Cassazione Penale, Sentenza n. 13757/2023 del 31/03/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato il decreto del 24/01/2022 con motivi distinti: Lo Presti ha censurato la ritenuta "attualità" della pericolosità mafiosa e la durata della misura di sorveglianza speciale (contestando la valutazione nonostante la detenzione dal 2014); Miragliotta ha contestato la confisca dell'immobile a lei intestato sostenendo di aver prodotto l'atto di acquisto e documenti reddituali e che le intercettazioni richiamate erano del 2014 mentre l'acquisto risale al 2008; D'Alia ha impugnato la confisca dei beni, contestando la prova del rapporto fiduciario con Lo Presti, la rilevanza delle conversazioni intercettate rispetto ai beni confiscati e la attendibilità del dichiarante collaborante (Chiarello), oltre a sottolineare la modesta dimensione dell'attività imprenditoriale.
La decisione
La Corte di legittimità ha rigettato tutti i ricorsi. Ha ritenuto congrua e non apparente la motivazione della Corte d'appello che aveva valorizzato la lunga militanza e il ruolo di vertice di Lo Presti in Cosa Nostra, l'assenza di elementi di dissociazione nonostante la lunga detenzione e l'attuale pericolosità. Sui profili patrimoniali, la Corte ha confermato la valutazione indiziaria del merito: l'immobile intestato a Miragliotta è stato ritenuto riferibile a Lo Presti sulla base di intercettazioni, della scarsa capacità reddituale della formalista e dell'occupazione dell'immobile da parte della famiglia di Lo Presti; analogamente i beni intestati a D'Alia sono stati ritenuti riconducibili a Lo Presti per le conversazioni intercettate e le dichiarazioni del collaborante Chiarello. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
Giurisprudenza di legittimità (Sez. U., pronunce Gattuso richiamate)
I principi interpretativi richiamati sul tema dell'attualità della pericolosità sono stati ritenuti correttamente applicati dalla corte territoriale: la persistente pericolosità può essere desunta dalla lunga militanza, da ruolo apicale e dall'assenza di indicatori di dissociazione anche durante la detenzione
Norme e criteri del procedimento di prevenzione (misure personali e patrimoniali)
La confisca dei beni intestati a terzi può essere disposta sulla base di una valutazione indiziaria complessiva che dimostri la fittizia intestazione e la riconducibilità dei profitti illeciti al soggetto pericoloso; in sede di legittimità è sindacabile solo l'apparenza della motivazione, non la ritrattazione del giudizio di fatto
Massime di principio
- La "attualità" della pericolosità non viene automaticamente esclusa dalla mera carcerazione: il giudice può desumerla da elementi quali il ruolo nell'organizzazione, la condotta precedente e l'assenza di indici di dissociazione anche durante la detenzione
- In materia di misure patrimoniali preventive la prova può fondarsi su un compendio indiziario (intercettazioni, scarsa capacità reddituale del formalista, uso effettivo del bene da parte del nucleo del proponente) e non richiede sempre prova diretta dell'intestazione fittizia
- La produzione documentale del terzo intestatario (atto di acquisto, documenti reddituali) può non essere sufficiente a respingere la confisca se il giudice di merito ritiene che gli indizi complessivi siano persistenti e congrui
- Le dichiarazioni di collaboratori e le captazioni, se ritenute attendibili dal giudice di merito, possono concorrere legittimamente alla costruzione del nesso probatorio; in Cassazione la valutazione di persuasività delle prove materiali è in larga parte inammissibile e sostituita dal controllo sulla apparente motivazione
- Quando il ricorso alla Corte di legittimità contesta fatti o la persuasività delle prove, il sindacato è limitato: è ammissibile soprattutto censurare vizi di diritto o la mera apparenza di motivazione, non la rivalutazione dei fatti
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