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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2839/2024 del 23/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Sallustio impugna la sentenza della Corte d'appello de L'Aquila che aveva confermato la condanna per il reato di truffa pronunciata dal Tribunale di Vasto. Deduceva violazione di legge e vizio di motivazione in relazione agli artt. 640 e 641 cod. pen. Inoltre è stata prodotta, durante il procedimento, la remissione della querela presentata da Sfredda Tito, rimessa ritualmente e accettata dall'imputato tramite procuratore speciale, circostanza che secondo il ricorrente estingue il reato.

La decisione

La Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata ritenendo che il reato di truffa si sia estinto per remissione di querela ai sensi dell'art. 152 cod. pen., avendo rilevato che la querela è stata rimessa regolarmente e la remissione è stata ritualmente accettata. Pertanto la condanna è stata annullata senza rinvio. Le spese del procedimento sono state poste a carico dell'imputato ai sensi dell'art. 340, comma 4, cod. proc. pen. Decisione del 24/10/2023.

Norme richiamate

  • art. 640 cod. pen.

    Norma richiamata come titolo di reato (truffa); la censura relativa a questa norma è stata introdotta dal ricorrente ma la Corte ha risolto il giudizio sull'istanza principale per effetto della remissione della querela, senza entrare nel merito della qualificazione sostanziale

  • art. 641 cod. pen.

    Richiamato dal ricorrente in relazione alla qualificazione giuridica del fatto; anch'essa non è stata determinante nella decisione conclusiva, poiché la pronuncia è stata resa in ragione dell'estinzione del reato per remissione della querela

  • art. 152 cod. pen.

    La Corte ha ritenuto applicabile questa norma, secondo cui la remissione della querela estingue il delitto procedibile a querela, constatando che la querela era stata rimessa regolarmente e la remissione accettata, per cui il reato si è estinto

  • art. 340, comma 4, cod. proc. pen.

    Applicata per stabilire la ripartizione delle spese: nonostante l'annullamento per estinzione del reato, la Corte ha disposto che le spese restino a carico dell'imputato secondo la disposizione citata

Massime di principio

  • La remissione di querela, se effettuata regolarmente dal querelante e accettata dall'imputato, estingue il reato procedibile a querela ai sensi dell'art. 152 c.p.; il giudice può annullare senza rinvio le pronunce di condanna in conseguenza di tale estinzione.
  • Quando sopravviene la remissione della querela durante il giudizio di impugnazione, la Corte può decidere direttamente l'estinzione del reato senza entrare nel merito delle questioni sostanziali sollevate dal ricorrente.
  • L'accettazione della remissione da parte dell'imputato può avvenire anche tramite procuratore speciale; ciò costituisce una valida manifestazione di volontà ai fini dell'estinzione del reato.
  • L'estinzione del reato per remissione della querela non esclude automaticamente l'attribuzione delle spese processuali all'imputato: il giudice applicherà le norme processuali pertinenti (qui art. 340, comma 4 c.p.p.) per la ripartizione delle spese.
  • Prima di invocare l'estinzione per remissione è necessario verificare che il reato sia effettivamente procedibile a querela e che non sussistano impedimenti formali alla remissione (es. vizi di forma o invalidità dell'accettazione).
  • La remissione di querela estingue il procedimento penale relativo al fatto oggetto della querela, ma non preclude eventuali azioni civili separatamente esperibili, salvo discipline diverse stabilite dalla legge o da pattuizioni specifiche.

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