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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29826/2023 del 10/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione del sequestro preventivo finalizzato alla confisca di 61 macchine da cucire già sottoposte a sequestro probatorio nell'ambito di un'indagine per il reato previsto dall'art. 603-bis c.p. Il ricorrente deduceva: 1) insufficiente e illogica motivazione circa il fumus commissi delicti, sostenendo che non fosse stata adeguatamente dimostrata la consapevolezza dell'approfittamento dello stato di bisogno dei lavoratori (elemento autonomo rispetto allo sfruttamento); 2) errata valutazione del periculum in mora, in particolare perché l'indagato aveva ottenuto il permesso di continuare ad utilizzare i macchinari (circostanza che, secondo il ricorrente, ridurrebbe il rischio di alienazione) e perché non si era considerata la possibilità di una confisca per equivalente valutando il patrimonio dell'indagato.

La decisione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che, trattandosi di misura cautelare reale, per la sua applicabilità sia sufficiente il fumus commissi delicti (astratta sussumibilità del fatto nella fattispecie), e che nel caso concreto sussistessero elementi indiziari tali da ritenere plausibile la consapevolezza dell'indagato dello stato di bisogno dei lavoratori (ad esempio reperimento delle precarie sistemazioni abitative, violazioni ripetute della normativa di sicurezza, uso di videosorveglianza con meccanismi punitivi, mancata retribuzione in alcune ipotesi, ritmi di lavoro pesanti). Quanto al periculum in mora ha ritenuto che per cose mobili come le macchine esista un rischio intrinseco di dispersione e che l'autorizzazione a continuare l'attività non escluda il rischio (l'attività potrebbe essere svolta con macchine diverse). Ha inoltre osservato che la confisca per equivalente è sussidiaria rispetto alla confisca diretta e non può sostituirsi a questa come motivo per escludere il periculum. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende (art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 603-bis cod. pen.

    Fattispecie penale contestata (sfruttamento lavorativo approfittando dello stato di bisogno). La Corte ha ritenuto che la condotta di impiego e sfruttamento di manodopera approfittando dello stato di bisogno sia astrattamente riscontrabile negli elementi di fatto emersi e che l'approfittamento dello stato di bisogno possa essere desunto da condotte come il reperimento delle precarie abitazioni per i lavoratori.

  • art. 603-bis, comma 2 cod. pen.

    Prevede la confisca obbligatoria delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato; la Corte ha ritenuto che i macchinari rientrino in tale categoria e che la previsione di una confisca per equivalente sia sussidiaria, non eliminando la necessità di tutelare la confisca diretta mediante il sequestro preventivo.

  • artt. 253 e ss. cod. proc. pen.

    Norme generali sul sequestro probatorio. Il provvedimento originario era stato emesso ai sensi di queste disposizioni e poi convertito in sequestro preventivo; la conversione è stata ritenuta compatibile con il rischio di confisca obbligatoria ex art. 603-bis.

  • art. 125, comma 3 cod. proc. pen.

    Regola i limiti dell'impugnazione dei provvedimenti cautelari reali: la Corte ricorda che contro misure reali l'esame in cassazione è sostanzialmente limitato a vizi di violazione di legge, con limiti anche nella valutazione della motivazione.

  • art. 321, comma 2 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione alla procedura del giudice del riesame e al sindacato sui provvedimenti cautelari; la Corte ha evidenziato i criteri legati al periculum in mora e al sequestro di cose mobili.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che consente la condanna per le spese e a versamenti alla Cassa delle ammende: applicata per condannare il ricorrente al pagamento di € 3.000,00.

Massime di principio

  • Contro provvedimenti cautelari reali (sequestri di cose) il sindacato in Cassazione è limitato e può riguardare principalmente vizi di diritto; la motivazione viene considerata nei limiti consentiti.
  • Per il sequestro preventivo di beni strumentali a un reato, è sufficiente il fumus commissi delicti (astratta sussumibilità della condotta nella fattispecie) e la sua attribuibilità quantomeno indiziaria al soggetto indagato.
  • Nel caso di cose mobili esiste un pericolo intrinseco di dispersione/alienazione dovuto alla facilità di trasferimento; l'autorizzazione a proseguire l'attività con le macchine sequestrate non esclude automaticamente il periculum.
  • La confisca per equivalente è uno strumento sussidiario rispetto alla confisca diretta: l'eventuale disponibilità patrimoniale dell'indagato non è di per sé motivo sufficiente per escludere il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta.
  • La posizione apicale del titolare/legale rappresentante in azienda può essere considerata, in presenza di elementi concreti (es. organizzazione di alloggi, violazioni delle norme di sicurezza, modalità di controllo dei lavoratori), come indicativa della conoscenza dello stato di bisogno dei lavoratori e dell'eventuale approfittamento.
  • Per contrastare efficacemente un provvedimento di sequestro preventivo su beni mobili è necessario offrire elementi concreti e specifici che dimostrino l'assenza di rischio di dispersione o ragioni che rendano irrilevante la natura strumentale dei beni rispetto al reato.

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