Cassazione Penale, Sentenza n. 40407/2022 del 26/10/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Poggesi: eccepisce violazione di legge e principio di correlazione perché aveva cessato formalmente la carica di amministratore il 29/06/2009 (messa in liquidazione) e quindi non poteva essere ritenuto responsabile per l'affitto d'azienda stipulato successivamente dal liquidatore; in subordine deduce errata applicazione della legge penale per la sua subordinatezza gestionale rispetto a Ponziani. Ponziani: contesta i vizi di motivazione e la tenuta della base indiziaria, sostenendo che l'operazione era un tentativo commerciale legittimo per risolvere la crisi, che il pagamento dei canoni spettava a Glamour e non alla fallita, che il rinvio dell'udienza fallimentare derivò da trattative reali e che non vi è prova del dolo o di un suo ruolo gestionale rilevante nella fallita.
La decisione
Per Poggesi: il ricorso è stato ritenuto fondato; la Corte di legittimità ha annullato la sentenza impugnata nei suoi confronti per carenza di motivazione circa la ritenuta prosecuzione di fatto della carica e ha disposto il rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Firenze per nuovo giudizio. Per Ponziani: il ricorso è stato dichiarato inammissibile; la sentenza di merito è stata confermata, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
Sez. 5, n. 10778 del 10/1/2012, Petruzziello
La Corte ricorda il principio secondo cui integra bancarotta fraudolenta impropria patrimoniale qualsiasi cessione di ramo d'azienda che renda impossibile l'utile perseguimento dell'oggetto sociale senza garantire il ripiano della situazione debitoria
Sez. 5, n. 16989 del 2/4/2014, Costa
L'affitto d'azienda dal quale non consegua l'incasso dei canoni pattuiti da parte della società fallita, senza giustificazione, è indice di fraudolenza rilevante ai fini della bancarotta
art. 616 c.p.p.
Norma processuale applicata per dichiarare l'inammissibilità del ricorso e condannare il ricorrente al pagamento delle spese e ad una somma alla cassa delle ammende
Massime di principio
- La mera dimissione formale da carica non esclude la responsabilità penale se emerge con motivazione specifica e chiara che l'interessato ha continuato a gestire de facto la società; la decisione deve però esplicitare gli elementi fattuali che dimostrano la continuazione dell'attività gestionale.
- In caso di cessione o affitto di ramo d'azienda, per configurare bancarotta fraudolenta patrimoniale è necessario che l'operazione abbia effettivamente privato la società dei mezzi per proseguire l'attività senza garantire il soddisfacimento del debito: l'assenza di incasso dei canoni concordati è un elemento sintomatico di fraudolenza se non giustificato.
- Il principio di correlazione impone che l'imputazione cronologica e materiale corrisponda alle condotte contestate; l'accusa deve precisare il periodo e il ruolo effettivo dell'imputato rispetto agli atti contestati.
- In Cassazione non è sufficiente prospettare una diversa valutazione del materiale probatorio: il ricorso deve far emergere specifici errori di diritto, manifeste illogicità o carenze motivazionali per non essere dichiarato inammissibile.
- La qualifica di "amministratore di fatto" si accerta con elementi concreti che dimostrino il ruolo decisionale e la direzione della gestione; assenza di tali elementi può comportare l'annullamento della condanna per insufficienza di motivazione.
- Chi impugna con argomentazioni meramente ricostruttive o alternative dei fatti rischia l'inammissibilità e la condanna alle spese; viceversa, puntare su carenze specifiche di motivazione o violazioni di legge sostanziale è più efficace in sede di legittimità.
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