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Sentenza

Sentenza n. 1162/2026 - Milano, Sezione 2

per l'annullamento - del provvedimento prot. n. 9602/2022 – rif. 9458/2022, trasmesso a mezzo PEC in data 21.06.2022 , e prot. n. 13633/2022 – rif. 13490/2022, trasmesso a mezzo PEC in data 21.06.2022, con cui il Comune di Lurate Caccivio, nel rilasciare le autorizzazioni alla manomissione stradale per la realizzazione di nuove infrastrutture finalizzate allo sviluppo della rete in fibra ottica sul proprio territorio (nelle vie Oltrona n. 32, Carovelli 38/a, Caio Plinio 17 e 22 e Galliano 1) secondo le dimensioni di scavo indicate nell'istanza presentata da Open Fiber, ha poi imposto specifiche modalità di esecuzione dei lavori e ripristino della pavimentazione manomessa che si rivelano in contrasto ed incompatibili con la stessa tecnica di scavo assentita; nonché per l'annullamento di ogni altro atto presupposto, conseguente o comunque connesso anche non cognito alla ricorrente.

Giustizia amministrativa202202850

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lombardia - Milano, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: autorizzazioni comunali alla manomissione stradale per lavori di realizzazione della rete in fibra ottica, nella parte relativa alle modalità di esecuzione e di ripristino della pavimentazione

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (amministrazione resistente)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ricorrente ha impugnato due provvedimenti del Comune, relativi ad autorizzazioni alla manomissione stradale per la realizzazione di nuove infrastrutture in fibra ottica, deducendo che le modalità di esecuzione dei lavori e di ripristino della pavimentazione imposte dall'amministrazione fossero incompatibili con la tecnica di scavo assentita e con le dimensioni di scavo indicate nell'istanza. Prima della decisione, la ricorrente ha depositato una dichiarazione di sopravvenuta carenza di interesse alla prosecuzione del giudizio.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. Il Collegio ha rilevato che, in applicazione del principio dispositivo, la parte ricorrente può disporre dell'azione fino al momento in cui la causa è trattenuta in decisione e dichiarare di non avere più interesse alla definizione del giudizio. In assenza di un potere del giudice di procedere d'ufficio o di sostituirsi alla parte nella valutazione dell'interesse ad agire, la dichiarazione impone la presa d'atto giudiziale e la conseguente declaratoria di improcedibilità. Nulla sulle spese, in ragione della mancata costituzione della parte resistente.

Norme richiamate

  • art. 35, comma 1, lett. c, c.p.a.

    La sopravvenuta carenza di interesse alla decisione comporta la dichiarazione di improcedibilità del ricorso.

  • art. 85, comma 9, c.p.a.

    Richiamato dal giudice nell'ambito della disciplina processuale applicata alla definizione del giudizio.

  • art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

    Richiamato in relazione alla trattazione della causa nell'udienza straordinaria di smaltimento dell'arretrato.

Massime di principio

  • Nel processo amministrativo, il ricorrente conserva la disponibilità dell'azione fino al momento in cui la causa viene trattenuta in decisione e può dichiarare il sopravvenuto venir meno dell'interesse alla pronuncia.
  • Quando il ricorrente dichiara validamente di non avere più interesse alla decisione, il giudice deve prenderne atto e dichiarare l'improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse, non potendo procedere d'ufficio né sostituirsi alla parte nella valutazione dell'interesse ad agire.

Come è indicizzato

MaterieEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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