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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21896/2024 del 31/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza che ha confermato la condanna per tentato omicidio, porto e detenzione di arma clandestina e ricettazione; deduce inosservanza ed erronea applicazione degli artt. 43, 56 e 575 c.p. e vizio di motivazione, sostenendo che mancasse il dolo omicidiario. Argomenta che lo sparo fu unico, volto a 'dare un avvertimento', diretto a zone non vitali, che il consulente medico aveva escluso una concreta probabilità di morte e che la dinamica (vittima su piano più alto, traiettoria discendente) renderebbe la condotta non idonea a cagionare la morte. Contesta inoltre che il giudice abbia falsamente ritenuto che non avesse fornito altra ricostruzione dei fatti.

La decisione

La Corte di legittimità ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha confermato che il giudice di merito ha motivato congruamente la sussistenza del dolo omicidiario (anche in forma alternativa) sulla base di indicatori univoci: vicinanza ravvicinata (circa un metro), mira al tronco/non alle gambe, comportamento post-conflitto (ritorno a casa per prendere l'arma e fare avvicinare la vittima), immagini video che smentiscono la versione difensiva, e dinamica compatibile con idoneità del fatto a cagionare la morte. La Corte ha precisato che l'unicità dello sparo e la scarsa entità delle lesioni non escludono il dolo, potendo dipendere da fattori indipendenti dalla volontà dell'agente. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese della parte civile, liquidate in complessivi euro 4.738,90 oltre accessori di legge.

Norme richiamate

  • art. 43 cod. pen.

    Riferimento alla responsabilità penale personale; utilizzata in combinazione con gli artt. 56 e 575 per valutare il dolo e la sussunzione del fatto nel tentato omicidio.

  • art. 56 cod. pen.

    Norma sul tentativo: il giudice ha ritenuto che gli atti compiuti fossero idonei e non equivoci a cagionare la morte, integrando il tentativo di omicidio nonostante l'evento non si sia verificato per cause indipendenti dall'agente.

  • art. 575 cod. pen.

    Omicidio: la Corte ha ritenuto configurabile il tentativo di omicidio (art. 56) rispetto alla condotta contestata ai sensi di questo articolo.

  • art. 23, terzo e quarto comma, legge 18 aprile 1975, n. 110

    Riferimento alla detenzione e porto di arma clandestina; la ricostruzione fattuale ha ritenuto integrata la detenzione e il porto di pistola priva di matricola.

  • art. 648 cod. pen.

    Ricettazione: il giudice ha ritenuto che l'arma fosse di illecita provenienza e che il ricorrente l'avesse acquistata o ricevuta con consapevolezza della provenienza illecita.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per la condanna alle spese del procedimento in caso di rigetto del ricorso dell'imputato.

  • art. 541 cod. proc. pen.

    Richiamata nella motivazione giurisprudenziale relativa al diritto della parte civile alla rifusione delle spese in Cassazione anche senza partecipazione all'udienza, se ha contribuito con memorie scritte.

Massime di principio

  • Il tentato omicidio può essere affermato anche se l'agente ha sparato un solo colpo: l'idoneità e la non equivocità degli atti, la mira a parti vitali e il contesto (es. ottenere che la vittima si avvicini) possono dimostrare l'animus necandi.
  • La scarsa gravità delle lesioni non esclude il dolo omicidiario: lesioni lievi possono dipendere da fattori esterni (movimento della vittima, errore di mira, distanza) e non dall'assenza di intenzione di uccidere.
  • La valutazione della dinamica (altezza relativa, traiettoria, presenza/assenza di inceppamento) va inserita nel complesso probatorio: elementi tecnici che apparissero favorevoli alla difesa devono essere confrontati con immagini, dichiarazioni e comportamento contestuale.
  • In Cassazione il sindacato sulla motivazione è limitato: la Suprema Corte non riformula valutazioni di merito, intervenendo solo se la motivazione è manifestamente illogica o contraddittoria.
  • La presenza di un consulente medico che indica una remota possibilità di decesso non impedisce la qualificazione del fatto come tentato omicidio se il giudice ritiene, sulla base di altri indici, sussistente l'intento omicidiario.
  • La parte civile può ottenere la liquidazione delle spese in Cassazione anche senza intervenire all'udienza pubblica, purché abbia effettivamente contribuito con atti scritti volti a difendere i propri interessi risarcitori.

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