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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 49680/2022 del 30/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza di assoluzione emessa dalla Corte di appello di Torino (giudizio abbreviato). Il Procuratore generale censura la motivazione come manifestamente illogica per avere: 1) svalutato il contenuto delle intercettazioni carcerarie ritenute indiziarie della partecipazione dell'imputato alla rapina; 2) dato rilievo deficitario all'impronta papillare rinvenuta sulla parte interna del rotolo di nastro adesivo utilizzato dai rapinatori, sostenendo che la Corte abbia congetturato la possibilità che l'impronta fosse stata lasciata in altro contesto e non abbia adeguatamente confutato l'argomento accusatorio fondato su tale traccia. Il ricorso lamenta, in sostanza, travisamento della prova e insufficiente motivazione a sostegno dell'assoluzione.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso del Procuratore generale. Ha ritenuto che la valutazione del contenuto delle intercettazioni costituisca questione di fatto rimessa al giudice di merito e che la Corte di appello abbia motivato in modo coerente e conforme ai criteri logici e alle massime di esperienza, evidenziando passaggi in cui l'imputato dichiarava di non aver commesso il delitto e mostrav­a di non conoscere modalità e circostanze della rapina. Sulla traccia papillare la Corte ha osservato che il rotolo non era in disponibilità delle vittime prima della rapina, che i rapinatori indossavano guanti e che sono state riscontrate tracce salivari esterne non attribuibili all'imputato; da ciò è derivata la conclusione che non vi era certezza che l'impronta fosse stata lasciata durante il delitto. È stato altresì ritenuto legittimo che l'imputato si avvalesse della facoltà di non rispondere e che la difesa avesse contestato la riconducibilità dell'impronta. Nel complesso la sentenza di secondo grado è stata giudicata adeguatamente motivata e prevalente rispetto alla decisione di primo grado; il ricorso è stato rigettato e l'assoluzione confermata.

Norme richiamate

  • Giurisprudenza - Sez.6 n.11794 del 11/02/2013 (Melfi)

    Principio secondo cui l'interpretazione del linguaggio e del contenuto delle intercettazioni è questione di fatto rimessa al giudice di merito; il sindacato di legittimità è limitato alla verifica della conformità della motivazione ai criteri logici e alle massime di esperienza.

  • Giurisprudenza - Sez.4 U, n.14800 del 21/12/2017 (Troise)

    Il giudice d'appello che riformi in senso assolutorio non è obbligato a rinnovare l'istruzione dibattimentale mediante l'esame dei testi ritenuti decisivi in primo grado, ma deve offrire una motivazione puntuale e adeguata che giustifichi la conclusione difforme, anche riassumendo la prova dichiarativa decisiva se necessario.

Massime di principio

  • La valutazione del contenuto delle intercettazioni è valutazione di fatto: la Cassazione controlla solo la razionalità e la coerenza della motivazione, non riesamina liberamente il significato delle conversazioni.
  • Un reperto scientifico (es. impronta papillare) acquisisce valore decisivo solo se collegato in modo certo temporalmente e materialmente all'evento criminoso; ipotesi alternative plausibili debbono essere confutate con elementi probatori concreti per mantenere la valenza decisiva della traccia.
  • La presenza di elementi contrastanti (es. uso di guanti da parte dei rapinatori, tracce biologiche non riconducibili all'imputato) può ridurre significativamente il valore indiziario di una singola prova tecnica.
  • Il rifiuto dell'imputato di rispondere non può automaticamente essere trasformato in silenzio ostativo quando la difesa abbia già contestato l'attendibilità o la riconducibilità della prova oggettiva; non sussiste un obbligo assoluto di fornire spiegazioni se la difesa ha prodotto criticità tecniche.
  • Quando la Corte d'appello assolve in contrasto con la decisione di primo grado, non è obbligata a riassumere tutto il dibattimento ma deve motivare in modo puntuale la diversa valutazione, fornendo una spiegazione razionale che giustifichi il mutamento di giudizio.
  • In cassazione il ricorso che si limita a proporre una diversa lettura del materiale probatorio (senza evidenziare vizi logico-giuridici nella motivazione) è destinato al rigetto; la critica ai fatti resta materia del giudice di merito.

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