Cassazione Penale, Sentenza n. 13567/2026 del 14/04/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna l'ordinanza di conferma del sequestro preventivo dei beni aziendali (ditta individuale "DRM gomme e service di Macrì Davide") asserendo: (1) vizio di motivazione e violazione degli artt. 110 e 416-bis c.p., perché non sarebbe stata adeguatamente provata né la qualità associativa di Antonio Zito né il contributo concreto e riconducibile di Macrì al programma criminoso (il Tribunale avrebbe impropriamente qualificato la condotta come concorso esterno senza dimostrare il contributo richiesto); (2) assenza del periculum in mora: Macrì avrebbe subito vessazioni da Zito, si sarebbe dichiarato estraneo e avrebbe tentato di tenersi lontano dal sodalizio; inoltre il sequestro non riguarderebbe beni funzionali a garantire un vantaggio economico alla cosca. La difesa sostiene che il provvedimento si fonda soltanto su rapporti occasionali con Zito e non su elementi probatori idonei a livello di riesame.
La decisione
La Corte di legittimità ha dichiarato il ricorso inammissibile: i motivi sono ritenuti non consentiti, generici e in parte mere censure di merito. La Corte richiama il principio secondo cui il ricorso per cassazione contro ordinanze di sequestro preventivo è ammesso solo per violazione di legge o per vizi della motivazione così gravi da rendere inesistente l'apparato argomentativo. Sul merito la Corte ritiene che il Tribunale abbia correttamente riscontrato il fumus commissi delicti: ricorrenti incontri abituali nell'officina di Macrì, uso di linguaggio criptico, dichiarazioni intercettate in cui Zito riconosce l'importanza dell'appoggio dell'officina e l'ordine di dare un assegno in ricompensa, elementi che dimostrano la disponibilità durevole dell'officina a favore del sodalizio e la non occasionalità dell'uso. La Corte sottolinea che le questioni sulla buona fede o sulla conoscenza delle finalità illecite attengono alla gravità indiziaria e non sono censurabili in Cassazione in questa sede. Perciò il ricorso è inammissibile. Il ricorrente è condannato alle spese processuali e al pagamento di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 110 cod. pen.
Richiamato come riferimento per la coobbligazione in reato: la Corte valuta la contestazione di concorso (cumulazione di atti) ma rigetta il rilievo difensivo che tale qualificazione sia errata, ritenendo che non sia materia di sindacato in Cassazione salvo violazioni di legge
art. 416-bis cod. pen.
Norma sull'associazione di tipo mafioso; la Corte considera necessario (per la qualificazione di concorso esterno) dimostrare la qualità associativa dei referenti e il contributo dell'esterno, ma rileva che ai fini del sequestro preventivo è sufficiente il fumus commissi delicti desumibile dagli elementi indiziari (incontri abituali, linguaggio criptico, retribuzione del servizio)
Principio giurisprudenziale consolidato (Sez. 2, n. 11785 del 09/02/2024, "Conti")
Il ricorso per cassazione contro ordinanze di sequestro preventivo è ammesso solo per violazione di legge o per vizi della motivazione talmente gravi da rendere incomprensibile o inesistente il percorso logico-argomentativo; non è consentito un sindacato di merito sulla valutazione della gravità indiziaria
Principio sul sequestro preventivo (fumus commissi delicti e periculum in mora)
Per la legittima adozione del sequestro preventivo non è richiesto il pieno accertamento dei gravi indizi di colpevolezza; è sufficiente il fumus commissi delicti (astratta sussumibilità del fatto nella fattispecie) e il periculum in mora può giustificare sequestro impeditivo o finalizzato alla confisca quando la libera disponibilità del bene possa agevolare la prosecuzione dell'attività illecita o il bene risulti strumento del reato
Massime di principio
- In cassazione avverso ordinanze di sequestro preventivo non è ammesso un sindacato libero sulla valutazione degli indizi: la censura deve essere di legge o riguardare vizi della motivazione talmente gravi da renderla inesistente.
- Per l'adozione di sequestro preventivo è sufficiente il fumus commissi delicti (astratta configurabilità del fatto come reato) e non la prova piena della colpevolezza; pertanto elementi indiziari ripetuti e convergenti (incontri abituali, linguaggio criptico, riconoscimenti/compensi) possono giustificare il provvedimento.
- Le argomentazioni difensive basate su buona fede, ignoranza della caratura mafiosa del referente o assenza di finalità illecite riguardano la gravità indiziaria e, salvo errori di diritto o radicali carenze motivazionali, difficilmente sono decisive in Cassazione contro misure reali.
- Le doglianze sul periculum in mora devono essere tempestivamente e specificamente dedotte nei gradi opportuni (es. riesame); l'omissione di censure specifiche in sede di riesame limita la possibilità di sollevare tali questioni in Cassazione.
- Quando un bene è ritenuto strumento o utile all'esecuzione del reato associativo (es. locale usato durablemente per incontri del sodalizio), può giustificare sequestro sia impeditivo sia finalizzato alla confisca.
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