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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13661/2024 del 04/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza che aveva rigettato il riesame del sequestro probatorio disposto dal P.M.; deduceva la nullità del decreto di sequestro per insufficiente motivazione, in particolare per la mancata indicazione del "fumus" del delitto a carico del Massaro e della finalità probatoria del sequestro, nonché per l'assenza di specificazione del ruolo svolto dal Massaro e del rapporto di pertinenzialità fra i beni sequestrati e i reati contestati (emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, reati tributari e ipotesi di truffa).

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha affermato che il provvedimento impugnato è viziato per carenza motivazionale essenziale: il giudice del riesame non ha chiarito quale ruolo potesse avere il Massaro nella condotta descritta né il rapporto probatorio tra i beni sequestrati e i reati contestati. Per tali ragioni la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato la causa al Tribunale di Campobasso, in diversa composizione, perché pronunci nuovamente motivando se nel provvedimento originario fosse stata espressamente precisata la condotta ascritta al ricorrente o il diverso rapporto di pertinenzialità istruttoria fra i reati e i beni sequestrati.

Norme richiamate

  • art. 325 cod. proc. pen.

    Consente il ricorso per cassazione contro ordinanze in materia di sequestro preventivo o probatorio solo per violazione di legge; la nozione di violazione comprende anche errori di fatto e vizi motivazionali così gravi da rendere incomprensibile il percorso logico-giustificativo del provvedimento.

  • art. 125, comma 3, cod. proc. pen.

    Impone requisiti minimi di motivazione per i provvedimenti cautelari (inclusi i sequestri probatori): la motivazione deve essere congrua e comprensibile; la mancanza di motivazione essenziale rende il provvedimento annullabile.

  • art. 324, comma 5, cod. proc. pen.

    Indica la competenza in caso di rinvio per nuovo giudizio (la Corte rinvia al Tribunale competente secondo le norme sul riesame); qui è stato richiamato per disporre il rinvio al Tribunale di Campobasso in diversa composizione.

Massime di principio

  • Per un sequestro probatorio valido la motivazione deve descrivere la condotta ipotizzata, la sua riconduzione a una fattispecie incriminatrice, la natura dei beni da vincolare e il rapporto di pertinenzialità probatoria tra i beni e il reato.
  • La mera indicazione della norma violata non è sufficiente: è necessaria l'attribuibilità concreta della condotta al soggetto colpito dal sequestro o, in alternativa, la chiara spiegazione del rapporto probatorio tra i beni e il reato.
  • Quando manca l'indicazione del ruolo del singolo indagato (es. incarichi gestionali o specifiche condotte), la motivazione è viziata e il provvedimento può essere annullato in sede di legittimità.
  • In sede di cassazione avverso ordinanze di sequestro è ammissibile il controllo per violazione di legge intesa anche come difetto motivazionale radicale; vizi gravi della motivazione comportano l'annullamento e il rinvio per nuovo esame.
  • Difesa pratica: nel contestare un sequestro probatorio conviene evidenziare l'assenza di elementi che colleghino personalmente l'indagato alla condotta e richiedere l'annullamento per carenza di attribuibilità e mancanza di pertinenzialità probatoria dei beni.

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