Cassazione Penale, Sentenza n. 18104/2025 del 13/05/2025
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso la riforma in appello dell'assoluzione: Giovanardi era stato condannato in appello per tentativo di truffa in relazione a trattative contrattuali con la societa Seven e a una presunta attribuzione di 100.000 euro a B Consulting. Il ricorso deduceva violazione di legge e vizio di motivazione per non aver rinnovato le testimonianze decisive ai sensi dell'art. 603 c. 3-bis c.p.p. (contestando la rivalutazione cartolare delle deposizioni) e, inoltre, carenza nel trovare gli elementi costitutivi del reato (in particolare elemento soggettivo e danno economico), con la censura che le prove documentali e testimoniali dimostravano che le trattative erano condivise in azienda e che la somma contestata rientrava nell'ambito del gruppo senza arrecare danno a Doom.
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto il primo motivo ritenendolo fondato: ha annullato la sentenza della Corte d'appello con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Milano perché la motivazione di appello ha integralmente rivalutato il compendio dichiarativo (testimonianze) senza procedere alla rinnovazione dibattimentale richiesta dalla disciplina e dalla giurisprudenza. La Cassazione ha precisato i limiti dell'obbligo di rinnovazione e ha disposto il rinvio per nuovo esame secondo le regole di cui all'art. 603 c. 3-bis c.p.p.; gli altri motivi di ricorso sono stati assorbiti.
Norme richiamate
art. 603 c. 3-bis cod. proc. pen.
il Giudice dispone la rinnovazione dell'istruzione dibattimentale
Introduce l'obbligo, nel caso in cui l'appello sia promosso dal pubblico ministero e l'assoluzione di primo grado sia fondata su valutazione della prova dichiarativa, di rinnovare le prove dichiarative "decisive" indicate dal PM; l'obbligo non è di rinnovazione integrale ma mirata e limitata alle testimonianze la cui attendibilita intrinseca e contestata e decisive per la riforma
Disciplina il tentativo di reato; richiamato rispetto alla qualificazione del fatto come tentativo di truffa insieme all'art. 640
Norma sostanziale sulla truffa; nel ricorso si censurava la mancata individuazione dell'elemento soggettivo (dolo) e del danno economico necessari per la configurazione del reato
Rilevato come riferimento procedurale: il PM deve proporre motivi specifici di appello (secondo i requisiti di questo articolo) quando contesta la valutazione della prova dichiarativa, per far scattare l'obbligo di rinnovazione
Massime di principio
- Se la Corte d'appello ribalta un'assoluzione fondata sulla valutazione di prove dichiarative, deve dare una motivazione rafforzata e, quando il PM ne chiede specificamente la rinnovazione, procedere alla rinnovazione delle testimonianze decisive ai sensi dell'art. 603 c. 3-bis c.p.p.
- L'obbligo di rinnovazione non implica una riaquisizione integrale di tutte le prove dichiarative, ma soltanto quelle che sono state specificamente indicate dal PM come oggetto di erronea valutazione e che risultano decisive per il passaggio da proscioglimento a condanna
- Non sussiste obbligo di rinnovazione quando i contenuti dichiarativi sono incontestati e l'appello si limita a diversa valutazione del complessivo compendio probatorio o a diversa interpretazione giuridica; in tali casi la rinnovazione rimane discrezionale
- La mancata rinnovazione delle deposizioni decisive, quando richiesta correttamente, può costituire vizio procedurale tale da determinare l'annullamento della sentenza di condanna e il rinvio per un nuovo esame
- In situazioni simili la difesa deve sollecitare in primo grado e in cassazione la puntualizzazione delle richieste del PM relative alle testimonianze decisive e, in appello, chiedere la rinnovazione o l'esame diretto delle fonti declarative per difendere il diritto all'immediatezza e al contraddittorio
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