Salta al contenuto
Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26209/2026 del 13/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il procedimento riguarda un decreto di espulsione dal territorio nazionale disposto dal magistrato di sorveglianza ai sensi dell'art. 16, comma 5, d.lgs. 286/1998, poi confermato dal tribunale di sorveglianza in sede di opposizione. Il soggetto destinatario dell'espulsione ha proposto ricorso per cassazione lamentando, in sintesi: 1) vizio di motivazione e violazione degli artt. 19 d.lgs. 286/1998 e 8 CEDU, perché il tribunale avrebbe erroneamente trascurato la sua condizione di padre di un minore legalmente residente in Italia, situazione che secondo la difesa sarebbe equiparabile a quella di chi abbia un figlio cittadino italiano e quindi ostativa all'espulsione; 2) vizio di motivazione e violazione degli artt. 14, 16 e 19 d.lgs. 286/1998, perché il giudizio di pericolosità sociale sarebbe stato fondato su comportamenti non concretamente sussistenti e comunque ritenuti prevalenti senza adeguato bilanciamento con la situazione familiare. Con memoria successiva la difesa ha inoltre dedotto di aver chiesto la revoca del decreto di espulsione, domanda respinta, insistendo anche sul presunto status di apolide e sulla violazione dei diritti familiari.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondati i motivi perché il tribunale di sorveglianza aveva già preso in considerazione la situazione familiare del ricorrente, riconoscendo che il figlio minore risiede legittimamente in Italia e che tale condizione è equiparata dalla giurisprudenza alla causa ostativa prevista dall'art. 19 d.lgs. 286/1998; nonostante ciò, il giudice di merito aveva compiuto un apprezzamento concreto della pericolosità sociale basato su numerosi reati, pregresse condanne e condotta carceraria, motivando in modo coerente la prevalenza di tale pericolosità rispetto al legame familiare. Quanto allo status di apolide, la Corte ha osservato che il divieto di espulsione richiede un previo accertamento della mancanza di cittadinanza nello Stato con cui vi sia un legame giuridicamente rilevante; nella specie tale accertamento non era stato compiuto né dedotto in sede di reclamo, e la mera allegazione di due stati di nascita non era sufficiente. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 16, comma 5, d.lgs. 286/1998

    consente l'espulsione dal territorio nazionale del soggetto detenuto nei casi previsti dalla legge e nel quadro del controllo del giudice di sorveglianza.

  • art. 19 d.lgs. 286/1998

    prevede cause ostative all'espulsione; la Corte ribadisce che la valutazione deve essere concreta e che, nel caso esaminato, la situazione familiare è stata comunque considerata ma ritenuta recessiva rispetto alla pericolosità sociale.

  • art. 14 d.lgs. 286/1998

    richiamato dalla difesa nel quadro delle doglianze sulla disciplina dell'espulsione e della permanenza dello straniero.

  • art. 8 CEDU

    invocato dalla difesa a tutela della vita familiare; la Corte non ne trae un divieto automatico di espulsione, ma ritiene necessario un bilanciamento concreto.

  • art. 31 della Convenzione di New York

    non osta all'espulsione dell'apolide quando vi siano documentati motivi di sicurezza nazionale e di ordine pubblico, previa verifica della reale condizione di apolidia.

  • art. 52 d.lgs. 196/2003

    richiamato solo per l'anonimizzazione del provvedimento in caso di diffusione.

Massime di principio

  • In materia di espulsione dello straniero detenuto, il giudice di sorveglianza deve svolgere una valutazione concreta e individualizzata delle condizioni personali e familiari, senza automatismi, ma può legittimamente disporre l'espulsione ove ritenga che la pericolosità sociale del soggetto, adeguatamente motivata su condanne, reati commessi e condotta tenuta, prevalga sul legame familiare con il territorio italiano.
  • La presenza di un figlio minore legalmente residente in Italia può essere equiparata, ai fini delle cause ostative all'espulsione, alla situazione del figlio cittadino italiano, ma tale equiparazione non impedisce il provvedimento se il giudice effettua un corretto bilanciamento con elementi concreti di pericolosità sociale.
  • La deduzione dello status di apolide, per incidere sulla legittimità dell'espulsione, richiede un preventivo accertamento della mancanza di cittadinanza nello Stato con il quale vi sia un legame giuridicamente rilevante; una mera allegazione non basta.
  • Le doglianze di legittimità che contestano il bilanciamento tra tutela familiare e sicurezza pubblica sono inammissibili nel merito se mirano soltanto a sostituire una diversa valutazione dei fatti a quella congruamente motivata dal giudice di merito.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniReati ostativi
RamiProcesso penaleEsecuzione penale

Testo integrale

Continua a leggere gratis

Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.

7 giorni di prova · Nessuna carta di credito

Hai già un account? Accedi

La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza penale, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.

Dal documento al tuo caso

Chiedi a Trovanorma cosa dice per il tuo caso

Descrivi i fatti: Trovanorma trova le norme, la prassi e le sentenze pertinenti, le mette in relazione e cita ogni fonte, che puoi aprire e verificare.