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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13013/2026 del 09/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Procuratore impugnava l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva confermato la riqualificazione del reato ex art. 73 d.P.R. 309/1990 dalla ipotesi di cui al comma 1 a quella di cui al comma 5 e aveva applicato la misura non detentiva dell'obbligo di presentazione. Il PM lamentava violazione di legge e vizio di motivazione, sostenendo carenza motivazionale del provvedimento e che la motivazione del Riesame fosse meramente apparente in relazione alla sussistenza della causa di "lieve entità"

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse: il pubblico ministero ha censurato solo la qualificazione giuridica del fatto senza impugnare la parte del provvedimento che ha applicato la misura cautelare non detentiva né chiedere il ripristino di una misura cautelare più afflittiva. Essendo privo di un interesse concreto e attuale volto a ottenere un risultato pratico (ad es. il ripristino di misura più gravosa), il ricorso è stato dichiarato inammissibile e rigettato.

Norme richiamate

  • d.P.R. 309/1990, art. 73

    Il GIP aveva riqualificato il fatto dal comma 1 al comma 5; la Corte non ha esaminato nel merito la correttezza della riqualificazione perché il PM non ha mostrato interesse concreto a ottenere un diverso trattamento cautelare.

  • Codice di procedura penale, art. 568, comma 4

    La Corte interpreta che l'impugnazione del pubblico ministero richiede un interesse concreto e specifico, non meramente astratto, finalizzato a ottenere un risultato pratico (es. ripristino di una misura cautelare).

  • Decreto del Primo Presidente della Corte di cassazione n. 68/2016

    Autorizza la redazione della motivazione in forma semplificata; la sentenza è stata redatta secondo tale modalità.

  • Giurisprudenza richiamata dalla Corte

    Sez. 6, n. 38549 del 23/10/2025; Sez. 2, n. 37876 del 12/09/2023; Sez. 2, n. 6027 del 10/01/2024; Sez. 6, n. 49879 del 06/12/2013

    La Corte richiama il principio consolidato secondo cui l'interesse del PM all'impugnazione non può essere solo l'astratta corretta interpretazione della legge, ma deve essere finalizzato al conseguimento di un risultato concreto (in materia cautelare, il ripristino o l'adozione di una misura più grave), e che la mera enunciazione di un principio non è sufficiente.

Massime di principio

  • Il pubblico ministero che impugna in materia cautelare deve avere un interesse concreto e specifico: non basta censurare la qualificazione giuridica in astratto, occorre chiedere e motivare la modificazione o il ripristino di una misura cautelare più gravosa.
  • Se il ricorrente non contesta l'idoneità o la proporzionalità della misura cautelare concreta applicata, il giudice può dichiarare il ricorso inammissibile per carenza di interesse.
  • Per ottenere l'accoglimento di un ricorso cautelare il PM deve fornire elementi idonei a dimostrare i presupposti della misura più afflittiva (es. gravità indiziaria, esigenze di prevenzione/inquinamento delle prove, pericolo di fuga) e contestare concretamente i rilievi motivazionali del giudice a cui si oppone.
  • La censura riguardante la 'lieve entità' richiede che il ricorrente dimostri l'insufficienza o l'apparenza della motivazione del giudice; la semplice affermazione teorica del principio non è sufficiente.
  • In fase di impugnazione è importante formulare richieste provvisorie e alternative (es. ripristino degli arresti domiciliari o diversa misura) e articolare la motivazione in modo da evidenziare il danno concreto che si intende ottenere con l'impugnazione.

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