Ordinanza n. 2039/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 5
per la riforma dell'ordinanza cautelare del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (sezione seconda bis), n. 2513, pubblicata il 28 aprile 2026, resa tra le parti.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: ordinanza cautelare del TAR Lazio - Roma, Sez. II bis, che aveva respinto la domanda cautelare proposta contro gli atti amministrativi incidenti sullo svolgimento dell'attività di somministrazione di alimenti e bevande
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La società ha appellato l'ordinanza cautelare del TAR Lazio che aveva respinto la domanda cautelare proposta in primo grado. Dalla motivazione dell'ordinanza emerge che la controversia cautelare riguarda lo stato fattuale dei luoghi e, in particolare, la rilevanza di una relazione della Polizia Municipale relativa allo svolgimento dell'attività di somministrazione di alimenti e bevande e alla destinazione del bene denominato "serra". La relazione è stata contestata mediante querela di falso pendente davanti al Tribunale ordinario. L'appellante ha dedotto, a sostegno della propria posizione, le autorizzazioni relative alla somministrazione e documentazione sulla funzionalità della serra allo svolgimento dell'attività, pur trattandosi di bene locato ad altra società.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha respinto l'appello cautelare e ha confermato, nella sostanza, il diniego della tutela cautelare pronunciato dal TAR. Quanto al fumus boni iuris, ha ritenuto che la causa necessiti di approfondimento nel merito, poiché lo stato fattuale è controverso. La relazione della Polizia Municipale, pur essendo oggetto di querela di falso pendente davanti al giudice ordinario, non risulta allo stato smentita né dalle autorizzazioni per la somministrazione di alimenti e bevande né dalla documentazione prodotta dalla società sulla destinazione funzionale della serra. Quanto al periculum in mora, il bilanciamento degli interessi ha favorito Roma Capitale, in ragione dell'interesse pubblico allo svolgimento dell'attività di somministrazione in locali conformi alla legge. Le spese del grado d'appello sono state compensate.
Norme richiamate
art. 62 c.p.a.
La disposizione è richiamata quale base processuale dell'appello cautelare davanti al Consiglio di Stato.
Massime di principio
- Nel giudizio cautelare, quando la ricostruzione dello stato fattuale dei luoghi è controversa e richiede un approfondimento incompatibile con la cognizione sommaria, il fumus boni iuris non può ritenersi favorevolmente apprezzato sulla base di documentazione privata o autorizzatoria non idonea, allo stato, a smentire gli accertamenti dell'amministrazione.
- La proposizione di una querela di falso contro una relazione della Polizia Municipale non priva automaticamente tale relazione di rilevanza nella fase cautelare, qualora le sue risultanze non siano state allo stato smentite da altri elementi probatori.
- Nel bilanciamento cautelare, l'interesse pubblico a che un'attività di somministrazione di alimenti e bevande si svolga in locali conformi alla legge può prevalere sull'interesse economico dell'operatore alla prosecuzione dell'attività, quando la conformità dei locali risulti controversa.
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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