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Sentenza

Sentenza n. 576/2026 - L'aquila, Sezione 1

Giustizia amministrativa202600146

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Abruzzo - L'Aquila, Sez. ISentenzaAccesso agli atti

Atto impugnato: silenzio serbato dal Comune dell'Aquila sull'istanza di accesso documentale del 19 gennaio 2026 relativa agli atti che avevano consentito l'occupazione di un'area comunale per l'installazione di un cantiere per sottoservizi

Esito

CESSATA MATERIA DEL CONTENDERE

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente ha impugnato il silenzio del Comune sull'istanza di accesso del 19 gennaio 2026, chiedendo di poter prendere visione ed estrarre copia degli atti e dei documenti relativi all'occupazione dell'area comunale denominata Comparto 2, inserita nel PRU “Direzionalità Villa Gioia - Progetto Unitario Santa Croce/Porta Barete”. Il Comune ha eccepito il difetto di legittimazione della ricorrente e, in subordine, l'improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse, deducendo di avere riscontrato l'istanza il 23 marzo 2026 mediante consegna della documentazione richiesta e di ulteriori atti formati successivamente alla presentazione dell'istanza. La ricorrente ha documentato la propria qualità di proprietaria iure hereditatis dei diritti edificatori destinati a essere collocati sull'area interessata e ha chiesto, preso atto dell'avvenuto accesso, la declaratoria di improcedibilità, oltre alla valutazione di una condanna del Comune ai sensi dell'art. 96, comma 1, c.p.c.

La decisione

Il TAR ha ritenuto infondata l'eccezione di difetto di legittimazione, riconoscendo alla ricorrente una situazione differenziata e qualificata, derivante dalla titolarità dei diritti edificatori che dovranno essere dislocati nell'area oggetto dell'occupazione. Poiché il Comune ha successivamente riscontrato integralmente l'istanza di accesso con la consegna dei documenti richiesti, il giudice ha dichiarato la cessazione della materia del contendere. È stata respinta la richiesta di condanna del Comune ai sensi dell'art. 96 c.p.c., poiché l'eccezione di difetto di legittimazione, pur infondata, era stata espressamente motivata e non risultava temeraria. Le spese processuali sono state compensate per ragioni di equità.

Norme richiamate

  • art. 34, co. 5, c.p.a.

    Richiamato quale base processuale per la definizione del giudizio con sentenza.

  • art. 96, co. 1, c.p.c.

    La condanna per responsabilità aggravata non è stata pronunciata, poiché la difesa del Comune, sebbene infondata, non è stata ritenuta temeraria.

  • art. 34 TUEL 267/2000

    Indicato nell'atto introduttivo quale disposizione richiamata nell'ambito dell'Accordo di programma relativo all'area interessata.

  • artt. 8-bis e 8-ter l.r. 18/1983

    Indicate nell'atto introduttivo quali disposizioni regionali richiamate per l'approvazione dell'Accordo di programma.

Massime di principio

  • La titolarità di diritti edificatori destinati a essere collocati su un'area interessata da provvedimenti amministrativi di occupazione integra una situazione differenziata e qualificata idonea a fondare la legittimazione a proporre un'istanza di accesso agli atti relativi a tale occupazione.
  • Quando, nelle more del giudizio instaurato contro il silenzio sull'istanza di accesso, l'amministrazione consegna la documentazione richiesta, viene meno l'interesse alla decisione sull'obbligo di ostensione e il giudizio deve essere definito con declaratoria di cessazione della materia del contendere.
  • La proposizione di un'eccezione di difetto di legittimazione infondata non comporta di per sé responsabilità aggravata ai sensi dell'art. 96, comma 1, c.p.c.; occorre che la difesa sia anche temeraria, ossia priva di una ragionevole giustificazione.

Come è indicizzato

MaterieAccesso documentaleEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiAccesso e trasparenzaProcesso amministrativo
IstitutiLegittimazione e interesse a ricorrereSopravvenuta carenza di interesse

Testo integrale

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