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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 550/2023 del 11/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Stefano Pacini era stato condannato con sentenza del 16/03/2021 dal Tribunale di Lucca alla pena di 4.000 euro di ammenda per il reato previsto dall'art. 256, comma 1, d.lgs. n. 152/2006. Avverso detta sentenza l'imputato ha proposto impugnazione, ma la sentenza risultava inappellabile ai sensi dell'art. 568, comma 5, c.p.p.; il giudice d'appello ha comunque trasmesso l'impugnazione a questa Corte. Nel corso del procedimento dinanzi alla Corte di legittimità il difensore ha comunicato il decesso dell'imputato (decesso intervenuto il 21/07/2022, certificato rilasciato l'11/08/2022), motivo per cui è stata valutata l'estinzione del reato per morte dell'imputato.

La decisione

La Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata perché il reato è estinto per morte dell'imputato. Pur essendo stata rilevata l'inappellabilità della sentenza (art. 568, comma 5, c.p.p.) e avendo il Pubblico Ministero chiesto l'inammissibilità del ricorso, la decisione principale è stata l'annullamento senza rinvio dovuto all'estinzione del reato per decesso, con riferimento anche alla giurisprudenza consolidata (Sez. 3, n. 23906 del 12/05/2016, Patti).

Norme richiamate

  • art. 256, comma 1, d.lgs. n. 152 del 2006

    Norma che punisce la condotta ambientale contestata; è il titolo di reato per cui Pacini era stato condannato (ammenda di 4.000 euro).

  • art. 568, comma 5, cod. proc. pen.

    Prevede l'inappellabilità di talune sentenze; nel caso la sentenza del Tribunale di Lucca era inappellabile, per cui il giudice d'appello non avrebbe dovuto accogliere l'impugnazione ma, in ogni caso, ha trasmesso l'impugnazione alla Corte di legittimità.

  • art. 23, comma 8, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137, conv. con L. 18 dicembre 2020, n. 176

    Consente al Pubblico Ministero di trasmettere richieste scritte (conclusioni) in sede di cassazione; nel procedimento il P.M. ha trasmesso richieste scritte chiedendo l'inammissibilità del ricorso.

  • Sez. 3, n. 23906 del 12/05/2016, Patti, Rv. 267384 (giurisprudenza)

    Giurisprudenza richiamata per il principio secondo cui la sentenza impugnata deve essere annullata senza rinvio quando il reato si estingue per morte dell'imputato, essendosi esaurito il rapporto processuale e preclusa ogni diversa statuizione.

Massime di principio

  • La morte dell'imputato estingue il reato e comporta l'annullamento senza rinvio di eventuali sentenze di condanna: il rapporto processuale è esaurito e non è possibile pronunciare diverse statuizioni.
  • Se una sentenza è espressamente inappellabile ai sensi dell'art. 568 c.p.p., il giudice d'appello dovrebbe dichiarare l'inammissibilità dell'impugnazione; l'eventuale trasmissione alla Corte di legittimità non pregiudica però l'effetto estintivo della morte intervenuta successivamente.
  • Il verificarsi del decesso va tempestivamente documentato in atti (es. certificato di morte) dal difensore per consentire alla Corte di dichiarare l'estinzione del reato e pronunciarsi sull'annullamento senza rinvio.
  • Le richieste scritte del Pubblico Ministero (anche ai sensi dell'art. 23 d.l. 137/2020) possono orientare la trattazione processuale, ma non ostano all'applicazione automatica del principio di estinzione per morte quando ricorrono i presupposti.
  • In situazioni analoghe è opportuno verificare immediatamente la natura definitiva o impugnabile della sentenza e, se intervenuto il decesso, richiedere l'estinzione del procedimento; eventuali vizi procedurali sull'impugnazione diventano secondari davanti all'estinzione del reato.

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