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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35005/2024 del 18/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti chiedevano l'annullamento dell'ordinanza del 12/02/2024 della Corte d'appello di Napoli che aveva respinto la loro istanza di revoca dell'ingiunzione di restituzione in pristino (demolizione) disposta dal Pubblico Ministero in esecuzione della sentenza penale di condanna del 2/05/2001 (irrevocabile il 12/09/2001). Sostenevano che le opere erano due immobili autonomi, oggetto di distinte istanze di condono (autorizzazioni paesaggistiche nn. 7 e 8 e permessi in sanatoria nn. 3 e 4 dell'8/7/2017), e che il TAR Campania (sentenza del 22/12/2023) aveva annullato i provvedimenti comunali di autotutela che avevano revocato i condoni, rendendo così legittime le concessioni in sanatoria.

La decisione

I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili. La Corte ha ritenuto che l'annullamento del TAR fosse motivato da vizi formali (l'intervento oltre i termini di cui all'art. 21-nonies L. 241/1990) e non da un accertamento di sanabilità delle opere; dunque non risultava un provvedimento amministrativo irrevocabile che avesse deciso, nei medesimi profili dedotti in sede penale, la legittimità delle opere. La Corte ha inoltre richiamato precedente giurisprudenza della Cassazione (Sez. 3, n. 1263 del 22/11/2023) che aveva escluso la sanabilità per la natura unitaria dell'intervento e il frazionamento artificioso finalizzato a eludere il limite volumetrico (750 mc). Per questi motivi la disapplicazione dei permessi di sanatoria in sede penale è stata confermata. Sono state inoltre condannate le parti al pagamento delle spese processuali e a versare in favore della Cassa delle ammende la somma di Euro 3.000,00.

Norme richiamate

  • Legge n. 241 del 7 agosto 1990

    il TAR ha annullato i provvedimenti comunali di autotutela per essere intervenuti oltre il termine previsto dall'art. 21-nonies; l'annullamento è quindi per vizi formali e non per valutazione della sanabilità delle opere

  • Cassazione Penale, Sez. 3, n. 1263

    Sez. 3, n. 1263 del 22/11/2023 (depositata 11/01/2024)

    ha escluso la sanabilità dell'intervento richiamando la natura unitaria dell'abuso e l'artificioso frazionamento posto a fine di eludere il limite volumetrico (750 mc), principio richiamato dalla Corte nel rigetto della richiesta dei ricorrenti

  • Altra giurisprudenza della Cassazione richiamata

    Sez. 3, n. 31282 del 24/05/2017 (Merelli); Sez. 6, n. 17991 del 20/03/2018 (Cusani); Sez. 3, n. 3583 del 18/11/2015 (Morra); Sez. 3, n. 44077 dell'08/07/2014 (Scotto Di Clemente); Sez. 1, n. 11596 dell'11/01/2011 (Keller); Sez. 3, n. 16715 del 12/03/2024 (Carrato)

    richiamate a supporto del principio che il giudice penale non può sindacare la legittimità di provvedimenti amministrativi se non esiste una pronuncia amministrativa irrevocabile che abbia deciso i medesimi profili posti in discussione in sede penale

  • Sentenza TAR Campania

    TAR Campania, sentenza del 22/12/2023

    ha annullato i provvedimenti comunali di autotutela per vizi formali (termine ex art. 21-nonies L.241/1990) e non per riconoscere la sanabilità delle opere; tale annullamento non è però passato in giudicato e non ha inciso sui profili sostanziali rilevanti per l'esecuzione penale

Massime di principio

  • Il giudice penale non può rimettere in discussione la legittimità di un provvedimento amministrativo quando non esiste una pronuncia amministrativa definitiva e irrevocabile che abbia deciso gli stessi profili dedotti in sede penale
  • L'annullamento di un atto amministrativo per vizi formali (ad es. tardiva autotutela) non equivale a un accertamento della sanabilità delle opere: non basta l'annullamento formale per escludere l'azione esecutiva penale
  • Se l'intervento abusivo è stato artificiosamente frazionato per eludere limiti normativi (es. il limite volumetrico per il condono), la giurisprudenza tende a qualificare l'opera come unitaria e non sanabile
  • Per ottenere la revoca di un'ingiunzione di demolizione in esecuzione di sentenza penale è necessario dimostrare l'esistenza di provvedimenti amministrativi di legittimazione delle opere che siano stati pronunciati in via amministrativa e siano irrevocabili, e che riguardino gli stessi profili controversi in sede penale
  • Le istanze processuali che non affrontano o non confutano i precedenti decisivi (anche della stessa Cassazione) rischiano di essere dichiarate inammissibili; è necessario confrontarsi con la giurisprudenza rilevante nella motivazione del ricorso

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