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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9676/2022 del 21/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame che, in sede di rinvio dalla Corte di Cassazione, aveva sostituito la misura cautelare degli arresti domiciliari con l'obbligo quotidiano di presentazione alla polizia giudiziaria. Il ricorrente deduce violazione di legge e vizio di motivazione per illogicità e contraddittorietà, sostenendo che il Tribunale non si è uniformato all'indicazione della Corte di Cassazione circa la necessità di valutare il decorso temporale di tre anni di condotta apparentemente esemplare e la sua incensuratezza, e che pertanto le esigenze cautelari non sarebbero attuali e concrete.

La decisione

Il ricorso per Cassazione è stato rigettato. La Corte ha ritenuto infondato il motivo, affermando che l'attualità e concretezza delle esigenze cautelari non vanno confuse con l'attualità delle condotte criminose; il rischio di reiterazione può essere desunto anche dalla molteplicità e dalle modalità della condotta contestata. Si è sottolineato che, nonostante l'incensuratezza, le modalità perduranti, organizzate e sistematiche delle truffe (quarantasei episodi tra gennaio e giugno 2017) e l'uso della posizione professionale costituiscono elementi sintomatici di pericolosità e giustificano la misura cautelare. Conseguentemente il rigetto del ricorso è stato pronunciato e il ricorrente condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 274, comma 1, lett. c), codice di procedura penale

    L'esigenza cautelare della prevenzione della reiterazione del reato può essere valutata sulla base del concreto pericolo di reiterazione, che può desumersi anche dalla molteplicità e dalle modalità della condotta criminosa, indipendentemente dall'attualità temporale degli episodi.

  • Sez. 2, sentenza n. 9501 del 23/02/2016 (Stamegna)

    Giurisprudenza che sostiene che la molteplicità dei fatti contestati, considerata con le modalità della condotta, può indicare una propensione al reato e giustificare esigenze cautelari.

  • Sez. 3, sentenza n. 3661 del 17/12/2013 (Tripicchio)

    Conferma del principio per cui la pericolosità può emergere dalla continuità e dall'organizzazione della condotta, anche se le azioni risalgono nel tempo.

Massime di principio

  • La presenza di una pluralità di episodi delittuosi e la loro modalità organizzata possono giustificare misure cautelari per rischio di reiterazione anche se gli ultimi comportamenti risalgono temporalmente e l'imputato è incensurato.
  • L'assenza di precedenti penali e un periodo di comportamento apparentemente regolare non escludono automaticamente l'esistenza di esigenze cautelari se le indagini mostrano condotte sistematiche o un ruolo sfruttato per commettere reati.
  • In sede di impugnazione in Cassazione è cruciale dimostrare un errore di diritto o una manifesta illogicità piuttosto che chiedere una rivalutazione dei fatti: le valutazioni di sintomaticità e di rischio fanno parte della discrezionalità del giudice del riesame se adeguatamente motivate.
  • La sostituzione di una misura più afflittiva con una meno afflittiva (es. arresti domiciliari -> obbligo di presentazione) è possibile e viene valutata considerando la complessiva sussistenza delle esigenze cautelari e i profili di pericolosità emersi.
  • Per contrastare efficacemente provvedimenti cautelari basati su elementi di continuità e organizzazione del reato, la difesa deve fornire elementi concreti e nuovi che dimostrino l'assenza di attualità del rischio di reiterazione o l'inesistenza del nesso tra posizione lavorativa e commissione dei reati.

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