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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 01744/2026 del 15/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il ricorso è stato ritenuto infondato e rigettato. La Corte ha confermato che, ai sensi della giurisprudenza citata, l'istanza ex art. 656, comma 6, cod. proc. pen. deve essere corredata dalla dichiarazione o elezione di domicilio effettuata personalmente dal condannato (anche se l'istanza è presentata dal difensore); in difetto la domanda è inammissibile. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente aveva chiesto la concessione dell'affidamento in prova o della detenzione domiciliare; il Tribunale ha rigettato per inammissibilità perché l'istanza non era corredata dalla dichiarazione/elezione di domicilio sottoscritta personalmente dal condannato e perché lo stesso si era allontanato per ignota destinazione senza comunicare il nuovo domicilio, rendendo impossibili gli accertamenti necessari. Il ricorrente ha contestato la declaratoria di irreperibilità sostenendo che il domicilio era noto e che c'erano contatti con l'UEPE, oltre a sostenere che la relazione dell'UEPE non risultava agli atti

Norme richiamate

  • art. 656, comma 6, cod. proc. pen.

    L'istanza di differimento dell'esecuzione e di misura alternativa deve essere corredata, a pena di inammissibilità, dalla dichiarazione o elezione di domicilio effettuata personalmente dal condannato quando non sia detenuto, irreperibile o latitante; la mancanza di tale dichiarazione legittima il rigetto per inammissibilità

  • art. 677, comma 2‑bis, cod. proc. pen.

    Richiama l'obbligo, per il condannato non detenuto, di comunicare il domicilio; la mancata comunicazione e l'allontanamento per ignota destinazione ostano agli accertamenti necessari per valutare le condizioni per le misure alternative

  • Giurisprudenza richiamata (Sez. 1, n. 30779 del 13/01/2016; Sez. U, n. 18775 del 17/12/2009)

    La giurisprudenza conferma il principio secondo cui la dichiarazione/elezione di domicilio deve essere sottoscritta personalmente dal condannato e costituisce requisito di ammissibilità dell'istanza ex art. 656, comma 6

Massime di principio

  • Le istanze per misure alternative presentate dal difensore devono sempre essere corredate dalla dichiarazione o elezione di domicilio sottoscritta personalmente dal condannato; senza quella la domanda può essere dichiarata inammissibile
  • Se il condannato si allontana e non comunica il nuovo domicilio, il giudice può ritenere impossibile effettuare gli accertamenti necessari e dichiarare l'istanza inammissibile o rigettarla
  • Se si contesta l'irreperibilità, il difensore dovrebbe documentare contatti concreti (es. corrispondenza, comunicazioni con UEPE, indirizzi aggiornati) e chiedere formalmente al giudice di disporre ricerche o accertamenti prima di assumere la declaratoria di irreperibilità
  • È importante assicurarsi che eventuali relazioni dell'UEPE o altri documenti probatori siano depositati nel fascicolo prima della decisione, e segnalarne l'assenza al giudice se rilevante
  • La giurisprudenza è rigorosa sulle formalità richieste dall'art. 656: la compliance con i requisiti formali è spesso decisiva, perciò il difensore deve verificare e documentare attentamente la regolarità delle procure e delle elezioni di domicilio

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