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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42536/2024 del 20/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 27/05/2024 che ha disposto la confisca di euro 8.800,00 ai sensi dell'art. 85-bis d.P.R. n. 309/1990 e dell'art. 240-bis c.p., in relazione alla condanna di Lila per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio (definizione con art. 444 c.p.p.). Il ricorrente ha dedotto: (1) che la somma appartiene al fratello (Cani Ervin) e quindi andava esclusa la confisca; (2) che la confisca è immotivata perché la condanna è per sola detenzione e non per vendita, dunque la somma non potrebbe essere profitto da spaccio.

La decisione

Il tribunale ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sulla questione della titolarità della somma, il giudice ha ritenuto che il soggetto legittimato alla restituzione è il fratello Cani Ervin e non il ricorrente, quindi Lila non ha un interesse concreto e attuale ad impugnare nella parte relativa alla restituzione. Sulla censura relativa alla mancanza di motivazione sul rapporto di pertinenzialità, il tribunale ha osservato che la confisca è stata disposta secondo la c.d. confisca allargata per sproporzione (art. 240-bis e art. 85-bis), per la quale non è richiesto provare la pertinenzialità o la diretta provenienza illecita del bene, bensì la sproporzione tra redditi dichiarati e valori detenuti: la doglianza quindi non è pertinente rispetto alle ragioni poste a base del provvedimento e risulta aspecifica. In conseguenza di ciò il ricorso è stato respinto, il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 85-bis d.P.R. n. 309 del 1990

    Norma richiamata per applicare la disciplina della confisca in materia di sostanze stupefacenti; integra il ricorso all'istituto della confisca per sproporzione (confisca allargata) con riferimento ai beni il cui valore eccede i redditi leciti dichiarati.

  • art. 240-bis cod. pen.

    Prevede la confisca per sproporzione (allargata) nei delitti concernenti stupefacenti; non richiede la prova puntuale della pertinenzialità o della provenienza illecita, ma valuta la sproporzione tra redditi e valore dei beni.

  • art. 444 cod. proc. pen.

    Richiamato come modalità con cui è stata definita la responsabilità penale dell'imputato (patteggiamento o applicazione della pena su richiesta delle parti), che ha comportato la condanna alla base della confisca.

  • art. 322 cod. proc. pen.

    Riferito al titolo cautelare e alla legittimazione a richiederne il riesame: il giudice richiama il principio secondo cui chi non è titolare del bene sottoposto a sequestro non è automaticamente legittimato a proporre gravame, salvo interesse concreto e attuale alla restituzione.

  • art. 591 comma 1 lett. c) cod. proc. pen.

    Norma richiamata in relazione all'inammissibilità per aspecificità delle censure che non risultano correlate alle motivazioni del provvedimento impugnato.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese del procedimento in caso di inammissibilità del gravame; applicata qui unitamente alla disposizione che consente la condanna alla Cassa delle ammende per profili di colpa nella proposizione del ricorso.

Massime di principio

  • Solo chi ha un interesse concreto e attuale alla restituzione del bene (tipicamente il titolare dell'asset) ha legittimazione a impugnare provvedimenti cautelari o ablativi; un imputato che non risulta proprietario può risultare inammissibile a impugnare nella parte relativa alla restituzione.
  • La confisca 'allargata' o per sproporzione (art. 240-bis c.p. e art. 85-bis d.P.R. 309/1990) non richiede la prova della pertinenzialità o della diretta provenienza illecita del bene; il giudizio si fonda sulla sproporzione tra redditi dichiarati e valori detenuti.
  • Le censure devono essere specificamente correlate alle ragioni poste a base del provvedimento impugnato; attaccare un requisito non utilizzato dal giudice (es. pertinenzialità quando il giudice ha motivato per sproporzione) può essere dichiarato aspecifico e rendere il ricorso inammissibile.
  • Se si contesta la titolarità di somme o beni sequestrati, è preferibile che il reale proprietario proponga tempestivamente il ricorso o l'istanza di restituzione e fornisca prove documentali dell'effettiva proprietà.
  • La proposizione di ricorsi infondati o non diligenti può comportare, oltre al rigetto, la condanna alle spese processuali e sanzioni pecuniarie (es. Cassa delle ammende).

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