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Sentenza

Sentenza del 12/04/2023 n. 9661 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale il privato

La controversia

L'Agenzia impugnava la sentenza della C.T.R. Veneto che aveva annullato gli avvisi di accertamento e la cartella esattoriale relativi al 2005, contestando che PAM avesse consapevolmente partecipato a un meccanismo di frode carosello tramite fornitori interposti (I Dogi, Alinghi Trade) e cessionarie (Erre Trading, Florentia Trade). L'Ufficio sosteneva violazioni di norme probatorie e fiscali nonché l'indeducibilità dei costi per reato fiscale.

La decisione

La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia. Ha ritenuto inammissibili i primi tre motivi (che chiedevano revisione delle valutazioni di fatto operate dalla C.T.R. e censuravano la valutazione degli indizi) e ha assorbito il quarto (riguardante l'indeducibilità dei costi) perché l'insussistenza della frode rendeva irrilevante l'applicazione dell'art. 14, comma 4-bis, L. n. 537/1993. Il ricorso è stato quindi respinto e l'Agenzia condannata al pagamento delle spese di giudizio (liquidate in Euro 35.000,00 oltre oneri).

Norme richiamate

  • art. 115 c.p.c.

    Principio di non contestazione: il giudice deve fondare la decisione sui fatti non contestati. La Corte chiarisce che questo vizio può giustificare cassazione solo se il giudice ha posto a fondamento fatti non dedotti dalle parti o valutazioni fuori dai limiti legali, non quando si discuta la scelta probatoria del giudice di merito.

  • art. 2697 c.c.

    Regola della ripartizione dell'onere della prova: la Corte ricorda che il giudice di merito può ritenere assolto l'onere probatorio da una parte salvo che l'attribuzione dell'onere stessa sia stata illegittimamente spostata.

  • art. 2729 c.c.

    Regole sulle presunzioni non legislative: la Corte sottolinea che il giudice deve esaminare tutti gli elementi indiziari, selezionare quelli gravi, precisi e concordanti e valutarli nell'insieme; la censura che semplicemente chiede diversa valutazione degli indizi è inammissibile in cassazione.

  • D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 54, comma 2

    Norme IVA riferite ai meccanismi di detrazione dell'IVA: la Corte richiama il quadro giurisprudenziale che richiede che, per disconoscere la detrazione, l'Amministrazione provi la fittizietà del fornitore e la conoscenza o conoscibilità, secondo l'ordinaria diligenza, da parte del compratore.

  • Direttiva 2006/112/CE, art. 168 lett. a

    Principio comunitario della neutralità dell'IVA: la detrazione spetta solo se il soggetto è passivo IVA e in possesso di fattura conforme; la Corte richiama la giurisprudenza UE che limita la detraibilità quando la fattura corrisponde a un'operazione inesistente o quando il fornitore non è il reale prestatore.

  • L. 24 dicembre 1993, n. 537, art. 14, comma 4-bis

    "qualora intervenga una sentenza definitiva di assoluzione ai sensi dell'art. 530 c.p.p. , ovvero una sentenza definitiva di non luogo a procedere ai sensi dell'art. 425 c.p.p. , fondata sulla sussistenza di motivi diversi dalla causa di estinzione indicata nel periodo precedente, ovvero una sentenza definitiva di non doversi procedere ai sensi dell'art. 529 c.p.p. , compete il rimborso delle maggiori imposte versate in relazione alla non ammissibilità in deduzione prevista dal periodo precedente e dei relativi interessi"

    Prevede l'indeducibilità dei costi riconducibili a proventi di reato e la conseguente disciplina di rimborso se interviene una sentenza definitiva che esclude la responsabilità penale per motivi diversi. La Corte ha ritenuto assorbita la questione perché la frode non è stata accertata.

  • D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 39, comma 1, lett. d)

    Norma relativa agli obblighi documentali e probatori in materia fiscale; citata nel contesto delle censure dell'Amministrazione riguardo all'onere probatorio e all'uso di determinate prove.

Massime di principio

  • In casi di frode carosello l'Amministrazione deve provare la fittizietà soggettiva del fornitore e dimostrare che il compratore sapeva o avrebbe dovuto sapere, con ordinaria diligenza, della partecipazione alla frode; non basta una valutazione indiziaria generica.
  • Le presunzioni e gli indizi vanno esaminati globalmente: il giudice di merito seleziona gli elementi gravi, precisi e concordanti e li valuta nella loro convergenza; la Cassazione non rifa il giudizio di merito se la critica riguarda solo la diversa valutazione della prova.
  • Una contabilità regolare, pagamenti e documenti di trasporto formalmente corretti non escludono automaticamente responsabilità fiscale, ma possono essere rilevanti nella prova del buonafede del contribuente se integrati da adeguati controlli interni e da elementi oggettivi contrari alla partecipazione alla frode.
  • Se non è provata la frode o la partecipazione consapevole del contribuente, le conseguenze fiscali connesse al disconoscimento della detrazione IVA o all'indeducibilità dei costi per reato non si possono applicare; la sussistenza della responsabilità penale o di sentenze definitive può incidere sulla posizione fiscale in seguito.
  • Al contribuente rimane l'onere di dimostrare di avere adottato la diligenza massima (prove di controllo sui partner commerciali, indagini di due diligence, utilizzo di plafond, verifica della capacità economica/organizzativa dei fornitori/acquirenti) per essere esonerato dalla sanzione fiscale quando sussistono indizi significativi.

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