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Sentenza

Sentenza del 29/11/2019 n. 31334 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

Telecom Italia ha impugnato 77 avvisi di accertamento relativi agli anni 2002-2006, per complessivi 23.654,40 euro, riguardanti l'imposta regionale sulle concessioni per l'occupazione e l'uso di beni del demanio idrico. La società sosteneva, tra l'altro, che gli impianti di comunicazione elettronica non potessero essere assoggettati a canoni o oneri ulteriori rispetto a quelli previsti dal Codice delle comunicazioni elettroniche e dalla legge statale, contestando quindi la legittimità dell'addizionale regionale parametrata ai canoni di polizia idraulica.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il quarto e il quinto motivo di ricorso, ritenendo assorbiti gli altri. Ha stabilito che l'attraversamento del demanio idrico regionale da parte di infrastrutture di comunicazione elettronica non può essere assoggettato a oneri, canoni o imposte regionali ulteriori rispetto a quelli previsti dal D.Lgs. n. 259 del 2003 o da una successiva legge statale. La Corte ha quindi cassato la sentenza della CTR e, decidendo direttamente nel merito, ha accolto i ricorsi originari di Telecom Italia, annullando gli avvisi impugnati. Le spese di tutti i gradi di giudizio sono state integralmente compensate.

Norme richiamate

  • D.Lgs. 1 agosto 2003, n. 259, art. 88

    Salve le disposizioni di cui all'art. 93, nessuna altra indennità è dovuta [...] in conseguenza di scavi ed occupazioni del suolo [...] effettuate al fine di installare le infrastrutture di comunicazione elettronica

    La norma esclude ulteriori indennità per scavi e occupazioni funzionali all'installazione di infrastrutture di comunicazione elettronica, salvo quanto specificamente previsto dall'art. 93.

  • D.Lgs. 1 agosto 2003, n. 259, art. 93

    Le Pubbliche Amministrazioni, le Regioni, le Province ed i Comuni non possono imporre [...] oneri o canoni che non siano stabiliti per legge

    Il divieto riguarda oneri e canoni non previsti da una legge statale. Le Regioni non possono introdurre autonomamente obblighi pecuniari per gli impianti di comunicazione elettronica, neppure mediante proprie leggi o delibere, se manca una specifica base normativa statale.

  • D.Lgs. 1 agosto 2003, n. 259, artt. 35, 88 e 93

    Il Codice delle comunicazioni elettroniche costituisce disciplina speciale e completa della materia, finalizzata a garantire uniformità, non discriminazione, concorrenza e sviluppo delle reti. Sono ammessi soltanto i contributi e gli oneri espressamente previsti dalla normativa statale.

  • D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 112, artt. 86 e 89

    Il trasferimento alle Regioni della gestione del demanio idrico, delle concessioni e dei relativi canoni non attribuisce loro il potere di imporre canoni aggiuntivi agli operatori di comunicazione elettronica in contrasto con il Codice delle comunicazioni elettroniche.

  • L.R. Lombardia n. 10 del 2003, artt. 26-29

    Le disposizioni regionali sull'imposta sulle concessioni demaniali, anche quando parametrano il tributo al canone di polizia idraulica, non possono trovare applicazione nei confronti delle infrastrutture di comunicazione elettronica se determinano un onere ulteriore non previsto dalla legge statale.

  • Corte costituzionale, sentenze n. 336 del 2005, n. 450 del 2006 e n. 272 del 2010

    Il divieto dell'art. 93 del Codice delle comunicazioni elettroniche esprime un principio fondamentale di competenza statale, volto a garantire parità di trattamento tra operatori e a impedire discriminazioni territoriali derivanti da diversi oneri regionali.

  • Artt. 24 e 111 Costituzione

    Sono richiamati quale fondamento del principio processuale della ragione più liquida, che consente al giudice di esaminare prioritariamente la questione idonea a definire il giudizio, evitando l'esame degli ulteriori motivi.

  • Art. 384 c.p.c.

    Ha consentito alla Cassazione, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, di decidere direttamente nel merito accogliendo i ricorsi originari della contribuente.

Massime di principio

  • Per le infrastrutture di comunicazione elettronica installate su aree pubbliche o demaniali, Regioni ed enti locali possono richiedere soltanto oneri, canoni o contributi espressamente previsti dalla legge statale applicabile.
  • Il trasferimento alle Regioni della gestione del demanio idrico non consente automaticamente di introdurre nuovi oneri a carico degli operatori telefonici o di telecomunicazioni.
  • Un'imposta regionale collegata o parametrata a un canone di polizia idraulica può essere illegittima se, nella sostanza, costituisce un onere aggiuntivo vietato dal Codice delle comunicazioni elettroniche.
  • Le delibere regionali o gli atti amministrativi che quantificano tali canoni non possono creare autonomamente un'obbligazione pecuniaria quando manca una specifica base legislativa statale.
  • La disciplina mira a garantire uniformità e non discriminazione tra operatori attivi in territori regionali diversi, evitando che la localizzazione dell'infrastruttura determini costi aggiuntivi non previsti dalla normativa statale.
  • Restano ammissibili gli oneri espressamente salvaguardati dalla legge, come la tassa o il canone per l'occupazione di spazi e aree pubbliche, nonché le spese effettive di ripristino delle aree coinvolte, nei limiti previsti dalla normativa.

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