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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21425/2023 del 18/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione, affidato a un unico motivo ex lett. e) art. 606 c.p.p.: si censura la mancanza della motivazione in relazione all'aumento di pena disposto dalla Corte d'appello per la continuazione con il reato satellite di lesioni personali lievissime, contestando l'irrogazione di un aumento di pena pari a un anno e quattro mesi di reclusione per tale reato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse all'impugnazione. Ha ritenuto che, a causa dell'applicazione della recidiva ex art. 99, quarto comma, cod. pen., e dell'operatività dell'art. 81, quarto comma, cod. pen. (che fissa un aumento minimo pari a un terzo della pena stabilita per il reato più grave), l'aumento minimo dovuto per il reato in continuazione sarebbe stato di due anni, due mesi e venti giorni di reclusione e di €600,00 di multa. Poiché la Corte d'appello aveva effettivamente irrogato un aumento inferiore (un anno e quattro mesi di reclusione e €600,00 di multa), il ricorrente non poteva ottenere una pronuncia più favorevole; ne consegue l'assenza di interesse. Il ricorrente è stato inoltre condannato alle spese processuali e al versamento di €3.000,00 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 606 cod. proc. pen., lett. e)

    Indica il vizio deducibile in cassazione relativo alla motivazione della sentenza. Nel caso, il ricorrente ha invocato la carenza di motivazione sull'aumento di pena per la continuazione.

  • art. 99, quarto comma, cod. pen.

    Disciplina la recidiva e la sua incidenza sulla determinazione della pena; nel caso la recidiva è stata applicata al ricorrente e ha inciso sull'entità della pena per il reato più grave.

  • art. 81, quarto comma, cod. pen.

    Stabilisce che, quando i reati in continuazione sono commessi da soggetti a cui sia stata applicata la recidiva ex art. 99, quarto comma, l'aumento della quantità di pena non può essere comunque inferiore a un terzo della pena stabilita per il reato più grave. La Corte ha calcolato il minimo conseguente e ha rilevato che l'aumento effettivamente irrogato era inferiore a tale minimo.

  • art. 616, comma 1, cod. proc. pen.

    Consente alla Corte di Cassazione di condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di somme in favore della cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso; tale condanna è stata applicata.

Massime di principio

  • L'impugnazione per cassazione è inammissibile per carenza di interesse quando il ricorrente non può ottenere una pronuncia più favorevole rispetto alla situazione già concretamente risultante dalla sentenza impugnata.
  • Quando è stata applicata la recidiva ex art. 99, quarto comma, e i reati sono in continuazione, occorre calcolare l'aumento minimo obbligatorio previsto dall'art. 81, quarto comma; se l'aumento contestato è già inferiore a quel minimo, l'impugnazione perde efficacia.
  • Nel valutare la possibilità di impugnare l'aumento di pena per continuazione, è essenziale verificare numericamente il confronto tra l'aumento effettivamente applicato e l'aumento minimo legale: senza tale vantaggio concreto, l'appello in cassazione rischia l'inammissibilità per mancanza di interesse.
  • Le doglianze sulla motivazione relative alla determinazione della quantità di pena devono tradursi in un concreto possibile miglioramento della posizione dell'imputato; altrimenti la Corte rigetta il ricorso per inutilità.
  • Prima di proporre ricorso per cassazione, è utile chiedere al difensore un calcolo dettagliato delle pene e degli aumenti (comprese le conseguenze della recidiva) per valutare l'effettiva utilità dell'impugnazione.

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