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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19717/2024 del 17/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Giudice dell'esecuzione che aveva riconosciuto il vincolo della continuazione tra numerose sentenze di truffa online. Il Pubblico Ministero contestava errata applicazione della legge e vizio di motivazione, sostenendo che i fatti (commessi tra il 2008 e il 2014, in diverse regioni e con modalità e vittime diverse) indicano un'abitualità criminale e non l'esistenza di un unico disegno criminoso; in particolare si censurava il collegamento della sentenza n. 24 (truffa del 27/05/2014) con le altre.

La decisione

La Corte ha accolto il ricorso limitatamente al profilo relativo alla sentenza n. 24 (truffa del 27/05/2014), annullando l'ordinanza nella parte che aveva riconosciuto la continuazione tra tale reato e quelli anteriori, per carenza di motivazione circa l'esistenza di un medesimo disegno criminoso. Ha disposto il rinvio per nuovo esame al Giudice dell'esecuzione, in diversa composizione, affinché motivi adeguatamente e, se necessario, ridetermini il trattamento sanzionatorio. Il resto del ricorso è stato rigettato.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Il giudice dell'esecuzione, investito della richiesta di riconoscimento della continuazione, deve valutare anche la decisione del giudice della cognizione e, se discorda, motivare adeguatamente il motivo del dissenso rispetto al complessivo quadro delle risultanze.

  • art. 81 cod. pen.

    La Corte richiama l'art. 81 come parametro per valutare l'esistenza di un medesimo disegno criminoso: un ampio lasso temporale costituisce indizio contrario alla programmazione unitaria delle condotte, salvo elementi che dimostrino la predeterminazione almeno nelle linee fondamentali.

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. 1, n. 54106 del 24/03/2017, Miele; Sez. 4, n. 34756 del 17/05/2012, Imadonia; Sez. 1, n. 35806 del 20/04/2016, D'Amico)

    Orientamenti consolidati secondo cui: il giudice dell'esecuzione non può ignorare la valutazione del giudice della cognizione; il decorso del tempo è elemento decisivo e, in assenza di altri elementi, l'ampio intervallo rende improbabile un disegno unitario; l'onere di allegare elementi concreti circa un progetto criminoso grava su chi invoca la continuazione.

  • Corte Cost. n. 183 del 2013

    Richiamata in relazione al principio che il nuovo esame in sede esecutiva deve essere affidato a diversa persona fisica quando si rinvia per giudizio.

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione richiede, oltre all'omogeneità dei reati, la prova o adeguata motivazione dell'esistenza di un disegno criminoso unitario predeterminato almeno nelle linee fondamentali; la mera coincidenza temporale e la identità del titolo di reato non sono sufficienti.
  • Un ampio intervallo temporale tra le condotte è un elemento fortemente ostativo al riconoscimento della continuazione e deve essere compensato da elementi concreti che dimostrino la predeterminazione del progetto criminoso.
  • Il giudice dell'esecuzione, pur avendo autonomia di valutazione, non può trascurare le valutazioni già compiute dal giudice della cognizione e, se decide diversamente, è obbligato a motivare in modo puntuale il perché del dissenso rispetto al quadro probatorio e giuridico pregresso.
  • Spetta a chi invoca la continuazione (o a chi in sede esecutiva resiste alla sua esclusione) allegare e, se possibile, dimostrare elementi specifici e concreti che attestino un disegno unitario, non potendo limitarsi a dedurre abitualità o mera prossimità cronologica.
  • Se la motivazione del giudice è meramente assertiva o omette di confrontarsi con la giurisprudenza e con i provvedimenti di cognizione, la Corte di legittimità può annullare l'atto limitatamente alla parte carente e rinviare per un nuovo esame.

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