Sentenza del 16/12/2016 n. 26033 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente contestava la sentenza della Commissione tributaria regionale della Puglia, che aveva negato il rimborso dell'IRAP ritenendo sussistente un'autonoma organizzazione dell'attività professionale, desunta dalla presenza di beni strumentali non irrisori e di una segretaria. Con il primo motivo denunciava la violazione del D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 2 e 3; con il secondo denunciava omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione. I quesiti di diritto, tuttavia, erano generici e astratti e non collegavano adeguatamente la regola prospettata alla concreta fattispecie.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i motivi per violazione dell'art. 366-bis c.p.c., applicabile ratione temporis. Ha rilevato che i quesiti formulati riguardavano soltanto il motivo di violazione di legge e che, comunque, non consentivano di individuare con precisione l'errore imputato alla sentenza impugnata né la regola giuridica applicabile al caso concreto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali, liquidate in 2.000 euro per compensi, oltre alle spese prenotate a debito.
Norme richiamate
D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 2 e 3
Le disposizioni individuano il presupposto soggettivo e oggettivo dell'IRAP per le attività autonomamente organizzate. Nel caso concreto, però, la Corte non ha deciso nel merito la sussistenza dell'autonoma organizzazione, perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Art. 366-bis c.p.c.
Per i ricorsi soggetti a tale disciplina, i motivi di violazione di legge dovevano essere accompagnati da quesiti di diritto specifici, pertinenti e collegati alla concreta decisione impugnata; per i vizi motivazionali era necessaria una chiara indicazione del fatto controverso e decisivo. Quesiti generici o astratti comportano l'inammissibilità del ricorso.
Art. 91 c.p.c.
La parte soccombente sostiene le spese del giudizio. La Corte ha applicato tale principio condannando il ricorrente al pagamento delle spese.
Massime di principio
- Nel giudizio di cassazione non è sufficiente richiamare principi generali: il ricorrente deve indicare con precisione quale errore di diritto o vizio motivazionale sia stato commesso e come tale errore incida sulla decisione concreta.
- Quando la legge processuale richiede quesiti di diritto o specifiche indicazioni del fatto controverso, la loro genericità può determinare l'inammissibilità del ricorso senza esame del merito.
- In materia IRAP per lavoratori autonomi, la presenza di dipendenti, collaboratori o beni strumentali può essere rilevante per valutare l'autonoma organizzazione, ma la decisione deve essere contestata mediante motivi specifici riferiti agli elementi concretamente valorizzati dal giudice.
- Una pronuncia di inammissibilità non stabilisce necessariamente se l'IRAP fosse sostanzialmente dovuta: in questo caso la Corte ha deciso sulla carenza dei requisiti processuali del ricorso, lasciando ferma la sentenza impugnata.
- La parte il cui ricorso viene dichiarato inammissibile è normalmente condannata alle spese processuali, salvo diverse ragioni esplicitamente indicate dal giudice.
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