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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14804/2026 del 23/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorsi impugnano la sentenza d'appello sotto tre profili principali: 1) attribuibilità dei fatti a Campisi e correttezza della valutazione probatoria (intercettazioni, riconoscimento delle voci, rilievi tecnici, dichiarazioni di collaboratori); 2) qualificazione giuridica della condotta (contestata la qualificazione in tentato omicidio e proposta la riqualificazione nel reato di cui all'art. 612 c.p. ovvero in fattispecie meno grave; censurata l'idoneità e l'univocità degli atti idonei a cagionare la morte); 3) sussistenza di aggravanti: premeditazione (art. 577 c.p.) e, soprattutto, aggravante di cui all'art. 416-bis, comma 1, c.p. (contestata la ricostruzione della Corte d'appello e la mancata motivazione «rafforzata» sul punto). I ricorsi invocano violazioni di legge e vizio di motivazione ex art. 606 c.p.p. (lett. b) ed e)) e censure sugli artt. 125 e 192 c.p.p. in relazione alle prove tecniche e alle trascrizioni/intercettazioni.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato la generalità dei motivi di doglianza relativi all'attribuzione del fatto a Campisi e alla qualificazione in tentato omicidio e alla premeditazione, ritenendo congrua e non manifestamente illogica la valutazione di merito sulle intercettazioni, sui sopralluoghi, sulla reperzione della Fiat Uno di provenienza furtiva, sul manoscritto e sulle conversazioni successive. Tuttavia la Corte ha accolto il ricorso limitatamente all'aggravante di cui all'art. 416-bis, comma 1, c.p., ritenendo che la sentenza d'appello non avesse adeguatamente dimostrato il movente specifico di agevolazione mafiosa e la consapevolezza dell'ausilio al sodalizio; per questo motivo ha annullato senza rinvio la parte impugnata relativa all'aggravante, l'ha esclusa e ha rideterminato la pena a 8 anni e 6 mesi di reclusione (escluso l'aumento di pena attribuito dall'appello pari a 2 anni e 8 mesi). Nel resto i ricorsi sono stati rigettati.

Norme richiamate

  • art. 416-bis, comma 1, c.p.

    Aggravante per i reati commessi al fine di agevolare l'attività di organizzazioni mafiose; la Corte ha ritenuto insufficiente la prova del movente specifico di agevolazione e della consapevolezza dell'ausilio al sodalizio, pertanto l'ha esclusa

  • art. 56 c.p.

    Disciplina del tentativo; richiamato unitamente all'art. 575 per la natura di tentato omicidio della condotta contestata; la Corte ha confermato che gli atti erano idonei e diretti a cagionare la morte

  • art. 575 c.p.

    Omicidio (citato insieme all'art. 56 per la qualificazione in tentato omicidio); la sentenza di legittimità ha condiviso la valutazione dei giudici di merito circa il pericolo mortale degli spari

  • art. 577 c.p.

    Premeditazione: la Corte ha ritenuto provate le modalità di programmazione (sopralluogo, reperimento di autovettura furtiva, manoscritto, conversazioni) tali da configurare la premeditazione

  • art. 612 c.p.

    Norma cui la difesa chiedeva la riqualificazione (reato meno grave); la Corte ha però ritenuto che gli elementi probatori supportassero la qualificazione in tentato omicidio

  • art. 606 c.p.p.

    Indica i motivi di ricorso per cassazione (tra cui lett. b) ed e)); i ricorsi sono stati formulati riferendosi a questa disposizione per vizio di motivazione e violazione di norme di diritto

  • art. 125 c.p.p.

    Richiamato in relazione alla valutazione delle prove; la difesa ha censurato errori nella valutazione probatoria, ma la Corte ha ritenuto congruo l'apparato argomentativo di merito

  • art. 192 c.p.p.

    Norme relative alle prove tecniche e peritali; invocate dalla difesa per criticare la valutazione delle intercettazioni e dei riconoscimenti vocali, ma la Cassazione ha ritenuto detta valutazione di merito non manifestamente illogica

  • art. 195 c.p.p.

    Norma sulla utilizzabilità delle dichiarazioni; la difesa ha invocato l'inutilizzabilità di alcune dichiarazioni dei collaboratori come mere 'voci correnti', ma la Corte non ha ritenuto fondato il vizio in tal senso

Massime di principio

  • Il sindacato della Cassazione sulla valutazione delle intercettazioni, del riconoscimento di voci e della credibilità dei collaboratori è molto limitato: il giudizio di merito è sindacabile in cassazione solo per manifesta illogicità o carenza argomentativa, non per una diversa lettura possibile delle conversazioni.
  • Per qualificare una condotta come tentato omicidio occorre dimostrare atti idonei e diretti in modo non equivoco a cagionare la morte; elementi come traiettorie degli spari, numero e distribuzione dei fori, impiego di più armi e organizzazione dell'azione possono integrare tale idoneità.
  • L'aggravante di cui all'art. 416-bis, comma 1, c.p. richiede prova rigorosa del movente specifico di agevolazione dell'associazione mafiosa e della consapevolezza dell'ausilio al sodalizio; la mera collocazione ambientale o il fatto che il reo si sia avvalso di persone legate a realtà criminali non sono di per sé sufficienti.
  • La prova della premeditazione può essere ricavata da un complesso di elementi (sopralluoghi, preparazione dei mezzi, acquisizione di veicoli illeciti, manoscritti, conversazioni preparatorie) e non è limitata alla fase immediatamente precedente l'evento quando il quadro probatorio mostra una pianificazione nel tempo.
  • Se la Corte d'appello innalza una circostanza aggravante rispetto al primo grado, deve fornire motivazione rafforzata e confronto critico puntuale con le ragioni che avevano indotto il giudice di primo grado a escluderla; l'assenza di tale argomentazione espone la decisione al rischio di annullamento in cassazione.

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