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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22814/2024 del 05/06/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Mazzeo era indagato per concorso nei reati di scambio elettorale politico-mafioso (art. 416-ter c.p.) e corruzione aggravata dalla finalità agevolativa di associazione mafiosa. L'accusa lo riteneva intermediario tra Cesare Pasqua (ex direttore del Dipartimento di prevenzione dell'ASP di Vibo Valentia) e Domenico Colloca (imprenditore contiguo ad ambienti 'ndrangheta), avendo favorito e ospitato un incontro nel novembre 2018 durante il quale sarebbe stato pattuito l'appoggio elettorale in cambio di utilità. I ricorsi difensivi censuravano: a) l'assenza del soggetto beneficiario effettivo del patto (il candidato Vincenzo Pasqua non risulta coinvolto concretamente); b) la mancanza della prova del "metodo mafioso" o dell'appartenenza organica di Colloca alla cosca; c) l'assenza di una utilità immediatamente valutabile (la promessa di "aiuto" personale di Pasqua, non denaro o beni immediatamente monetizzabili); d) la cessazione del pubblico servizio di Pasqua prima dell'incontro, che metterebbe in dubbio la qualifica pubblica necessaria per la corruzione; e) motivazione cautelare ritenuta generica e non adeguatamente circostanziata.

La decisione

La Corte ha accolto il ricorso in più parti. Ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata e la misura cautelare con riguardo al reato di scambio elettorale politico-mafioso (art. 416-ter nella formulazione vigente al momento dei fatti), dichiarandone l'inefficacia: il patto di novembre 2018 non rientrava nel previgente delimito normativo perché la corrispettiva promessa da Pasqua non era una utilità immediatamente monetizzabile né risultava l'uso del "metodo mafioso" o l'impiego del nome di una cosca. Quanto al reato di corruzione, la Corte ha annullato l'ordinanza con rinvio al giudice di merito per un supplemento di motivazione volto a chiarire la rilevanza della qualifica pubblica di Pasqua nonostante la cessazione dal servizio (art. 360 c.p.) e la sussistenza di specifici rapporti funzionali che giustifichino l'ultrattività della qualità di pubblico ufficiale; per questa parte la misura cautelare non è stata automaticamente dichiarata inefficace. Anche l'aggravante della finalità agevolativa mafiosa è stata annullata con rinvio perché gli indici posti a fondamento risultano assertivi e non sufficientemente indicativi di una finalità diretta ad agevolare l'associazione mafiosa. Infine, la Corte ha disposto il riesame complessivo delle esigenze cautelari, ritenendo che il Tribunale debba motivare in modo più puntuale e considerare il tempo intercorso e la cessazione dall'incarico di Pasqua.

Norme richiamate

  • art. 416-ter cod. pen.

    "Scambio elettorale politico-mafioso"

    La Corte ritiene che, nella formulazione previgente, il reato si perfezionava con un patto che prevedeva il procacciamento di voti mediante il "metodo mafioso" e in cambio dell'erogazione o promessa di denaro o altra utilità immediatamente valutabile; nel caso concreto mancano sia l'utilità immediata sia la prova del metodo mafioso o dell'impiego del nome della cosca

  • art. 416-bis cod. pen. (terzo comma)

    richiamato nei termini del "metodo mafioso"

    Il condizionamento elettorale richiede modalità riconducibili al metodo mafioso, ossia lo sfruttamento della capacità intimidatoria derivante dall'esistenza dell'associazione; tale modalità può essere provata anche in via indiretta ma, per integrare lo scambio ex art. 416-ter previgente, occorre che il promittente sia intraneo alla cosca o che il nome della cosca sia stato speso

  • art. 360 cod. pen.

    "Quando la qualità di pubblico ufficiale è elemento costitutivo del reato, la cessazione della stessa non esclude il reato" (richiamato nel testo)

    L'estensione dell'efficacia della qualifica pubblica oltre la cessazione del servizio richiede la dimostrazione di un rapporto funzionale tra la qualità precedente e la commissione del reato: devono emergere elementi concreti che provino la capacità del soggetto, pur cessato, di incidere sulle determinazioni dell'amministrazione

  • art. 346-bis cod. pen.

    "Traffico d'influenze illecite" (richiamato come possibile fattispecie alternativa)

    La Corte segnala che, in assenza della prova che Pasqua potesse incidere concretamente sull'amministrazione pur cessato, il patto potrebbe integrare piuttosto il reato di traffico d'influenze illecite e non necessariamente la corruzione

  • Legge 21 maggio 2019, n. 43

    modifica normativa dell'art. 416-ter

    La Corte evidenzia che la fattispecie è stata successivamente modificata dalla L. 43/2019, ma applica al caso il testo previgente poiché il reato si era perfezionato nel novembre 2018

Massime di principio

  • Per configurare lo scambio elettorale politico-mafioso nella formulazione previgente alla L. 43/2019 è necessario che la promessa del candidato o suo emissario riguardi denaro o beni immediatamente quantificabili; promesse di aiuti personali non monetizzabili non rientrano nel tipo legale.
  • La qualificazione del procacciatore come "intraneo" alla cosca o l'esplicito impiego del nome della cosca è determinante per desumere che il reclutamento elettorale sia avvenuto con il "metodo mafioso"; mere contiguità o fama di relazioni in ambienti criminali non bastano.
  • Quando la qualità di pubblico ufficiale è cessata prima del fatto, per ritenere integrato il reato di corruzione occorre dimostrare un rapporto funzionale e concreto che renda quella qualifica rilevante anche dopo la cessazione (art. 360 c.p.); in assenza di ciò può configurarsi invece il traffico d'influenze illecite.
  • L'aggravante della finalità di agevolazione mafiosa richiede che l'agente persegua, anche non esclusivamente, lo scopo diretto di avvantaggiare l'associazione; elementi generici che descrivono solo un "contesto mafioso" o la capacità elettorale non sono sufficienti.
  • Ai fini delle misure cautelari il giudice deve fornire motivazioni concrete e circostanziate (pericolo di reiterazione, spregiudicatezza, legami persistenti con ambienti criminali): formule generiche o affermazioni non puntualmente sviluppate possono rendere la misura inidonea.

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