Cassazione Penale, Sentenza n. 28815/2023 del 05/07/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva riformato la misura cautelare originaria sostituendo la custodia in carcere con gli arresti domiciliari; deduceva violazione di legge e vizio di motivazione deoarece il Tribunale avrebbe fondato la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza su un'unica conversazione intercettata fra terzi (Antonio Galiano e Marco Perri), la cui trascrizione in atti era sintetica e annotata dalla polizia giudiziaria; inoltre la difesa aveva depositato una memoria con la trascrizione integrale e contestato l'identificazione di Sacco nei soggetti richiamati, rilevando l'assenza di riscontri individualizzanti e l'uso di gergo criptico nella conversazione; sotto il profilo delle esigenze cautelari si contestava anche la deduzione del pericolo di recidiva e della presunta "sistematica condotta di fornitura" senza riscontri processuali
La decisione
La Corte di legittimità ha ritenuto il ricorso fondato nella parte relativa ai gravi indizi di colpevolezza: ha censurato la motivazione del Tribunale come gravemente lacunosa e carente, osservando che l'ordinanza si fondava in sostanza su due brevissimi passaggi di una conversazione sintetizzata dalla polizia giudiziaria e su un annotazione che indicava i fratelli Sacco come titolari del locale "Il Frassino"; la Corte ha ritenuto inesistente un adeguato riscontro probatorio diretto ai fratelli Sacco e ha quindi annullato l'ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di Catanzaro, in funzione di giudice del riesame, perché proceda a un nuovo esame e dia motivazione più completa sulla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza
Norme richiamate
art. 309 cod. proc. pen.
norma richiamata come base procedurale per l'adozione dell'ordinanza del Tribunale in materia di misure cautelari (richiami procedurali sull'intervento del Tribunale del riesame)
art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309
norma sostanziale che disciplina il reato contestato (illecita detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti)
art. 273 cod. proc. pen.
definisce il parametro dei "gravi indizi di colpevolezza"; la Corte ricorda che in cassazione l'insussistenza di tali indizi è sindacabile solo se emergono violazioni di norme o manifesta illogicità o carenza della motivazione
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (selezioni richiamate nel testo)
Sez. 2, n. 27866 del 17/06/2019; Sez. 3, n. 44938 del 05/10/2021
principi richiamati: il sindacato della Corte di legittimità sulle misure cautelari è limitato all'adeguatezza logico-giuridica della motivazione; l'interpretazione del contenuto delle intercettazioni è di regola questione di merito, sindacabile in cassazione solo per manifesta illogicità o irragionevolezza della motivazione
Massime di principio
- La mera annotazione della polizia giudiziaria che identifica soggetti o locali non può, da sola e senza riscontri, costituire elemento decisivo per affermare gravi indizi di colpevolezza: il giudice deve motivare adeguatamente eventuali inferenze
- Le intercettazioni, soprattutto se trascritte in forma sintetica o in gergo, richiedono un'analisi contestuale e certificazioni di attendibilità; il giudice deve confrontare espressamente le osservazioni difensive che contestano la trascrizione o l'identificazione
- In sede di cassazione il sindacato è limitato: non si può rimettere al giudice di legittimità una diversa valutazione di merito, salvo che la motivazione del giudice di merito sia manifestamente illogica, contraddittoria o gravemente lacunosa
- Per mantenere misure cautelari o per giustificare esigenze cautelari (pericolo di recidiva, continuità nell'attività illecita) è necessario che il giudice del riesame indichi elementi concreti e riscontrabili che dimostrino l'abitualità o la gravità dell'attività e non semplici deduzioni desunte da annotazioni o passaggi isolati
- Se la decisione si fonda su elementi indicati in atti (es. intercettazioni) la difesa deve poter controdedurre e il giudice è tenuto a replicare espressamente alle contestazioni rilevanti, pena l'annullamento per carenza motivazionale
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