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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4587/2025 del 05/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la sentenza di appello che aveva confermato in parte la condanna per plurimi reati (truffa, tentata truffa, patrocinio infedele, esercizio abusivo della professione e falso) mossi contro la ricorrente. Le censure principali dedotte dal difensore contestavano: la mancata configurabilità del dolo e degli artifici/raggiri (la condotta sarebbe stata mera negligenza o inerzia), la insufficienza o inesistenza dell'ingiusto profitto, la prescrizione di talune fattispecie, l'erronea qualificazione come patrocinio infedele quando mancava un procedimento pendente, e la carenza di specificità nelle doglianze appellate su molte posizioni contestate.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato in parte fondati i motivi e in parte inammissibili. In particolare: ha annullato senza rinvio il capo 3) (tentata truffa nei confronti di Barbara Spreafico) perché i fatti non sussistono; ha annullato senza rinvio, limitatamente al capo 9), la parte relativa al patrocinio infedele per la mancata impugnazione del licenziamento (perché la condotta era prodromica e non riferibile a procedimento pendente). Per il resto il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la sentenza di merito è stata confermata. Non potendo la Corte determinare direttamente la pena residua, è disposto il rinvio ad altra Sezione della Corte d'appello di Milano per la rideterminazione della pena; inoltre la ricorrente è condannata alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa delle parti civili.

Norme richiamate

  • art. 640 cod. pen. (truffa)

    La Corte ha confermato che la truffa richiede artifici e raggiri idonei ad ingannare la vittima, un ingiusto profitto e il nocumento; in più, sul punto, ha ritenuto sussistenti gli elementi in relazione a diversi capi, mentre ha escluso la fattispecie (capo 3) per mancata prova dell'ingrasso illecito.

  • art. 380 cod. pen. (patrocinio infedele)

    Il reato si consuma mediante azione o omissione idonea a recare nocumento agli interessi della parte in un procedimento pendente; non è applicabile per attività puramente prodromiche a un procedimento non ancora instaurato. La Cassazione ha annullato talune posizioni quando mancava un procedimento pendente.

  • art. 348 cod. pen. (esercizio abusivo della professione)

    Richiamato in relazione alla ricezione di somme nonostante provvedimenti interdittivi: la Corte territoriale ha ritenuto integrata la fattispecie in concorso con altre condotte, mentre la ricorrente ha contestato l'applicabilità per mancanza di atto riservato.

  • art. 56 cod. pen. (tentativo)

    Il tentativo richiede atti idonei diretti in modo non equivoco alla consumazione del reato: la Cassazione ha ritenuto configurabile il tentativo di truffa in alcuni capi (es. uso di un falso numero di registro per simulare un procedimento) e ha respinto le censure difensive.

  • art. 43 cod. pen. (concorso/altre norme richiamate nei motivi)

    Richiamata in combinazione con altre disposizioni relative al concorso di persone o criteri di imputazione; la Corte ha valutato il dolo e la partecipazione sulla base della ricostruzione di merito.

Massime di principio

  • Per configurare la truffa è necessario provare artifici o raggiri posti in essere con finalità di ottenere un ingiusto profitto e che tali artifici siano idonei a determinare un atto dispositivo della vittima; la mera negligenza o inerzia, senza elementi di inganno antecedenti o contestuali, tende a integrare responsabilità civilistica ma non il reato di truffa.
  • Il tentativo di truffa richiede atti diretti e non equivoci verso la consumazione (ad es. falsificare dati di un procedimento per far apparire svolta una prestazione inesistente): la presenza di simulazioni documentali o indicazioni false sullo stato di una procedura può costituire elemento sufficiente.
  • Il reato di patrocinio infedele (art. 380 c.p.) esige che la condotta dannosa si verifichi in relazione a un procedimento giudiziario o amministrativo effettivamente pendente; attività puramente preparatorie o prodromiche anteriori all'instaurazione del processo non rientrano nella fattispecie.
  • La prescrizione si valuta rispetto al momento di consumazione del reato (per la truffa, spesso il momento del conseguimento dell'ingiusto profitto o della cessazione dei pagamenti in caso di consumazione prolungata); le azioni dilatorie e i pagamenti successivi possono incidere sulla decorrenza.
  • Le doglianze non sollevate con specificità in sede di appello possono risultare precluse in Cassazione: è fondamentale devolvere in appello le contestazioni di fatto e di prova in modo puntuale e motivato.
  • Nelle cause con pluralità di capi occorre distintamente valutare gli elementi di ogni fattispecie (dolo, profitto, danno, pendency processuale); annullamenti parziali sono possibili quando manchi uno degli elementi costitutivi per singoli capi.

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