Cassazione Penale, Sentenza n. 2082/2024 del 17/01/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del GIP di non convalida dell'arresto facoltativo eseguito il 26 gennaio 2023 per il reato di reingresso dopo espulsione (art.13 d.lgs. n.286/1998). Il P.M. sosteneva che il GIP avesse applicato erroneamente la legge effettuando un vaglio eccessivamente penetrante sul merito, poiché la documentazione disponibile (provvedimento di espulsione del 2018) legittimava l'arresto operato dalla polizia giudiziaria.
La decisione
Il ricorso del P.M. è stato ritenuto infondato. Il Collegio ha confermato la correttezza dell'ordinanza di non convalida del GIP, ritenendo che il giudice di convalida debba compiere un controllo concreto e non meramente formale sulla legittimità dell'arresto. Nel caso concreto la documentazione disponibile al momento dell'arresto (l'affidamento in prova al servizio sociale dal 2020 al 2022 e il visto di uscita sul passaporto datato dicembre 2022) indicava l'assenza di prova dell'effettiva esecuzione dell'espulsione del 2018 e, anzi, elementi idonei a neutralizzarne gli effetti: pertanto non sussisteva la configurabilità concreta della flagranza del reato di reingresso abusivo.
Norme richiamate
d.lgs. n.286/1998, art.13 (reingresso dopo espulsione)
Per la configurazione del reato di reingresso dopo espulsione è necessario che l'espulsione sia stata materialmente eseguita e che il soggetto abbia trasgredito il divieto di reingresso; la mera presenza sul territorio e l'esistenza di un provvedimento di espulsione anteriore non sono di per sé sufficienti a fondare la flagranza.
codice di procedura penale, art.391 (convalida dell'arresto)
Il controllo del giudice sulla legittimità dell'arresto non deve essere meramente formale; pur senza entrare nel merito della gravità degli indizi, il giudice deve verificare concretamente le condizioni che legittimano la privazione della libertà personale, inclusa la configurabilità concreta del reato e la sua attribuibilità alla persona arrestata.
Giurisprudenza (Sez. VI, n.45883 del 20.10.2009)
Conferma il principio che il giudice della convalida deve accertare la sussistenza delle condizioni legittimanti la privazione della libertà personale e non limitarsi ad un controllo meramente formale.
Massime di principio
- Il giudice della convalida deve effettuare un vaglio concreto e circostanziato della legittimità dell'arresto: non può limitarsi a un controllo formale ma neppure sostituirsi all'accertamento della colpevolezza.
- Per il reato di reingresso dopo espulsione è essenziale verificare l'avvenuta "materiale esecuzione" dell'espulsione; atti amministrativi o comportamenti successivi che legittimano la permanenza (es. misure alternative, affidamento in prova) neutralizzano gli effetti del provvedimento di espulsione.
- Un visto di uscita sul passaporto non costituisce automaticamente prova dell'esecuzione dell'espulsione: va valutato se l'uscita sia stata volontaria o eseguita dall'autorità.
- La polizia giudiziaria, prima di procedere all'arresto per reingresso dopo espulsione, dovrebbe verificare la presenza di documentazione aggiornata e di elementi che escludano l'effettiva esecuzione dell'espulsione; in mancanza di chiarezza sul punto il giudice potrebbe non convalidare l'arresto.
- La difesa deve valorizzare documenti e circostanze (misure alternative, timbri/permessi, provvedimenti successivi) che possano dimostrare l'assenza di materiale esecuzione dell'espulsione per ottenere la non convalida dell'arresto.
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