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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22452/2025 del 14/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza sostenendo il travisamento della prova e un vizio radicale di motivazione ai sensi dell'art. 606, comma 1, lett. b) c.p.p. La difesa aveva depositato memoria con 6 allegati attestanti la lecita provenienza della somma di Euro 25.615,00 rinvenuta presso l'abitazione del ricorrente, della madre Alaimo Carmelo e dell'ex compagna Longo Milena, deducendo che si trattava di proventi di compravendite immobiliari (anni 2002 e 2010). Si lamentava altresì che il Tribunale non avesse valutato correttamente la ragionevolezza temporale tra le vendite e il denaro rinvenuto e la sproporzione rispetto alla capacità reddituale del ricorrente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il rimedio in cassazione contro ordinanze di sequestro sia ammesso solo per violazione di legge o per vizi motivazionali così gravi da rendere mancante l'apparato argomentativo. Nel caso di specie l'ordinanza impugnata conteneva motivazioni articolate e coerenti: descriveva la duplice ubicazione del denaro (abitazione e borsa trovata presso l'abitazione della Longo), rilevava l'incongruenza tra redditi dichiarati (poco più di €5.000 in quattro mesi) e la somma rinvenuta, e valutava non credibile la provenienza dalle compravendite della madre, essendo queste risalenti al 2002-2010 e prive di chiari versamenti bancari; inoltre la madre stessa avrebbe riferito agli operanti che le somme fossero del figlio. Pertanto non fu configurabile il vizio di motivazione invocato. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di Euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • codice di procedura penale, art. 321, comma 2

    Dispositivo richiamato per il decreto di sequestro e per la facoltà del giudice di adottare misure cautelari sui beni; la Corte ha ritenuto legittima l'adozione e la conferma del sequestro alla luce della motivazione fornita

  • codice di procedura penale, art. 240-bis

    Norma sulla confisca per equivalente (cd. confisca allargata) richiamata quale fondamento della misura sul denaro ritenuto provento o prezzo del reato

  • D.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, art. 85-bis

    Normativa del testo unico sugli stupefacenti relativa a misure patrimoniali sui proventi di reato, utilizzata per giustificare il sequestro del denaro rinvenuto

  • codice penale, art. 110

    Principio di concorso di persone nel reato, citato in relazione all'imputazione di reati connessi allo stupefacente

  • D.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, art. 73, commi 1 e 4

    Norme sostanziali sugli illeciti relativi agli stupefacenti contestati, che giustificano l'azione repressiva e le misure patrimoniali

  • codice di procedura penale, art. 324

    Norma che disciplina il giudizio di riesame; il Tribunale adito ai sensi di questo articolo ha confermato il sequestro e tale conferma è stata ritenuta correttamente motivata

  • codice di procedura penale, art. 606, comma 1, lett. b)

    Motivo di ricorso per cassazione invocato (travísamento della prova/vizio di motivazione); la Corte ha ricordato che tale censura è valutabile solo se il vizio è tale da configurare una violazione di legge o una motivazione radicalmente carente

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione avverso ordinanze di sequestro è ammesso prevalentemente per violazioni di legge o per vizi motivazionali talmente gravi da rendere inesistente o incomprensibile la motivazione; semplici contestazioni di valutazione delle prove sono, di norma, inammissibili
  • Per contestare l'origine lecita di somme sequestrate è necessario produrre elementi documentali credibili e coerenti nel tempo (versamenti bancari, atti che dimostrino il trasferimento del denaro), non solo documenti attestanti operazioni risalenti molti anni prima senza collegamenti formali ai flussi finanziari
  • La discordanza tra capacità reddituale del soggetto e l'ammontare del denaro rinvenuto costituisce un elemento serio a favore del sequestro quando non vi siano prove concrete e tempestive della legittima provenienza
  • Le dichiarazioni rese immediatamente agli operanti da terzi presenti al controllo (ad es. familiari che attribuiscono la somma all'indagato) possono contraddire la versione difensiva e sono considerate elementi valutabili dal giudice
  • Per ottenere l'accesso in sede di riesame e di cassazione contro misure patrimoniali è strategico evidenziare violazioni formali o carenze logiche manifeste nella motivazione del giudice, non solo proporre una diversa lettura della prova

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