Cassazione Penale, Sentenza n. 34781/2024 del 16/09/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnavano l'ordinanza di convalida dell'arresto e la contestuale misura cautelare: primo motivo comune a tutti contestava la validità della querela presentata dal direttore della farmacia (sostenendo che la qualifica di direttore non gli conferisse una "detenzione qualificata" dei beni sottratti e che quindi non fosse legittimato a proporre querela), secondo motivo, proposto solo da Petrica Cociu, contestava la ritenuta flagranza e la mancata prova del suo concorso nel reato nella funzione di "palo".
La decisione
I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili. Sul punto della querela il giudice d'appello ha ritenuto applicabile la giurisprudenza delle Sezioni Unite secondo cui anche la detenzione di fatto (anche senza titolo giuridico) legittima la qualifica di persona offesa e la proposizione della querela; nel caso concreto il direttore era presente e aveva una detenzione qualificata dei beni sottratti. Quanto al secondo motivo, è stato ritenuto aspecifico: il ricorrente non ha confutato puntualmente le dichiarazioni del verbalizzante su cui il Tribunale aveva fondato la convalida della flagranza. Per l'inammissibilità delle impugnazioni i ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 ciascuno in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 110 cod. pen.
Disciplina il concorso di persone nel reato; utilizzato per qualificare la fattispecie come plurale concorso nell'azione delittuosa
art. 624 cod. pen.
Norma di riferimento per il reato di furto contestato
art. 625, comma 1, n. 5 e n. 7 cod. pen.
Circostanze aggravanti applicate al reato di furto contestato
art. 274 lett. e cod. proc. pen.
Richiamata in relazione alla sussistenza delle esigenze cautelari che hanno giustificato l'applicazione dell'obbligo di dimora
art. 616 cod. proc. pen.
Norma richiamata per l'onere di versamento alla Cassa delle ammende a carico dei ricorrenti per l'inammissibilità dei ricorsi
Sez. U., n. 40354 del 18/07/2013 (Sciuscio)
Il bene giuridico protetto dal delitto di furto è individuabile non solo nella proprietà o nei diritti reali personali o di godimento, ma anche nel possesso - inteso come relazione di fatto che non richiede la diretta fisica disponibilità - ... anche al titolare di tale posizione di fatto spetta la qualifica di persona offesa e, di conseguenza, la legittimazione a proporre querela
Principio applicato per ritenere legittimato il direttore della farmacia a proporre querela in quanto titolare di una detenzione qualificata di fatto dei beni sottratti
Sentenza Corte Costituzionale n. 186 del 13/06/2000
Richiamata in tema di determinazione della somma dovuta alla Cassa delle ammende; utilizzata per motivare il quantum e l'onere dei ricorrenti
Massime di principio
- La qualifica di direttore o il fatto di essere presente e responsabile della gestione di un esercizio commerciale possono configurare una "detenzione qualificata" di fatto dei beni esposti e legittimare la presentazione della querela per furto; non è necessario dimostrare un titolo giuridico di proprietà.
- Per impugnare efficacemente una convalida per flagranza bisogna fornire elementi specifici che mettano in discussione l'attendibilità delle dichiarazioni o delle prove su cui il giudice ha fondato la convalida; mere affermazioni generiche o aspecifiche sono inammissibili.
- La giurisprudenza prevalente delle Sezioni Unite è vincolante sul punto della legittimazione a proporre querela per furto quando sussista una detenzione di fatto dei beni sottratti.
- L'inammissibilità dei ricorsi comporta normalmente condanna alle spese e può comportare l'obbligo di versamento alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; è quindi importante valutare la fondatezza e la specificità dei motivi prima di proporre impugnazioni.
- Se si intende contestare la legittimazione della persona offesa (es. direttore vs proprietario), è utile produrre documentazione che dimostri l'assenza di una detenzione qualificata o l'assenza di poteri di rappresentanza, altrimenti il giudice potrebbe ritenere la posizione di fatto sufficiente.
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