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Cassazione Civile, Ordinanza n. 06052/2024 del 06/03/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (contribuente)

La controversia

L'Ufficio aveva notificato a uno studio associato un avviso di accertamento per l'anno d'imposta 2006, recuperando a tassazione costi ritenuti non inerenti relativi a fatture emesse da una società di servizi riconducibile all'ambiente familiare dei soci; da ciò derivavano maggiori redditi da lavoro autonomo, maggior valore ai fini IRAP e rettifica della detrazione IVA. Erano stati inoltre emessi due avvisi nei confronti dei soci, per maggiori redditi di partecipazione. I contribuenti avevano impugnato gli atti e avevano ottenuto esito favorevole in primo e secondo grado. In cassazione l'Agenzia deduceva: omesso esame di fatto decisivo e violazione degli artt. 109 TUIR e 2697 c.c. per avere la CTR ritenuto provata l'inerenza dei costi sulla base di un contratto e di scritture ritenuti dall'Ufficio generici; erronea applicazione dell'art. 54, comma 6-bis, TUIR, sostenendo che la norma non presupporrebbe un rapporto di esclusiva; violazione dei principi in tema di abuso del diritto, assumendo che l'operazione societaria fosse stata costruita per ottenere un risparmio fiscale.

La decisione

La Corte ha ritenuto inammissibili i motivi di ricorso, perché le censure, pur formalmente prospettate come omesso esame o violazione di legge, miravano in realtà a una nuova valutazione del materiale istruttorio e delle risultanze di merito, preclusa in sede di legittimità, specie in presenza di doppia conforme. Quanto all'art. 54, comma 6-bis, TUIR, la CTR aveva accertato in fatto che mancasse l'esclusiva e che le prestazioni non avessero natura personale/familiare; inoltre l'Ufficio non aveva contestato né provato scostamenti rispetto al valore normale o il difetto di inerenza. La doglianza sull'abuso del diritto è stata dichiarata inammissibile perché, dalle stesse allegazioni dell'Ufficio, al più si sarebbe potuta prospettare evasione e non abuso, ma tale profilo non era stato realmente censurato. Il ricorso è stato quindi rigettato con condanna dell'Agenzia alle spese.

Norme richiamate

  • art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.

    omesso esame di fatto decisivo e oggetto di discussione

    Il vizio è configurabile solo rispetto a un fatto storico, controverso e decisivo, non rispetto ad allegazioni difensive o a una richiesta di rivalutazione delle prove.

  • art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

    violazione e falsa applicazione artt. 109 TUIR e 2697 c.c.

    La deduzione di violazione di legge non può essere utilizzata per ottenere una nuova lettura del compendio probatorio o per contestare accertamenti di fatto compiuti dai giudici di merito.

  • art. 109 TUIR

    La deducibilità dei costi richiede la loro inerenza all'attività svolta e il contribuente deve provarne esistenza, natura e destinazione concreta alla produzione del reddito.

  • art. 2697 c.c.

    L'onere di provare l'esistenza, l'inerenza e la coerenza economica dei costi deducibili grava sul contribuente; la mera contabilizzazione non basta.

  • art. 54, comma 6-bis, d.P.R. n. 917 del 1986

    La norma è stata ritenuta non applicabile perché i giudici di merito hanno accertato che le prestazioni non erano rese in esclusiva e dunque non ricorrevano i presupposti della personalizzazione/familiare richiamata dalla disciplina.

  • art. 9 d.P.R. n. 917 del 1986

    Il richiamo al valore normale è stato ritenuto non decisivo rispetto alla questione dell'applicabilità dell'art. 54, comma 6-bis, e, nel caso concreto, non risultava comunque contestato o provato uno scostamento rilevante.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    Non è stato applicato il contributo unificato aggiuntivo poiché la parte soccombente era un'amministrazione pubblica ammessa alla prenotazione a debito.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentito sollecitare una rivalutazione del materiale istruttorio sotto la veste di omesso esame di fatto o di violazione di legge, soprattutto quando le decisioni di merito siano conformi.
  • La deducibilità di un costo richiede prova positiva, a carico del contribuente, dell'esistenza dell'operazione, della sua inerenza all'attività e della documentazione idonea a giustificarne importo, ragione e coerenza economica.
  • La censura relativa all'onere della prova dell'Amministrazione non è fondata quando il giudice di merito abbia già accertato in fatto la sussistenza del rapporto giustificativo del costo e l'Ufficio non abbia specificamente contestato i relativi elementi decisivi.
  • L'art. 54, comma 6-bis, TUIR non si applica se manca il presupposto della prestazione resa in esclusiva a favore del familiare o della struttura considerata, come accertato dal giudice di merito.
  • La doglianza di abuso del diritto è inammissibile quando, dalle stesse allegazioni della parte ricorrente, la fattispecie appare semmai riconducibile a una possibile evasione e non a un uso distorto di strumenti leciti, e tale diverso profilo non risulta specificamente dedotto.

Come è indicizzato

MaterieContenzioso tributarioAccertamentoImpugnazioni
RamiTributiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaBuona fede e correttezzaAbuso del diritto

Testo integrale

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