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Sentenza

Sentenza n. 4516/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 5

per la revocazione della sentenza del Consiglio di Stato, V sezione, n. 7369, pubblicata il 18 settembre 2025, resa tra le parti.

Giustizia amministrativa202509758

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VSentenzaAzione di accertamento

Atto impugnato: sentenza del Consiglio di Stato n. 7369 del 18 settembre 2025, che aveva riformato la sentenza del TAR Lazio n. 21502 del 2024 e respinto l'azione avverso il silenzio sulla diffida a concludere la procedura di project financing relativa al collegamento autostradale Orte-Mestre

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (amministrazioni e soggetto aggiudicatore)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il promotore ha chiesto la revocazione della sentenza d'appello deducendo due errori di fatto ai sensi dell'art. 395, n. 4, c.p.c. Il primo sarebbe consistito nell'aver ritenuto che l'amministrazione avesse evidenziato la sopravvenuta inadeguatezza del progetto e che fossero intervenuti atti comportanti il definitivo arresto procedimentale, tra cui il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici n. 70/2016, così presupponendo una revoca implicita della dichiarazione di pubblico interesse mai accertata dal giudice di primo grado. Il secondo sarebbe consistito nell'aver considerato il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici e la nota dell'8 febbraio 2017 come atti determinativi di un arresto procedimentale, senza considerare gli atti successivi, le interlocuzioni amministrative, le valutazioni tecniche favorevoli e gli ulteriori investimenti del promotore, dai quali sarebbe emerso che la procedura era proseguita. Il ricorrente ha quindi sostenuto che la sentenza revocanda avesse erroneamente percepito il contenuto degli atti processuali e ha chiesto, nella fase rescissoria, il rigetto dell'appello delle amministrazioni e la conferma della sentenza del TAR che aveva ordinato al MIT di concludere il procedimento. Le amministrazioni hanno eccepito l'inammissibilità della revocazione e chiesto il rigetto della domanda rescissoria; ANAS ha inoltre dedotto il difetto di legittimazione passiva e di interesse nei propri confronti.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione. Ha ribadito che l'errore di fatto revocatorio deve derivare da una pura e semplice errata o omessa percezione del contenuto materiale degli atti, riguardare un punto non controverso sul quale la sentenza non abbia motivato ed essere decisivo. Deve inoltre emergere immediatamente, senza ricostruzioni induttive o interpretazioni ermeneutiche. Il primo motivo è stato dichiarato inammissibile perché non denunciava l'omessa percezione di un documento o di un fatto, ma contestava l'interpretazione della sequenza procedimentale e la qualificazione degli effetti del parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici. La sentenza revocanda non aveva affermato l'esistenza di una revoca implicita della dichiarazione di pubblico interesse, ma aveva ritenuto che dal parere emergesse l'inattuabilità del progetto e che tale elemento, unitamente ad altri, avesse indotto l'amministrazione ad abbandonarlo. Anche il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile: la sentenza aveva esaminato gli atti successivi al parere, ma li aveva valutati non idonei a superarne l'efficacia ostativa e aveva qualificato il parere e la successiva nota come atti sostanzialmente determinativi di un arresto procedimentale. La censura mirava quindi a ottenere una nuova valutazione del materiale probatorio e del significato giuridico degli atti, configurando al più un errore di giudizio, non deducibile mediante revocazione. La revocazione non può trasformarsi in un terzo grado di merito. La parte ricorrente è stata condannata alle spese, liquidate in euro 5.000,00 oltre accessori in favore delle amministrazioni costituite e in euro 5.000,00 oltre accessori in favore di ANAS S.p.A.

Norme richiamate

  • art. 395, n. 4, c.p.c.

    L'errore revocatorio richiede una falsa percezione del contenuto materiale degli atti processuali, relativa a un punto non controverso e decisiva per la pronuncia; non ricomprende l'erronea valutazione o interpretazione delle prove e degli atti.

  • artt. 31 e 117 c.p.a.

    azione avverso il silenzio

    Sono richiamati in relazione all'azione originaria proposta dal promotore per ottenere la conclusione della procedura amministrativa.

  • art. 73 c.p.a.

    È richiamato per il deposito di memorie e repliche nel giudizio.

Massime di principio

  • L'errore di fatto idoneo a fondare la revocazione deve consistere in una pura e semplice errata od omessa percezione del contenuto materiale degli atti processuali, tale da indurre il giudice a decidere sulla base di un presupposto fattuale falso; deve riguardare un punto non controverso, sul quale la sentenza non abbia espressamente motivato, ed essere decisivo per la pronuncia.
  • L'errore revocatorio deve essere immediatamente rilevabile e di semplice percezione; non ricorre quando la censura richiede argomentazioni induttive, interpretazioni della sequenza procedimentale o valutazioni giuridiche e probatorie.
  • La revocazione non è proponibile per contestare l'erronea, inesatta o incompleta valutazione del materiale probatorio, né l'anomalia del percorso logico mediante il quale il giudice ha interpretato gli atti e formato il proprio convincimento: tali doglianze configurano, al più, un errore di giudizio.
  • Quando il giudice abbia esaminato gli atti e i fatti allegati dalle parti, ma li abbia ritenuti non idonei a superare la propria ricostruzione della vicenda, la richiesta di una diversa valutazione integra una critica al merito della decisione e non un errore revocatorio; la revocazione non può essere utilizzata come un terzo grado di giudizio.

Come è indicizzato

MaterieRevocazione e opposizione di terzoTermini e notificazione del ricorso
RamiProcesso amministrativo
IstitutiOnere della prova e principio dispositivo

Testo integrale

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