Cassazione Penale, Sentenza n. 2532/2022 del 24/01/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente chiedeva la nullità o la revoca dell'ingiunzione a demolire collegata alla sentenza del 21/06/2001, ovvero la sospensione dei suoi effetti fino al perfezionamento di procedure estintive o di destinazione dell'immobile a uso sociale e fino allo svolgimento delle attività indicate nella nota del Procuratore Generale del 10/12/2015. Contestava inoltre la motivazione sul presunto esaurimento della procedura ripristinatoria e denunciava la violazione del diritto all'inviolabilità del domicilio (art. 8 CEDU), chiedendo che fosse valutata la proporzionalità della demolizione alla luce delle sue condizioni personali (residenza dal 1996, gravi condizioni di salute, assenza di altra abitazione).
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e, comunque, manifestamente infondato. Ha rilevato la sopravvenuta carenza di interesse dell'istante perché l'ordine di demolizione era già stato eseguito il 9 ottobre 2019; inoltre ha ritenuto le censure sulla violazione dell'art. 8 CEDU e sulla proporzionalità assolutamente generiche e prive di idonea prova documentale. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
Codice di procedura penale - art. 568 comma 4
L'art. 568, comma 4, viene richiamato come condizione di ammissibilità: chi propone impugnazione nell'ambito del procedimento esecutivo deve dimostrare un interesse concreto, collegato agli effetti primari e diretti dell'atto impugnato.
Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo - art. 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare e del domicilio)
La Corte conferma che l'art. 8 CEDU non garantisce un diritto assoluto a mantenere un'abitazione costruita illegalmente; il diritto può essere fatto valere attraverso il principio di proporzionalità, che però richiede valutazioni concrete e documentate caso per caso.
Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo - Protocollo 1, art. 1 (tutela della proprietà)
Il diritto di proprietà va bilanciato con l'interesse collettivo alla rimozione di abusi edilizi; l'art. 1 Prot. 1 non preclude misure demolitorie legittime per ripristinare l'assetto urbanistico.
Massime di principio
- Se l'ordine di demolizione è già stato eseguito, il ricorso volto solo ad impugnare l'ingiunzione a demolire è generalmente inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse: occorre un interesse concreto e attuale collegato agli effetti diretti dell'atto impugnato.
- La denuncia del contrasto con l'art. 8 CEDU richiede una dimostrazione specifica che l'immobile era effettiva abitazione abituale e che la demolizione sia sproporzionata rispetto all'interesse pubblico alla rimozione dell'abuso; affermazioni generiche o non documentate sono inidonee.
- Il principio di proporzionalità va applicato in fase esecutiva ma non garantisce automaticamente la conservazione di costruzioni abusive: rilevano fattori quali la consapevolezza dell'illegittimità dell'edificazione, i tempi disponibili per la regolarizzazione, l'esistenza di soluzioni abitative alternative e le condizioni personali (età, salute, reddito), che però non sono di per sé decisive.
- Per impugnare efficacemente ordini di demolizione è necessario allegare e documentare elementi probatori specifici (periodo di uso abitativo, assenza di altre abitazioni, comprovate condizioni di salute o economiche, mancata concessione di tempi ragionevoli per rimuovere o regolarizzare).
- La giurisprudenza nazionale ed europea sostiene un bilanciamento tra tutela del domicilio e interesse pubblico/ambientale: il giudice deve motivare il confronto tra interessi e fornire elementi concreti che giustifichino la scelta, ma non vi è protezione assoluta per le costruzioni poste in violazione della normativa.
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