Sentenza n. 14204/2026 - Roma, Sezione 5Q
Per l'accertamento – previa tutela cautelare - del silenzio del MAECI. sulla richiesta di appuntamento per formalizzare l’istanza di visto d’ingresso per motivi di lavoro subordinato.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Silenzio del MAECI sulla richiesta di appuntamento per formalizzare le istanze di visto d'ingresso per lavoro subordinato
Esito
Favorevole al resistente (ministero)
Prevale l’amministrazione
La controversia
È stato proposto un ricorso collettivo ex art. 117 c.p.a. per l'accertamento del silenzio serbato dal MAECI sulla richiesta di appuntamento necessaria a formalizzare le domande di visto d'ingresso per lavoro subordinato relative a due cittadini pakistani. Il ricorso è stato promosso dal potenziale datore di lavoro italiano, che aveva richiesto e ottenuto dal competente Sportello unico per l'immigrazione i nulla osta nominativi al lavoro, insieme ai due cittadini stranieri destinatari del silenzio. Il MAECI ha eccepito il difetto di legittimazione del datore di lavoro e la mancanza della legalizzazione prescritta per le procure speciali alle liti dei cittadini stranieri. Il Collegio ha rilevato che il potenziale datore di lavoro è privo di legittimazione attiva a impugnare il silenzio relativo alla procedura di rilascio del visto, mentre le procure speciali dei due cittadini stranieri erano prive della legalizzazione richiesta dall'Adunanza Plenaria n. 11 del 2 ottobre 2025.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso inammissibile in rito. Ha ritenuto che il potenziale datore di lavoro non fosse legittimato ad agire contro il silenzio concernente le richieste di visto d'ingresso, essendo tale posizione riferibile ai cittadini stranieri che hanno richiesto i visti alla competente sede diplomatico-consolare. Quanto alle posizioni dei due cittadini stranieri, il Collegio ha rilevato la mancata legalizzazione delle procure speciali alle liti, in contrasto con quanto richiesto dall'Adunanza Plenaria n. 11 del 2 ottobre 2025. Le eccezioni erano state sollevate dalla difesa erariale. Le spese di lite sono state compensate in ragione della natura processuale della pronuncia.
Norme richiamate
art. 117 c.p.a.
ricorso collettivo ex art 117 cpa
La disposizione è richiamata quale base processuale dell'azione contro il silenzio della pubblica amministrazione.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'articolo 52, commi 1 e 2
È richiamato quale fondamento dell'oscuramento delle generalità della parte interessata.
artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679
e degli articoli 5 e 6 del Regolamento (UE) 2016/679
Sono richiamati, insieme all'art. 52 d.lgs. 196/2003, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata mediante oscuramento delle generalità.
Massime di principio
- Nel giudizio contro il silenzio relativo alla richiesta di visto d'ingresso, il potenziale datore di lavoro che abbia ottenuto il nulla osta al lavoro non è legittimato ad agire, poiché la posizione direttamente incisa dal silenzio è quella del cittadino straniero richiedente il visto.
- Nel giudizio amministrativo promosso da cittadini stranieri, la procura speciale alle liti deve essere munita della legalizzazione richiesta dalla giurisprudenza dell'Adunanza Plenaria; la sua mancanza determina l'inammissibilità del ricorso, secondo quanto affermato nella decisione.
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