Sentenza n. 3586/2026 - Napoli, Sezione 7
per l'annullamento: - dell’ordinanza n. -OMISSIS-, notificata l’11 gennaio 2025, nella parte in cui il Responsabile dell’area tecnica del Comune di Casola di Napoli ha intimato ai ricorrenti di provvedere ad horas allo sgombero dell’immobile.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: ordinanza di sgombero immediato dell'immobile abusivo, finalizzata all'immissione del Comune nel possesso per procedere alla demolizione in danno
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza comunale che intimava lo sgombero ad horas dell'immobile da essi occupato sine titulo, deducendone la nullità ai sensi dell'art. 21-septies l. 241/1990 per carenza assoluta di potere, difetto dei presupposti e violazione degli artt. 823 e 826 c.c. In particolare, hanno sostenuto che lo sgombero fosse diretto alla tutela rivendicatoria del patrimonio immobiliare comunale e che il Comune, non trattandosi di bene appartenente al demanio necessario o al patrimonio indisponibile, potesse agire soltanto con rimedi ordinari e non mediante poteri pubblicistici.
La decisione
Il TAR ha respinto il ricorso, ritenendo infondata l'unica articolata censura. L'ordine di sgombero e immissione in possesso non era volto alla mera tutela dominicale o alla gestione del patrimonio comunale, ma costituiva un segmento procedimentale ed esecutivo dei già consolidati provvedimenti di demolizione e acquisizione gratuita dell'opera abusiva, adottati ai sensi dell'art. 31 d.P.R. 380/2001. La finalità dell'atto era consentire al Comune di conseguire il possesso dell'immobile per procedere alla demolizione in danno e al ripristino della regolarità urbanistica. Tali poteri sono espressione della vigilanza e repressione dell'abusivismo edilizio e sono assistiti da esecutorietà, sicché possono essere attuati coattivamente dalla stessa amministrazione senza necessità di ricorrere all'autorità giudiziaria. È irrilevante, in questo contesto, che il bene acquisito appartenga al patrimonio disponibile o indisponibile, poiché l'esercizio del potere trova fondamento nella disciplina urbanistico-edilizia e non nella tutela possessoria o proprietaria del patrimonio. Il Comune è risultato vittorioso; i ricorrenti sono stati condannati alle spese, liquidate in euro 2.000, oltre accessori.
Norme richiamate
art. 21-septies l. 241/1990
Invocato dai ricorrenti per sostenere la nullità dell'ordinanza per carenza assoluta di potere; il TAR ha escluso che sussistesse tale vizio.
art. 31 d.P.R. 380/2001
Il comma 5 consente la demolizione dell'opera abusiva acquisita al patrimonio comunale e fonda la sequenza esecutiva nella quale si inseriscono lo sgombero e l'immissione in possesso; la norma non distingue, ai fini considerati, tra patrimonio disponibile e indisponibile.
art. 823 c.c.
Richiamato dai ricorrenti per sostenere l'assenza dei presupposti dei poteri pubblicistici comunali; il TAR ha ritenuto irrilevante la disciplina dominicale del patrimonio rispetto all'esercizio dei poteri repressivi edilizi.
art. 826 c.c.
Richiamato dai ricorrenti con riferimento alla natura del patrimonio comunale; tale qualificazione è stata ritenuta irrilevante perché lo sgombero costituisce esecuzione di provvedimenti urbanistico-edilizi.
Massime di principio
- L'ordine di sgombero e immissione in possesso di un'opera abusiva già acquisita al patrimonio comunale può costituire il segmento esecutivo dei provvedimenti di demolizione e acquisizione previsti dall'art. 31 d.P.R. 380/2001, quando sia funzionale alla demolizione in danno e al ripristino della regolarità urbanistica.
- I poteri esercitati per dare esecuzione ai provvedimenti di repressione dell'abusivismo edilizio sono poteri pubblicistici di vigilanza e ripristino, assistiti da esecutorietà, e possono essere attuati coattivamente dall'amministrazione senza necessità di intermediazione dell'autorità giudiziaria.
- Ai fini della legittimità dello sgombero funzionale alla demolizione di un'opera abusiva acquisita, è irrilevante che il bene appartenga al patrimonio disponibile o indisponibile dell'ente, poiché il fondamento del potere risiede nella disciplina urbanistico-edilizia e non nella tutela dominicale o possessoria del patrimonio pubblico.
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