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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8236/2022 del 09/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La società Alechia S.r.l. impugnava l'ordinanza del Tribunale di Asti che aveva confermato il sequestro preventivo impeditivo dell'immobile di sua proprietà in Asti (Corso Alessandria 501). Il sequestro era stato disposto in relazione a un'ipotesi di bancarotta fraudolenta patrimoniale, connessa a una presunta operazione distrattiva (cedimento del contratto di leasing nel 2009 e successivo passaggio di proprietà nel 2016) riconducibile, secondo l'accusa, a soggetti riconducibili a Montante Antonio Calogero. Alechia contestava, in sintesi: (i) il difetto di fumus commissi delicti per l'assenza di un concreto pericolo per le ragioni creditorie; (ii) l'inosservanza dell'art. 321 cod. proc. pen. perché il sequestro sarebbe stato utilizzato per fini diversi da quelli previsti dalla norma; (iii) la non riconducibilità dell'immobile alla nozione di "cosa pertinente al reato" (v. effetti del leasing e sua estinzione); (iv) l'assenza del periculum in mora, essendo l'immobile passato formalmente ad Alechia dal 2016 e la condotta contestata risalente al 2009.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato limitatamente al profilo della carenza di motivazione sull'elemento del periculum in mora. Ha confermato che il fumus e la pertinenzialità del bene al reato erano adeguatamente delineati dalla pubblica accusa e richiamati dal Tribunale, ma ha censurato l'ordinanza del riesame per motivazione insufficiente e incongruente in ordine al pericolo concreto che la libera disponibilità dell'immobile potesse aggravare o protrarre le conseguenze del reato. In particolare la Corte ha rilevato che il giudice di primo grado aveva indicato un rischio (cessione del contratto di leasing) ormai non pertinente e che il Tribunale di riesame, pur tentandone la correzione, ha fornito argomentazioni vaghe e non coerenti (concetto di "consolidamento" non adeguatamente spiegato). Conseguentemente la sentenza è stata annullata con rinvio al Tribunale di Asti per un nuovo giudizio, con l'indicazione che nel riesame dovrà essere svolto un accertamento concreto e motivato, tenendo conto delle circostanze di fatto e delle allegazioni difensive, sul reale rischio che la disponibilità del bene possa aggravare o protrarre le conseguenze del reato.

Norme richiamate

  • art. 321 cod. proc. pen.

    "quando vi è pericolo che la libera disponibilità di una cosa pertinente al reato possa aggravare o protrarre le conseguenze di esso ovvero agevolare la commissione di altri reati"

    Distinzione tra sequestro impeditivo (comma 1) e sequestro finalizzato alla confisca (comma 2); per il sequestro impeditivo sono richiesti fumus commissi delicti e periculum in mora; il giudice non può riclassificare la tipologia scelta dall'Ufficio.

  • art. 324 cod. proc. pen.

    Disciplina dell'impugnazione dei provvedimenti cautelari al tribunale del riesame; il riesame opera nei limiti e con le garanzie previste dalla norma e dal richiamo all'art. 309, comma 9.

  • art. 309, comma 9 cod. proc. pen.

    Prescrive che il tribunale del riesame annulli il provvedimento impugnato se la motivazione manca o non contiene una autonoma valutazione degli elementi che ne costituiscono il fondamento; obbligo di valutare anche le argomentazioni difensive.

  • art. 125, comma 3 cod. proc. pen.

    Richiede la motivazione delle sentenze e delle ordinanze a pena di nullità; la carenza motivazionale può comportare annullamento.

  • artt. 216 (comma 1 n.1) e 223 legge fallimentare

    Richiamate in relazione alla fattispecie di bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione: la cessione simulata o l'artificio negoziale che sottrae beni alla massa fallimentare integra la fattispecie.

  • art. 606, comma 1, lett. c) cod. proc. pen.

    Indica le ipotesi di ricorso in cassazione; la Corte ha ritenuto deducibile la censura sulla mancanza di motivazione (art. 125 c.p.p.) ai sensi delle norme processuali applicabili.

Massime di principio

  • Per disporre un sequestro impeditivo ex art. 321 c.p.p. occorrono due requisiti: fumus commissi delicti (esaminato con minor rigore rispetto alla gravità indiziaria) e periculum in mora, che deve essere concreto e specificamente motivato.
  • Il fumus deve essere calato sul caso concreto: non basta l'astratta configurabilità del reato, ma non è nemmeno richiesta la prova piena della responsabilità penale.
  • Il periculum in mora richiede un accertamento in concreto, basato su elementi fattuali che dimostrino la reale probabilità che la libera disponibilità del bene aggravi o prolunghi le conseguenze del reato o agevoli altri reati; formulazioni generiche non sono sufficienti.
  • Il giudice del riesame non può sanare, con argomentazioni vaghe o concetti indeterminati, una motivazione originaria carente: è necessaria un'autonoma e comprensibile valutazione delle circostanze, compresa la considerazione delle argomentazioni difensive (art. 309, comma 9).
  • Il giudice non può riclassificare il tipo di sequestro scelto dall'Ufficio (impeditivo vs. finalizzato alla confisca); se il pubblico ministero ha chiesto il sequestro impeditivo, l'analisi deve attenersi a quel paradigma.
  • Quando il bene è formalmente nella disponibilità di una terza parte da tempo (es. trasferimento avvenuto anni prima), per giustificare il sequestro impeditivo è necessario indicare con precisione quale atto futuro o condotta concreta renderebbe possibile la "definitiva sottrazione" o l'aggravamento delle conseguenze del reato.
  • In caso di motivazione insufficiente sul periculum, la decisione va cassata e il giudice di merito è tenuto a riesaminare il caso svolgendo un accertamento concreto e motivato.

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