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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40317/2022 del 25/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Pubblico Ministero ha impugnato la sentenza che aveva prosciolto le imputate dai reati di truffa e tentata truffa per mancanza della condizione di procedibilità, sostenendo che i fatti dovessero essere qualificati come furto aggravato dall'uso del mezzo fraudolento (art. 640 c.p. e art. 56 c.p.), poiché le imputate avrebbero ottenuto l'impossessamento definitivo dei beni non per consenso viziato ma tramite un'azione usurpatrice finale caratterizzata da astuzia e insidiosità.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso del Pubblico Ministero. Pur ritenendo corretta l'impugnazione per saltum, la Suprema Corte ha confermato la valutazione del Tribunale di merito secondo cui la condotta complessiva delle due donne va qualificata come truffa: il trasferimento del possesso è avvenuto con il consenso (seppure viziato) degli addetti alle casse ingannati dagli artifici; l'aggravante del mezzo fraudolento per "furto" richiede invece che lo spossessamento si sia verificato contro la volontà del detentore o attraverso un'azione di usurpazione unilaterale in grado di sorprendere il titolare. Il ricorso è dunque infondato e respinto (decisione del 12.07.2022).

Norme richiamate

  • art. 640 c.p. (truffa)

    Applicata come norma che punisce l'ottenimento del trasferimento di beni mediante artifici o raggiri; la Corte ha ritenuto che nel caso concreto il possesso si sia trasferito con consenso viziato dagli artifizi, configurando truffa.

  • art. 56 c.p. (tentativo)

    Richiamato in relazione alla tentata consumazione del reato; la qualificazione del fatto come tentata truffa è stata valutata alla luce del concorso di atti preparatori e della realizzazione dell'atto dispositivo con inganno.

  • art. 569 c.p.p. (ricorso per cassazione per motivi di diritto)

    La Corte ha ritenuto corretta l'impugnazione proposta per saltum ai sensi di questo articolo, poiché il ricorrente deduceva errata applicazione della legge penale (quindi motivo di diritto).

  • art. 570, comma 3 c.p.p. (conversione del ricorso in appello)

    Richiamato per spiegare che non era richiesta la conversione del ricorso in appello, essendo il motivo relativo alla qualificazione giuridica e non censure di fatto ex art. 606 lett. d) ed e).

  • art. 606 lett. d) ed e) c.p.p. (motivi di cassazione)

    Citato per delimitare il tipo di censure che avrebbero imposto diversa procedura (conversione in appello); la Corte osserva che tali censure non sono state mosse dal ricorrente.

  • art. 83, comma 12-ter, decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, conv. con Legge 24 aprile 2020, n. 27

    Richiamato in relazione alla requisitoria scritta del Sostituto Procuratore generale presso la Corte di cassazione; non incide sul merito sostanziale ma riguarda la procedura di requisitoria.

Massime di principio

  • La distinzione tra truffa e furto aggravato dall'uso del mezzo fraudolento dipende dal momento e dalla modalità dello spossessamento: se il trasferimento del possesso avviene con il consenso (seppure viziato da inganno) si configura truffa; se lo spossessamento avviene contro la volontà del detentore tramite un'azione unilaterale e sorpresa, si configura furto aggravato dal mezzo fraudolento.
  • L'aggravante "mezzo fraudolento" richiede che la condotta dell'agente sia idonea a sorprendere o eludere la volontà e le difese del detentore: non basta l'astuzia applicata nella fase finale se il trasferimento è avvenuto mediante consenso indotto.
  • Nelle valutazioni probatorie non bisogna frazionare artificialmente la condotta tra fase preparatoria e fase finale: occorre valutare il comportamento nel suo complesso per determinare se il possesso è stato ottenuto con consenso viziato o per usurpazione unilaterale.
  • Per assimilare un fatto a furto aggravato da mezzo fraudolento serve dimostrare che il titolare voleva mantenere il possesso e che le misure difensive poste sono state eluse in modo da generare uno spossessamento contrario alla sua volontà.
  • In casi analoghi la valutazione deve concentrarsi su elementi quali la consapevolezza degli addetti/vittime, la presenza di misure di protezione e se l'azione dell'agente ha determinato una sottrazione indipendente dal consenso della vittima.

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