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Cassazione Penale, Ordinanza n. 10829/2025 del 18/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorso è stato proposto nell'interesse di un imputato avverso la sentenza della Corte d'appello che aveva confermato la condanna per resistenza a pubblico ufficiale. I fatti richiamati nella decisione consistono nella minaccia e nella resistenza opposta agli operanti durante un accertamento sulla provenienza furtiva di un ciclomotore in possesso dell'imputato, condotta ritenuta di tale aggressività da richiedere l'intervento di altri militari. Con il ricorso si contestavano la ricostruzione della condotta e la configurabilità del reato, prospettando una diversa qualificazione giuridica; si censuravano inoltre la determinazione della pena, il diniego della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche in prevalenza sulla recidiva e, più in generale, l'omessa considerazione di altri benefici.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che i motivi fossero meri ripropositi di censure già esaminate e disattese dal giudice di merito con argomentazioni corrette, e comunque non deducibili in sede di legittimità perché diretti a sollecitare una nuova valutazione del fatto e del trattamento sanzionatorio. La condotta descritta integra pacificamente il delitto di resistenza a pubblico ufficiale sia sotto il profilo oggettivo sia sotto quello soggettivo, senza spazio per diversa qualificazione. Quanto a pena, particolare tenuità del fatto e attenuanti generiche, la Corte ha osservato che si tratta di valutazioni discrezionali di merito, sorrette da motivazione non illogica, e che altre questioni sui benefici non erano state dedotte specificamente in appello. Sono state applicate le conseguenze economiche previste dall'art. 616 c.p.p., con condanna al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 337 c.p.

    Norma incriminatrice ritenuta integrata dalla minaccia e resistenza opposta agli operanti durante l'accertamento, con aggressività tale da imporre l'intervento di altri militari.

  • art. 131-bis c.p.

    La causa di non punibilità è stata esclusa perché ritenuta preclusa per legge nel caso concreto, come già evidenziato dal giudice di merito.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non sono ammissibili censure che si limitino a riprodurre questioni già vagliate e disattese dal giudice di merito, quando la motivazione della sentenza impugnata sia congrua e giuridicamente corretta.
  • La condotta di minaccia o resistenza posta in essere contro operanti nel corso di un controllo di polizia può integrare il delitto di resistenza a pubblico ufficiale anche quando l'aggressività della reazione richieda l'intervento di altri militari.
  • La diversa qualificazione giuridica del fatto non può essere invocata in cassazione se la ricostruzione fattuale posta a base della decisione di merito è logicamente e coerentemente motivata.
  • Le censure sulla quantificazione della pena, sul diniego della particolare tenuità del fatto e sul giudizio di comparazione tra circostanze attenuanti e aggravanti attengono a valutazioni discrezionali del giudice di merito e sono sindacabili in cassazione solo in presenza di arbitrio o manifesta illogicità.
  • Questioni sui benefici penali non specificamente dedotte in appello non possono essere introdotte per la prima volta in sede di legittimità.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniResistenza e oltraggio a pubblico ufficiale
RamiProcesso penaleReati contro la PA
IstitutiParticolare tenuità del fatto

Testo integrale

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