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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 45429/2022 del 30/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la conferma, da parte della Corte d'appello di Milano, della condanna per il delitto previsto dall'art. 10-ter d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74. Due i motivi principali: 1) violazione ed erronea applicazione degli artt. 12 e 16 cod. proc. pen. per incompetenza territoriale per connessione, con la censura che la Corte d'appello avrebbe errato nel ritenere non provata l'unicità del disegno criminoso tra procedimenti instaurati a Milano e a Bari; 2) inosservanza ed erronea applicazione dell'art. 43 cod. pen., sostenendo che il Camerino fosse un mero prestanome privo di poteri gestori e che la condanna sarebbe stata basata sulla sola posizione formale senza valutare l'incidenza causale delle omissioni sulla realizzazione del reato.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha rilevato che, sebbene il primo argomento della Corte d'appello (riguardo alla necessità di pendenza nello stesso stato e grado per la connessione) fosse errato alla luce della giurisprudenza delle Sezioni Unite, la Corte d'appello aveva comunque fornito un'adeguata motivazione fattuale e non era stato indicato dal ricorrente alcun elemento concreto idoneo a dimostrare l'unicità del disegno criminoso. Quanto al profilo della responsabilità dell'eventuale "prestanome", la Corte ha confermato che anche chi ricopre formalmente una carica può essere ritenuto penalmente responsabile se si è sottratto ai doveri di vigilanza, controllo e verifica inerenti alla carica, con possibilità di configurare il dolo anche nella forma eventuale. Per tali ragioni il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 10-ter, d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74

    Norma sostanziale contestata quale titolo di reato nel procedimento; la sentenza conferma la condanna per il reato ascrittogli sulla base degli elementi di fatto accertati.

  • artt. 12 e 16, cod. proc. pen.

    Richiamati dal ricorrente in tema di competenza territoriale per connessione; la Cassazione osserva che la Corte d'appello ha sbagliato su un punto di diritto ma ha comunque motivato adeguatamente in fatto l'assenza di prova dell'unicità del disegno criminoso.

  • art. 43, cod. pen.

    Riferito al dolo: la Corte ritiene che l'omissione dei doveri di vigilanza connessi alla carica possa integrare il dolo, anche nella forma eventuale, e giustificare la condanna del soggetto anche se "prestanome".

  • art. 81, cpv., cod. pen.

    Richiamato nel ricorso (indici comuni tra procedimenti); la Cassazione rileva che tali indici non sono stati adeguatamente dedotti nell'atto di impugnazione e dunque non possono essere valorizzati per dimostrare la connessione.

  • art. 616, cod. proc. pen.

    Norma applicata per l'effetto della declaratoria di inammissibilità: il ricorrente è condannato alle spese e al versamento alla Cassa delle ammende.

  • Sezioni Unite, sentenza n. 27343 del 28/2/2013 (giurisprudenza)

    sentenza n. 27343 del 28/2/2013

    Principio secondo cui la competenza per connessione è criterio originario e non subordinato alla pendenza dei procedimenti nello stesso stato e grado; la Cassazione richiama la decisione per censurare parte della motivazione della Corte d'appello, pur ritenendo il complesso motivazionale meritevole di rispetto.

  • Corte costituzionale, sentenza 13 giugno 2000, n. 186 (giurisprudenza)

    sentenza 13 giugno 2000, n. 186

    Richiamata in relazione all'onere delle spese e alla valutazione della colpa nella proposizione del ricorso; la Cassazione, non rilevando colpa, comunque applica l'onere previsto per l'inammissibilità.

Massime di principio

  • Per l'eccezione di incompetenza territoriale per connessione è necessario dimostrare, oltre alla mera somiglianza degli elementi (stesso tipo di reato, periodo, ruolo), l'esistenza di un disegno criminoso unitario: la semplice coincidenza di attività e ruolo non è sufficiente.
  • La competenza per connessione è un criterio autonomo e originario e non richiede necessariamente la pendenza dei procedimenti nello stesso stato e grado, ma il ricorrente deve indicare elementi concreti che giustifichino la connessione.
  • La qualifica di "prestanome" non esclude di per sé la responsabilità penale: chi accetta una carica ha doveri di vigilanza e controllo; la loro omissione può integrare il dolo, anche nella forma eventuale.
  • Le valutazioni di fatto operate dai giudici di merito sono in genere incensurabili in cassazione se basate su motivazione congrua; il ricorrente deve dunque far emergere errori di diritto o vizi motivazionali rilevanti.
  • In caso di inammissibilità del ricorso in Cassazione trova applicazione l'art. 616 c.p.p.: il ricorrente può essere condannato alle spese e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende, salvo specifica colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

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