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Sentenza

Sentenza del 12/04/2023 n. 9789 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

Impugnazione di avviso di rettifica e liquidazione della maggiore imposta di successione per il valore di vari immobili inseriti nell'asse ereditario della defunta F.F.; i ricorrenti censuravano la rideterminazione dei valori operata dall'amministrazione sulla base di due stime dell'Agenzia del Territorio (metodo sintetico-comparativo), denunciando: errata applicazione della norma fiscale; omissione di esame di fatti decisivi (comparazioni su cespiti non omogenei, uso di trasferimenti riferiti a zone diverse o a fabbricati diversi, mancata considerazione di danni derivanti da esplosione); vizio di motivazione e mancato esame delle ragioni difensive circa la genericità delle stime e l'identificazione dei parametri di comparazione.

La decisione

Nel corso del giudizio i ricorrenti hanno aderito alla definizione agevolata prevista dal D.L. 16 ottobre 2017, n. 148 (art. 1) e hanno integralmente pagato la somma determinata dall'Agenzia delle Entrate - Riscossione (Euro 287.269,29). Hanno inoltre depositato formale rinunzia al ricorso. La Corte di cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del procedimento per cessazione della materia del contendere, compensando le spese giudiziali e statuendo che non sussiste l'obbligo del cosiddetto doppio contributo unificato in ragione della estinzione.

Norme richiamate

  • D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 346, art. 34

    Invocato dai ricorrenti come riferimento normativo in materia di imposta di successione per censurare la rettifica dei valori; tuttavia la corte non ha deciso sul merito della presunta violazione a causa dell'estinzione del processo.

  • art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4, 5 (motivi di ricorso per cassazione)

    Articolazione dei motivi di cassazione: violazione di legge, vizio di motivazione e omissione di esame di fatti decisivi sono stati richiamati come fondamento del ricorso; la Corte non è però entrata nel merito per effetto della definizione agevolata e della rinunzia.

  • D.L. 16 ottobre 2017, n. 148, art. 1 (convertito dalla L. 4 dicembre 2017, n. 172) - definizione agevolata

    Norma chiave che ha consentito ai ricorrenti di aderire alla definizione agevolata, pagare l'importo dovuto e rinunciare ai giudizi, determinando la cessazione della materia del contendere e l'estinzione del processo.

  • D.L. 22 ottobre 2016, n. 193, art. 6 (convertito dalla L. 1 dicembre 2016, n. 225)

    Riferimento normativo per la dichiarazione di estinzione del procedimento per sopravvenuta cessazione della materia del contendere, in combinato con la successiva disposizione sulla definizione agevolata.

  • D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater (doppio contributo unificato)

    La Corte ha ritenuto che, per effetto della cessazione della materia del contendere conseguente alla definizione agevolata, non sussistono i presupposti per l'applicazione del doppio contributo unificato.

  • D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 36, comma 2, n. 4

    Richiamato dai ricorrenti in relazione a censure di nullità e motivazione; non è stato esaminato sul merito a causa dell'estinzione.

  • art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4; art. 118 disp. att. c.p.c.; art. 112 c.p.c.

    Norme processuali richiamate per censurare la motivazione della sentenza di appello e l'omessa pronuncia su censure; anch'esse non sono state decise nel merito per effetto dell'estinzione.

Massime di principio

  • Se il contribuente aderisce alla definizione agevolata prevista dalle norme sul condono/definizione e paga l'importo dovuto, il giudizio pendente si estingue per cessazione della materia del contendere: il giudice dichiara l'estinzione e normalmente compensa le spese.
  • La definizione agevolata comporta spesso l'impossibilità di ottenere un pronunciamento sul merito delle censure (valutazioni delle stime, vizi di motivazione, ecc.); prima di aderire è necessario valutare il trade-off tra recupero economico immediato e rinuncia alla pronuncia favorevole sul merito.
  • In caso di estinzione per definizione agevolata non si applica, di regola, l'obbligo del cosiddetto doppio contributo unificato; le spese possono essere compensate per non gravare ulteriormente sul contribuente che ha pagato quanto dovuto.
  • Quando si contestano stime dell'Agenzia del Territorio basate sul metodo sintetico-comparativo, la difesa efficace richiede: a) individuare espressamente per ciascun cespite quali confronti sono stati usati; b) documentare le differenze oggettive (destinazione d'uso, vincoli urbanistici/ambientali, rendite catastali mancanti, danni strutturali); c) produrre perizie tecniche che quantifichino la non omogeneità rispetto ai cespiti usati come parametro.
  • Se le rettifiche amministrative utilizzano come termini di paragone immobili di pregio o con destinazioni diverse, è possibile censurarle, ma occorrono prove specifiche (atti di vendita, perizie, ordinanze comunali, certificazioni dei vincoli) per ottenere l'annullamento o la rideterminazione.
  • Dal punto di vista processuale, le eccezioni di vizio di motivazione o omissione di esame devono essere formulate in modo puntuale già nei gradi precedenti e corredate da mezzi probatori adeguati: l'assenza di istruttoria decisiva o di prova tecnica può rendere difficile la riforma della rettifica.

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