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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2777/2024 del 23/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della sentenza di patteggiamento con due censure principali: (1) travisamento della prova e contraddittorietà della motivazione in relazione alla valutazione della congruità della pena, soprattutto in relazione al rinvenimento di denaro in due appartamenti (uno in uso alla madre), sostenendo che il denaro non era esclusiva disponibilità dell'imputato; (2) errore di diritto nella configurazione della confisca del denaro sequestrato, deducendo che la confisca non poteva essere disposta ai sensi dell'art. 12-sexies d.l. n.306/1992 e/o dell'art. 240 c.p. senza prova del nesso tra le somme e il reato contestato e senza verifica della sproporzione rispetto al reddito.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il primo motivo (motivazione sufficiente per la sentenza di applicazione della pena su accordo). Ha invece accolto il secondo profilo: la confisca dell'importo sequestrato è stata annullata limitatamente a quella statuizione e la causa è stata rinviata al Tribunale di Milano, in diversa composizione, per un nuovo giudizio sulla confisca. La Corte ha chiarito che, per il reato di detenzione di stupefacenti (non nell'ipotesi di lieve entità), la confisca del denaro è ammessa solo se sussistono le condizioni previste dall'art. 240-bis c.p. (mediante rinvio dall'art. 85-bis DPR n.309/1990): deve esserci il nesso tra la somma e il reato per cui si procede o, in alternativa, deve risultare la sproporzione rispetto al patrimonio dell'imputato e tale sproporzione deve essere puntualmente dimostrata. Inoltre la Corte ha precisato che l'imputato non è legittimato a chiedere annullamento della confisca di somme che spettano a terzi, ma resta per il giudice di merito l'onere di valutare la legittimazione e la sproporzione.

Norme richiamate

  • art. 444 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina l'applicazione della pena su richiesta delle parti (patteggiamento); la sentenza che accoglie l'accordo può avere motivazione succinta purché ricomprenda descrizione del fatto, correttezza della qualificazione giuridica e verifica della congruità della pena

  • art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    commi 1, 4, 7-bis, 5 (menzionati nel testo)

    Disciplina le fattispecie di reato in materia di stupefacenti; in relazione alla confisca, richiede che il profitto o prodotto del reato sia individuabile; per la detenzione di stupefacenti (non lieve entità) non applica automaticamente la confisca del denaro se manca il nesso con il reato contestato

  • art. 240 cod. pen.

    Prevede la confisca delle cose che costituiscono il profitto del reato, inteso come vantaggio economico di diretta e immediata derivazione causale dal reato presupposto; richiede nesso causale diretto tra reato e somma/beni confiscati

  • art. 240-bis cod. pen.

    Prevede la confisca in casi particolari per sproporzione tra i beni nella disponibilità dell'imputato e il suo reddito o attività economica; applicabile alla materia stupefacenti per il tramite dell'art. 85-bis DPR n.309/1990 quando non è possibile dimostrare il nesso diretto profitto-reato

  • art. 85-bis d.P.R. n. 309/1990

    Rinvio all'art. 240-bis c.p. per le ipotesi particolari di confisca applicabili nei procedimenti in materia di stupefacenti (introdotto dall'art. 6, comma 5, d.lgs. 1 marzo 2018, n.21)

  • art. 12-sexies d.l. 8 giugno 1992, n. 306 (non più pienamente applicabile)

    Precedente disposizione che prevedeva confisca del denaro quando il condannato non poteva giustificarne la provenienza o risultava titolare/disponibile in misura sproporzionata; la Corte rileva che la materia è stata riformata e che ora bisogna fare riferimento al regime previsto dall'art. 240-bis tramite il rinvio dell'art. 85-bis DPR 309/1990

  • art. 129 cod. proc. pen.

    Norma richiamata dal giudice di merito per escludere ipotesi ostative all'accoglimento dell'accordo di definizione; la sentenza di patteggiamento richiede comunque verifica della congruità della pena nei limiti costituzionali

  • art. 27 Cost.

    Principio costituzionale richiamato in relazione al controllo della congruità della pena pattuita rispetto ai principi di umanità e proporzionalità

Massime di principio

  • In caso di sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti (patteggiamento) la motivazione può essere succinta: deve descrivere il fatto, confermare la corretta qualificazione giuridica e verificare la congruità della pena entro i limiti costituzionali
  • La confisca del denaro trovato in possesso dell'imputato per reati di stupefacenti è legittima solo se sussiste il nesso diretto tra la somma e il reato per cui si procede (profitto immediato) o, in mancanza di tale nesso, se è dimostrata la sproporzione ai sensi dell'art. 240-bis c.p.; la sproporzione deve essere provata e motivata compiutamente
  • Il denaro rinvenuto in abitazioni di terzi o in uso a terzi richiede un accertamento sulla legittimazione alla disponibilità: l'imputato non può impugnare per conto di terzi somme che gli appartengono effettivamente ad altri, ma il giudice deve valutare e motivare la titolarità e la disponibilità effettiva
  • Quando la contestazione è per detenzione (non vendita) di stupefacenti, non è automaticamente dimostrato che le somme rinvenute costituiscono il "provento" del reato in contestazione; potrebbero essere provento di pregresse cessioni e dunque non confiscabili quale provento del reato proceduto
  • In caso di annullamento parziale della statuizione ablativa la causa è rinviata al giudice di merito perché valuti specificamente il nesso tra somme e reato e l'eventuale sproporzione, con nuova motivazione e accertamento della legittimazione dei soggetti coinvolti

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