tuttavia la Corte ha ritenuto che tale doglianza non fosse sufficientemente specificata nell'atto di appello, per cui non è stata esaminata nel merito: il difetto attiene all'inammissibilità per genericità dell'impugnazione più che al contenuto della norma.

Massime di principio

  • Un atto di appello deve contenere censure specifiche in fatto e in diritto: lamentele generiche su eccesso di pena o mancato riconoscimento di attenuanti spesso sono dichiarate inammissibili se non motivate concretamente.
  • Se si invoca l'applicazione dell'art. 131-bis c.p. (particolare tenuità), è necessario indicare e provare elementi rilevanti che dimostrino la tenuità del fatto (natura dei beni, valore, modalità della condotta, finalità, ecc.), altrimenti il motivo può essere considerato generico e non consentire il riesame.
  • La Corte di cassazione controlla principalmente la correttezza dell'applicazione delle norme processuali e sostanziali e non sostituisce la funzione di merito se l'impugnazione è formalmente inidonea; pertanto la cura nella redazione dell'atto di appello è cruciale per preservare il diritto di impugnazione in sede superiore.
  • Non è sufficiente richiedere il riconoscimento di circostanze attenuanti o della particolare tenuità senza spiegare le ragioni fattuali e giuridiche in base alle quali tali istituti dovrebbero essere applicati: bisogna collegare le inferenze giuridiche ai fatti contestati.
  • Se in sede di cassazione si vogliono proporre argomenti non esposti in appello, occorre valutare che la cassazione non ammette di regola motivi nuovi o fatti nuovi; tali argomentazioni devono essere già stati prospettati con sufficiente specificità in sede di appello per essere esaminati.
  • Per evitare la declaratoria di inammissibilità per genericità, l'avvocato deve articolare i motivi indicando espressamente i punti di doglianza, il principio di diritto invocato e i riferimenti alle risultanze probatorie e alle norme che si ritiene siano state erroneamente applicate.

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