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Ordinanza

Ordinanza n. 1833/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 3

Giustizia amministrativa202603567

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IIIOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: ordinanza cautelare del TAR Lazio - Roma che aveva respinto la domanda cautelare contro il diniego del visto di ingresso

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La cittadina straniera ha appellato l’ordinanza cautelare del TAR Lazio che aveva respinto la domanda di sospensione degli effetti del diniego consolare del visto di ingresso per finalità lavorative. Dal testo emergono contestazioni riferite alla valutazione consolare dell’idoneità al rilascio del visto e del rischio migratorio, nonché alla ritenuta insussistenza di un pregiudizio grave e irreparabile. La sede consolare aveva fondato il diniego sulla totale assenza di esperienza lavorativa della richiedente e sulla carenza di una lingua veicolare necessaria per interagire efficacemente sul luogo di lavoro.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello cautelare, ritenendo che compete alla rappresentanza consolare valutare l’idoneità dell’istante al rilascio del visto e apprezzare discrezionalmente il rischio migratorio, inteso come rischio di uso elusivo del titolo di ingresso per trattenersi o svolgere in Italia attività non previste. Nel caso concreto, gli elementi valorizzati dalla sede consolare — totale assenza di esperienza lavorativa e carenza di una lingua veicolare — hanno reso l’apprezzamento del rischio migratorio non manifestamente irragionevole. È stata inoltre esclusa la sussistenza del periculum in mora, poiché la perdita della chance lavorativa non integra, da sola, un pregiudizio grave e irreparabile; la straniera non aveva mai raggiunto il territorio nazionale e avrebbe potuto presentare una nuova domanda di visto per altra causale o motivando più adeguatamente le ragioni dell’ingresso. Spese della fase cautelare compensate.

Norme richiamate

  • art. 62 c.p.a.

    Disciplina l’appello cautelare davanti al Consiglio di Stato.

Massime di principio

  • La rappresentanza consolare è competente a valutare l’idoneità del richiedente al rilascio del visto di ingresso e dispone di discrezionalità nell’apprezzamento del rischio migratorio, inteso come possibile uso elusivo del visto per trattenersi o svolgere sul territorio nazionale attività diverse da quelle dichiarate.
  • La valutazione consolare del rischio migratorio non è manifestamente irragionevole quando si fonda, tra gli altri elementi, sulla totale assenza di esperienza lavorativa e sulla carenza di una lingua veicolare necessaria per l’effettivo svolgimento dell’attività lavorativa prospettata.
  • La perdita della chance lavorativa conseguente al diniego del visto non costituisce, di per sé, un pregiudizio grave e irreparabile idoneo a giustificare la tutela cautelare, soprattutto quando il richiedente non abbia ancora raggiunto il territorio nazionale e possa presentare una nuova domanda di visto per altra causale o con una motivazione più adeguata.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoTutela cautelare
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaTutela cautelareProporzionalità e ragionevolezza

Testo integrale

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