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Sentenza

Sentenza n. 14204/2026 - Roma, Sezione 5Q

Per l'accertamento – previa tutela cautelare - del silenzio del MAECI. sulla richiesta di appuntamento per formalizzare l’istanza di visto d’ingresso per motivi di lavoro subordinato.

Giustizia amministrativa202605530

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: Silenzio del MAECI sulla richiesta di appuntamento per formalizzare le istanze di visto d'ingresso per lavoro subordinato

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

È stato proposto un ricorso collettivo ex art. 117 c.p.a. per l'accertamento del silenzio serbato dal MAECI sulla richiesta di appuntamento necessaria a formalizzare le domande di visto d'ingresso per lavoro subordinato relative a due cittadini pakistani. Il ricorso è stato promosso dal potenziale datore di lavoro italiano, che aveva richiesto e ottenuto dal competente Sportello unico per l'immigrazione i nulla osta nominativi al lavoro, insieme ai due cittadini stranieri destinatari del silenzio. Il MAECI ha eccepito il difetto di legittimazione del datore di lavoro e la mancanza della legalizzazione prescritta per le procure speciali alle liti dei cittadini stranieri. Il Collegio ha rilevato che il potenziale datore di lavoro è privo di legittimazione attiva a impugnare il silenzio relativo alla procedura di rilascio del visto, mentre le procure speciali dei due cittadini stranieri erano prive della legalizzazione richiesta dall'Adunanza Plenaria n. 11 del 2 ottobre 2025.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso inammissibile in rito. Ha ritenuto che il potenziale datore di lavoro non fosse legittimato ad agire contro il silenzio concernente le richieste di visto d'ingresso, essendo tale posizione riferibile ai cittadini stranieri che hanno richiesto i visti alla competente sede diplomatico-consolare. Quanto alle posizioni dei due cittadini stranieri, il Collegio ha rilevato la mancata legalizzazione delle procure speciali alle liti, in contrasto con quanto richiesto dall'Adunanza Plenaria n. 11 del 2 ottobre 2025. Le eccezioni erano state sollevate dalla difesa erariale. Le spese di lite sono state compensate in ragione della natura processuale della pronuncia.

Norme richiamate

  • art. 117 c.p.a.

    ricorso collettivo ex art 117 cpa

    La disposizione è richiamata quale base processuale dell'azione contro il silenzio della pubblica amministrazione.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'articolo 52, commi 1 e 2

    È richiamato quale fondamento dell'oscuramento delle generalità della parte interessata.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    e degli articoli 5 e 6 del Regolamento (UE) 2016/679

    Sono richiamati, insieme all'art. 52 d.lgs. 196/2003, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata mediante oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • Nel giudizio contro il silenzio relativo alla richiesta di visto d'ingresso, il potenziale datore di lavoro che abbia ottenuto il nulla osta al lavoro non è legittimato ad agire, poiché la posizione direttamente incisa dal silenzio è quella del cittadino straniero richiedente il visto.
  • Nel giudizio amministrativo promosso da cittadini stranieri, la procura speciale alle liti deve essere munita della legalizzazione richiesta dalla giurisprudenza dell'Adunanza Plenaria; la sua mancanza determina l'inammissibilità del ricorso, secondo quanto affermato nella decisione.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaGiurisdizione e ripartoLegittimazione e interesse a ricorrere
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiLegittimazione e interesse a ricorrerePrincipio di diritto dell'Adunanza plenaria

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