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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9676/2024 del 06/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza del 12/06/2023 che aveva rigettato l'appello ex art. 310 c.p.p. avverso il provvedimento del 05/05/2023 con cui il G.U.P. di Alessandria aveva negato la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. Orlandi era gravemente indiziato di omicidio (art. 575 c.p.), incendio (art. 423 c.p.) e distruzione/sottrazione di cadavere (art. 411 c.p.), per fatti del 20/06/2022. La difesa ha prodotto una consulenza di parte (perito assicuratore Maschio) sostenendo che la Fiat Panda dell'indagato viaggiava a bassa velocità e pertanto i fatti potrebbero configurare un reato colposo anziché doloso; da ciò deriverebbe un minor pericolo di reiterazione e l'idoneità di misure meno afflittive. Si contestava inoltre che, alla luce della consulenza, potesse essere vinta la presunzione ai sensi dell'art. 275 c.p.p. e che la custodia cautelare fosse sproporzionata.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ritenuto che il ricorrente non abbia realmente confutato le motivazioni del Tribunale, e che la consulenza di parte non abbia considerato numerosi elementi fattuali determinanti (distanza tra veicolo e vittima al momento del rallentamento, tipo di terreno, tempi di reazione del pedone, tipologia dei veicoli, elementi relativi all'occultamento del cadavere e alla ritrattazione della confessione). Il Tribunale aveva già valutato l'inattendibilità della ritrattazione e l'insieme degli indizi a sostegno del dolo. Pertanto la custodia in carcere è stata ritenuta adeguata e necessaria in ragione della gravità concreta del fatto, delle modalità, dell'occultamento e della propensione a delinquere. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende; inoltre è stata disposta la trasmissione del provvedimento al direttore dell'istituto penitenziario ai sensi dell'art. 94 disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 575 cod. pen.

    Norma che disciplina l'omicidio; nel provvedimento è il titolo di reato di riferimento contestato e la Corte ha ritenuto la condotta potenzialmente configurabile come omicidio doloso alla luce degli elementi istruttori

  • art. 423 cod. pen.

    Norma sull'incendio: contestata l'azione di dar fuoco al veicolo contenente il corpo; utilizzata per descrivere la pluralità e la gravità dei reati contestati

  • art. 411 cod. pen.

    Riguarda la distruzione o sottrazione di cadavere; considerata nel giudizio come elemento aggravante e rilevante per la valutazione della pericolosità

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Disciplina i presupposti per le misure cautelari, in particolare il pericolo di reiterazione: la Corte ha richiamato che la valutazione deve basarsi sulle concrete modalità del fatto e sulla personalità dell'indagato (attualità e concretezza del pericolo)

  • art. 275 cod. proc. pen.

    Riguarda le presunzioni relative alla sussistenza di esigenze cautelari; il ricorrente invocava la possibilità di vincere la presunzione, ma la Corte ha ritenuto che non siano emersi elementi sufficienti per superarla

  • art. 292, comma 2, cod. proc. pen.

    Norma citata dalla difesa in relazione alla valutazione degli elementi indiziari e della gravità: la Corte ha ritenuto corretta l'istruttoria e la valutazione dei gravissimi indizi

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Regola l'appello contro le ordinanze in materia cautelare: il ricorso nasce da un procedimento ex art. 310 e la Corte ha esaminato la questione nell'ambito di tale rimedio

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese per i ricorsi in Cassazione: applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese e alla somma per la Cassa delle ammende

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Norma procedurale relativa alla comunicazione del provvedimento al direttore dell'istituto penitenziario in caso di detenuti; il provvedimento ne dispone l'inoltro

Massime di principio

  • Per la sostituzione di misure cautelari il giudice valuta le modalità concrete del fatto e la personalità dell'indagato: non conta solo il titolo astratto di reato ma la gravità del fatto nella sua concreta manifestazione.
  • Una consulenza di parte che isolatamente deduca una diversa dinamica (es. velocità ridotta) deve confrontarsi con tutti gli elementi della scena e non puo' di per sé ribaltare una valutazione che tiene conto di occultamento, confessione e altri indizi.
  • Per superare la presunzione di pericolosità (art. 275 c.p.p.) occorrono elementi concreti, specifici e convincenti: deduzioni generiche o non integrate nell'istruttoria processuale difficilmente bastano.
  • In Cassazione i vizi di motivazione che possono essere rilevati sono principalmente la mancata motivazione, la contraddittorietà o l'illogicità manifesta; la rinnovazione della stessa critica di fatto già esaminata in sede di merito è spesso inammissibile o manifestamente infondata.
  • La presenza di comportamenti successivi (occultamento, ritrattazioni inattendibili, indizi molteplici) influisce fortemente sulla valutazione del pericolo di reiterazione e sull'adeguatezza di misure meno afflittive.
  • Chi chiede la sostituzione della custodia ha l'onere di mostrare come la diversa qualificazione del fatto (doloso vs colposo) incida concretamente sull'attualità e sulla concretezza del pericolo di reiterazione.

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